
L’Italia si prepara al cambio d’ora del 29 marzo, ma questa potrebbe essere l'ultima volta. Sì, perché alla Camera dei deputati è ufficialmente partito l'iter per rendere l'ora legale permanente su tutto il territorio nazionale.
La commissione Attività produttive ha dato il via libera a un'indagine conoscitiva per valutare benefici economici, energetici e ambientali di una scelta che metterebbe fine allo spostamento delle lancette due volte l'anno.
Indice
Un'indagine per il futuro energetico del Paese
L'iniziativa, nata su impulso della Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale) e di Consumerismo No Profit, punta a raccogliere dati oggettivi entro il 30 giugno.
L'obiettivo è di fornire a Parlamento e Governo un quadro aggiornato per decidere se avviare una fase sperimentale già dal prossimo autunno.
Sotto la lente d'ingrandimento ci sono i vantaggi per il comparto produttivo e la competitività economica dell'Italia, analizzando se la luce naturale extra possa davvero dare una marcia in più al Paese.
Il tesoretto dei consumi: miliardi risparmiati e meno CO2
I numeri portati a sostegno della proposta sono impressionanti. Secondo i dati Terna, tra il 2004 e il 2025 l'ora legale ha permesso un risparmio di oltre 12 miliardi di kWh, traducendosi in un taglio delle bollette per i cittadini pari a circa 2,3 miliardi di euro.
E non sarebbe solo una questione di portafoglio: la Sima sottolinea che mantenere l'ora legale tutto l'anno ridurrebbe le emissioni di CO2 tra le 160mila e le 200mila tonnellate, un impatto ecologico paragonabile alla piantumazione di milioni di nuovi alberi.
L'Europa resta al palo, l'Italia prova a correre
Nonostante nel 2018 l'84% dei cittadini europei si fosse detto favorevole all'abolizione del cambio d'ora, la direttiva dell'UE è rimasta incagliata tra le pastoie della burocrazia e le divergenze tra gli Stati membri, aggravate dalla pandemia.
L'Italia sembra ora intenzionata a procedere autonomamente, facendo leva su tre ricerche europee che confermano come un sistema unico annuale favorirebbe il mercato interno e i trasporti, eliminando i disagi psicofisici legati al cambio stagionale.
Prossima fermata: le audizioni a Montecitorio
Il calendario è serrato. Nelle prossime settimane sfileranno in Commissione i protagonisti del sistema Paese: da Confindustria a Confcommercio, passando per esperti accademici, autorità indipendenti e associazioni dei consumatori.
Questo confronto servirà a pesare non solo i risparmi energetici, ma anche l'eventuale aumento della produttività e il benessere dei lavoratori.
Se l'indagine si chiuderà positivamente entro fine giugno, il prossimo ottobre potremmo restare fermi dove siamo, senza più toccare l'orologio.
Ora legale contro ora solare: le differenze tecniche
La distinzione tra i due sistemi risponde a precise esigenze di sfruttamento della luce naturale durante l'anno.
-
L'ora solare: è il fuso orario naturale del nostro Paese (tecnicamente definito come UTC+1). È in vigore durante i mesi invernali, dall'ultima domenica di ottobre all'ultima domenica di marzo. In questo periodo, il sole sorge e tramonta prima, adattandosi alla minore durata delle giornate.
-
L'ora legale: è una convenzione adottata per "allungare" artificialmente le giornate durante la primavera e l'estate (spostando il fuso a UTC+2). Spostando le lancette avanti di un'ora, la luce solare viene "trascinata" verso la fascia serale. Invece di avere luce alle 4:30 del mattino (quando la maggior parte della popolazione dorme), la si sfrutta alle 20:30, riducendo drasticamente l'uso dell'illuminazione artificiale.
In sintesi, l'ora solare mette al centro il mezzogiorno astronomico (il sole allo zenit), mentre l'ora legale mette al centro il risparmio energetico e le attività umane.