
Migliorarsi non è certo una novità. Andare in palestra, curare la pelle, dormire meglio, vestirsi in modo più consapevole, studiare con metodo: sono tutte cose che esistono da sempre.
Solo che, per molto tempo, questa spinta a potenziarsi non ha avuto un nome preciso. Almeno fino a oggi.
Si chiama "Maxxing" ed è un termine che arriva dall’inglese “to max out”, cioè portare qualcosa al massimo livello. È lo stesso immaginario dei videogiochi: hai una statistica, una skill, un personaggio da potenziare, e provi a spingerlo il più in alto possibile.
Solo che, nel Maxxing, il personaggio sei tu. Il corpo, il viso, lo stile, il carisma, la produttività, la vita sociale: tutto può diventare qualcosa da ottimizzare. E infatti oggi sui social si parla di looksmaxxing, gymmaxxing, sleepmaxxing, proteinmaxxing, socialmaxxing, rizzmaxxing.
La logica è sempre la stessa: prendere un aspetto della propria vita e “maxarlo”, cioè migliorarlo al massimo. Una specie di glow up, non sempre però in positivo.
Indice
Da dove nasce il Maxxing
Per capire il fenomeno bisogna partire dal looksmaxxing, la sua versione più famosa. Con questa parola si indica il tentativo di “massimizzare” il proprio aspetto fisico per diventare più attraenti, soprattutto agli occhi degli altri.
Secondo la ricostruzione di Know Your Meme, il termine “looksmaxxing” circola almeno dal 2015 in forum online legati al cosiddetto “lookism”, cioè l’idea che l’aspetto fisico condizioni in modo fortissimo il valore sociale di una persona.
In particolare, il termine si è diffuso in ambienti maschili e incel, dove l’attrattività veniva spesso trattata come una sorta di punteggio da aumentare con ogni mezzo possibile.
Anche il suffisso “-maxxing” viene collegato al concetto di min-maxing, tipico del gaming: minimizzare i punti deboli e massimizzare quelli forti. Nelle community online, questa logica è stata poi applicata al corpo e allo status: non solo “migliorare”, ma “ottimizzare” ogni dettaglio come se la vita fosse una build da sistemare.
Poi è successo quello che succede spesso su internet: un linguaggio nato in spazi di nicchia è uscito dal suo contesto originario, è arrivato su Reddit, TikTok, Instagram, YouTube Shorts, ed è diventato molto più mainstream.
Oggi molte persone usano “maxxing” senza conoscere davvero le sue radici. Per alcuni è solo un modo ironico per dire “mi sto prendendo cura di me”; per altri, invece, resta legato a una visione più rigida, competitiva e tossica dell’aspetto fisico.
Come si declina il Maxxing
La forma più nota resta il looksmaxxing, cioè tutto ciò che riguarda l’aspetto fisico. Qui dentro possono finire pratiche molto diverse: taglio di capelli, skincare, palestra, cura dei denti, postura, alimentazione, stile personale.
Questa parte viene spesso chiamata softmaxxing, cioè la versione più “soft” e meno estrema del trend.
Il problema nasce quando si passa all’hardmaxxing, cioè all’idea di modificare il proprio aspetto in modo aggressivo o rischioso: interventi invasivi, pratiche fai-da-te, uso non controllato di sostanze, digiuni estremi, tecniche senza basi scientifiche o addirittura autolesive.
In alcune community vengono citate pratiche come il “bone smashing”, cioè colpirsi il volto nella convinzione di rimodellare le ossa, o il “mewing”, venduto online come metodo per cambiare la forma della mascella.
Poi c’è il gymmaxxing, che sposta il focus sul corpo: allenamento, massa muscolare, definizione, alimentazione, integratori. Anche qui il confine è sottile: allenarsi può essere una cosa positiva, ma se tutto diventa controllo, confronto e ossessione per il risultato, il rischio è che il benessere passi in secondo piano.
