Orologi

L’Italia si prepara al cambio d’ora del 29 marzo, ma questa potrebbe essere l'ultima volta. Sì, perché alla Camera dei deputati è ufficialmente partito l'iter per rendere l'ora legale permanente su tutto il territorio nazionale. 

La commissione Attività produttive ha dato il via libera a un'indagine conoscitiva per valutare benefici economici, energetici e ambientali di una scelta che metterebbe fine allo spostamento delle lancette due volte l'anno.

Indice

  1. Un'indagine per il futuro energetico del Paese
  2. Il tesoretto dei consumi: miliardi risparmiati e meno CO2
  3. L'Europa resta al palo, l'Italia prova a correre
  4. Prossima fermata: le audizioni a Montecitorio
  5. Ora legale contro ora solare: le differenze tecniche

Un'indagine per il futuro energetico del Paese

L'iniziativa, nata su impulso della Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale) e di Consumerismo No Profit, punta a raccogliere dati oggettivi entro il 30 giugno

L'obiettivo è di fornire a Parlamento e Governo un quadro aggiornato per decidere se avviare una fase sperimentale già dal prossimo autunno. 

Sotto la lente d'ingrandimento ci sono i vantaggi per il comparto produttivo e la competitività economica dell'Italia, analizzando se la luce naturale extra possa davvero dare una marcia in più al Paese.

Il tesoretto dei consumi: miliardi risparmiati e meno CO2

I numeri portati a sostegno della proposta sono impressionanti. Secondo i dati Terna, tra il 2004 e il 2025 l'ora legale ha permesso un risparmio di oltre 12 miliardi di kWh, traducendosi in un taglio delle bollette per i cittadini pari a circa 2,3 miliardi di euro

E non sarebbe solo una questione di portafoglio: la Sima sottolinea che mantenere l'ora legale tutto l'anno ridurrebbe le emissioni di CO2 tra le 160mila e le 200mila tonnellate, un impatto ecologico paragonabile alla piantumazione di milioni di nuovi alberi.

L'Europa resta al palo, l'Italia prova a correre

Nonostante nel 2018 l'84% dei cittadini europei si fosse detto favorevole all'abolizione del cambio d'ora, la direttiva dell'UE è rimasta incagliata tra le pastoie della burocrazia e le divergenze tra gli Stati membri, aggravate dalla pandemia. 

L'Italia sembra ora intenzionata a procedere autonomamente, facendo leva su tre ricerche europee che confermano come un sistema unico annuale favorirebbe il mercato interno e i trasporti, eliminando i disagi psicofisici legati al cambio stagionale.

Prossima fermata: le audizioni a Montecitorio

Il calendario è serrato. Nelle prossime settimane sfileranno in Commissione i protagonisti del sistema Paese: da Confindustria a Confcommercio, passando per esperti accademici, autorità indipendenti e associazioni dei consumatori. 

Questo confronto servirà a pesare non solo i risparmi energetici, ma anche l'eventuale aumento della produttività e il benessere dei lavoratori. 

Se l'indagine si chiuderà positivamente entro fine giugno, il prossimo ottobre potremmo restare fermi dove siamo, senza più toccare l'orologio.

Ora legale contro ora solare: le differenze tecniche

La distinzione tra i due sistemi risponde a precise esigenze di sfruttamento della luce naturale durante l'anno.

  • L'ora solare: è il fuso orario naturale del nostro Paese (tecnicamente definito come UTC+1). È in vigore durante i mesi invernali, dall'ultima domenica di ottobre all'ultima domenica di marzo. In questo periodo, il sole sorge e tramonta prima, adattandosi alla minore durata delle giornate.

  • L'ora legale: è una convenzione adottata per "allungare" artificialmente le giornate durante la primavera e l'estate (spostando il fuso a UTC+2). Spostando le lancette avanti di un'ora, la luce solare viene "trascinata" verso la fascia serale. Invece di avere luce alle 4:30 del mattino (quando la maggior parte della popolazione dorme), la si sfrutta alle 20:30, riducendo drasticamente l'uso dell'illuminazione artificiale.

In sintesi, l'ora solare mette al centro il mezzogiorno astronomico (il sole allo zenit), mentre l'ora legale mette al centro il risparmio energetico e le attività umane.

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