Otroverso socialità

Ti è mai capitato di sentirti l’anima della festa per un’ora e quella dopo voler solo sparire in un buco nero con le tue cuffie? Se hai sempre pensato di essere un introverso "difettoso" o un estroverso a metà, fermati un secondo. La psicologia ha finalmente dato un nome a quello che provi: sei un otrovert.

Non è un’etichetta noiosa, ma la spiegazione scientifica al perché scegli con estrema cura con chi connetterti e quando chiudere la porta al mondo.

Indice

  1. Che vuol dire essere "Otroversi"?
  2. La solitudine come ricarica (non come punizione) 
  3. Una personalità fluida

Che vuol dire essere "Otroversi"?

Dimentica le vecchie categorie. Lo psichiatra Rami Kaminski ha coniato questo termine per descrivere chi non ha bisogno della "massa" per sentirsi a proprio agio.

L'otrovert, non sente l'obbligo di far parte a tutti i costi di una dinamica sociale. Brilla nelle conversazioni profonde, che durano ore, e prova un fastidio fisico davanti alle dinamiche di gruppo forzate. Kaminski li definisce "sofisticati e riflessivi". La guida è l'indipendenza di pensiero, non la necessità di conformarsi.

La solitudine come ricarica (non come punizione) 

Mentre gli altri postano storie di ogni serata affollata, l'otrovert preferisce un pomeriggio in camera a ricaricare le pile. Stare da soli non è "tristezza", ma pura strategia per recuperare energia.

Empatico e genuino: è alla ricerca di contatti autentici. La sua criptonite? I cambiamenti improvvisi e gli ambienti dove non si può scegliere con chi interagire.

Una personalità fluida

Essere un otrovert significa essere un camaleonte: muoversi tra introversione ed estroversione con una naturalezza che altri non hanno. Gli psicologi oggi confermano che non serve scegliere da che parte stare. La sensibilità e la capacità di osservare prima di agire sono veri superpoteri.

Quindi, la prossima volta che qualcuno ti chiede "perché non esci?", rispondi pure che stai solo gestendo la tua energia da otrovert.

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