Un’altra declinazione è il healthmaxxing o sleepmaxxing, dove l’obiettivo è ottimizzare salute, sonno, alimentazione, energia. In teoria è la parte più “sana” del fenomeno: dormire meglio, mangiare meglio, muoversi di più.
Ma anche qui il linguaggio del massimo può trasformare perfino il riposo in una prestazione da monitorare.
Ci sono poi forme più sociali e comportamentali, come rizzmaxxing o socialmaxxing: migliorare il modo in cui si parla, ci si presenta, si flirta, si fa networking, si sta in gruppo. In pratica: allenare il carisma come se fosse una skill.
Anche qui, non tutto è negativo. Imparare a comunicare meglio può essere utile. Ma se ogni relazione diventa una strategia, anche la spontaneità rischia di sparire.
Infine, il suffisso “maxxing” ormai viene usato anche in modo ironico o meme: c’è chi parla di “cozymaxxing” per indicare il massimo livello di comfort, “studymaxxing” per lo studio, “moneymaxxing” per i soldi, “personalitymaxxing” per il carattere.
Il trend si è allargato così tanto che spesso non indica più una pratica specifica, ma un modo di pensare: tutto può essere misurato e, chiaramente, migliorato.
Perché è diventato virale
Il Maxxing è virale perché funziona benissimo con i meccanismi dei social. Prima di tutto perché promette trasformazione.
Cosa che online piace tantissimo: prima/dopo, glow up, routine, “cose che ti stanno rovinando la faccia”, “errori che fai senza saperlo”, “come migliorare in 30 giorni”. Sono tra i contenuti più fruiti perché immediati, facili da capire e condividere.
In più, il Maxxing dà una sensazione molto forte: quella di poter controllare qualcosa. In una fase della vita in cui tutto sembra incerto - scuola, università, lavoro, relazioni, futuro - l’idea di poter almeno “ottimizzare” il proprio corpo, la propria immagine o le proprie abitudini può sembrare rassicurante.
C’è poi un altro elemento: il Maxxing parla spesso ai ragazzi e ai giovani uomini, cioè a un pubblico che per anni è stato meno coinvolto apertamente nei discorsi su beauty, skincare e body image.
Il looksmaxxing ha reso “accettabile” parlare di creme, capelli, mascella, palestra, abbigliamento e insicurezze maschili, ma lo ha fatto usando un linguaggio da performance: non “mi prendo cura di me”, ma “devo diventare più competitivo”.
La linea sottile tra pratica "toxic" e il prendersi cura di sé
Sarebbe troppo semplice liquidare il Maxxing come “trend tossico” e basta. In alcuni casi può anche funzionare come spinta positiva. Una persona inizia a dormire meglio, a fare attività fisica, a curare l’igiene, a vestirsi in modo più adatto a sé, a sentirsi più sicura.
Se il punto è stare meglio nel proprio corpo e nella propria vita, non c’è nulla di sbagliato.
Anzi, per alcuni ragazzi il looksmaxxing ha aperto uno spazio per parlare di insicurezze che spesso vengono ignorate.
Il Maxxing diventa rischioso quando ti convince che ogni parte di te sia un difetto da correggere. La pelle, il naso, la mascella, l’altezza, i capelli, il corpo, il modo in cui parli, il modo in cui cammini, perfino il modo in cui dormi. Tutto viene analizzato, giudicato, trasformato in punteggio.
È qui che il trend mostra il suo lato più pericoloso: l’idea che il valore di una persona dipenda da quanto riesce a migliorarsi per piacere agli altri.
Secondo Healthline, trend come looksmaxxing, softmaxxing e hardmaxxing possono alimentare ansia, dismorfia corporea, disturbi alimentari e comportamenti autolesivi, soprattutto quando colpiscono adolescenti e giovani uomini già vulnerabili rispetto al proprio aspetto.