pier paolo pasolini

Cinquantuno anni, una condanna definitiva e una domanda che ancora oggi non ha trovato una risposta capace di mettere tutti d'accordo: chi uccise davvero Pier Paolo Pasolini?

Era la notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 quando lo scrittore, poeta e regista venne assassinato all'Idroscalo di Ostia, alle porte di Roma. Da allora, la sua morte è rimasta uno dei casi più discussi della cronaca italiana, tra ricostruzioni contrastanti, nuovi elementi investigativi e ripetute richieste di riaprire le indagini.

Adesso, proprio nel giorno del 51esimo anniversario dell'omicidio, arriva una svolta: la Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo, affidato alla sostituta procuratrice Silvia Santucci, dopo un esposto presentato dall'avvocato Stefano Maccioni.

Tra gli elementi che potrebbero contribuire a fare luce su quella notte c'è anche un testimone che, secondo quanto riferito dal legale, non sarebbe mai stato ascoltato dagli inquirenti. Ma a riaccendere i dubbi sulla ricostruzione giudiziaria sono anche accertamenti scientifici e immagini televisive dell'epoca.

Al centro rimane la figura di Giuseppe, detto Pino, Pelosi, l'unica persona condannata per il delitto. La domanda a cui si cerca di rispondere è soprattutto una: agì davvero da solo oppure all'Idroscalo erano presenti altre persone?

Indice

  1. La notte del 2 novembre 1975: cosa sappiamo dell'omicidio di Pasolini
  2. La Procura di Roma apre un nuovo fascicolo: l'indagine affidata a Silvia Santucci
  3. Pino Pelosi era davvero solo? Il dubbio che accompagna il caso da decenni
  4. Le indagini archiviate e le richieste respinte: perché il caso è stato riaperto soltanto oggi

La notte del 2 novembre 1975: cosa sappiamo dell'omicidio di Pasolini

Pier Paolo Pasolini aveva 53 anni quando venne ucciso nella notte tra sabato 1 e domenica 2 novembre 1975.

Il suo corpo fu ritrovato la mattina del 2 novembre in uno spiazzo dell'Idroscalo di Ostia, una zona alla periferia di Roma. Lo scrittore era stato vittima di una violenta aggressione: presentava numerose lesioni e sul corpo erano presenti anche i segni del passaggio di un'automobile.

Quella stessa notte era stato fermato Giuseppe Pino Pelosi, un ragazzo di 17 anni, sorpreso alla guida dell'Alfa Romeo appartenente a Pasolini. Pelosi finì rapidamente al centro delle indagini e fu successivamente condannato per l'omicidio.

La prima sentenza, pronunciata nel 1976, aveva però introdotto un elemento destinato a diventare cruciale: la responsabilità di Pelosi era stata riconosciuta in concorso con altre persone rimaste sconosciute.

Una ricostruzione modificata nei successivi gradi di giudizio. La Corte d'appello escluse infatti la partecipazione di complici, ritenendo Pelosi responsabile dell'omicidio senza il concorso di altri soggetti. La decisione fu poi confermata dalla Cassazione nel 1979.

Il caso, tuttavia, non smise di alimentare dubbi e interrogativi.

Nel corso degli anni emersero testimonianze, ricostruzioni alternative e contestazioni della versione processuale. Lo stesso Pelosi, che in seguito cambiò più volte racconto, arrivò a sostenere di non aver ucciso Pasolini e che all'aggressione avessero partecipato altre persone.

La Procura di Roma apre un nuovo fascicolo: l'indagine affidata a Silvia Santucci

A distanza di 51 anni, la vicenda torna dunque all'attenzione della magistratura. La Procura di Roma, negli uffici di piazzale Clodio, ha avviato un nuovo procedimento affidandolo alla sostituta procuratrice Silvia Santucci.

L'iniziativa nasce da un esposto depositato nelle scorse settimane dall'avvocato Stefano Maccioni, che in passato ha assistito Guido Mazzon, uno dei cugini di Pasolini, e attualmente rappresenta l'Ordine dei giornalisti del Lazio, il regista David Grieco e lo scrittore Giovanni Giovannetti.

Il legale ha accolto la decisione con soddisfazione, esprimendo la speranza che i nuovi accertamenti possano contribuire a chiarire gli aspetti ancora oscuri del delitto.

La richiesta originaria risale a novembre 2025, quando Maccioni aveva presentato un'istanza per tornare a indagare sull'omicidio. Il documento è stato poi integrato nel maggio 2026 con ulteriori elementi raccolti dalla difesa.

L'apertura del fascicolo rappresenta un passaggio significativo, soprattutto perché arriva dopo precedenti tentativi che non avevano ottenuto lo stesso risultato.

È importante, però, distinguere la decisione di svolgere nuove indagini da un'eventuale svolta giudiziaria: al momento non risultano accertate nuove responsabilità, né è possibile sapere se gli elementi raccolti consentiranno di ricostruire diversamente quanto accaduto.

Un nuovo testimone e le immagini della Rai: su cosa si concentrano gli accertamenti

Uno degli elementi più interessanti della nuova iniziativa riguarda la presenza di un testimone che, secondo la difesa, non sarebbe mai stato ascoltato prima. La richiesta di sentirlo è contenuta nell'integrazione depositata a maggio 2026 e potrebbe offrire agli investigatori nuove informazioni sulla notte dell'omicidio.

Non sono stati tuttavia resi noti pubblicamente né l'identità della persona né i dettagli di ciò che potrebbe riferire.

Accanto a questa possibile testimonianza, l'esposto richiama anche immagini provenienti dagli archivi della Rai, relative ai servizi televisivi trasmessi all'epoca del delitto.

Secondo quanto riferito dall'avvocato Maccioni, dalla loro analisi sarebbero emersi elementi che, letti insieme ai dati raccolti nel corso degli anni, meriterebbero nuovi approfondimenti.

Il legale sostiene inoltre che gli accertamenti scientifici effettuati su alcuni reperti abbiano messo in discussione la ricostruzione che attribuiva a Pelosi la responsabilità esclusiva dell'omicidio.

Il punto centrale riguarda quindi la possibile presenza di altre persone sulla scena del crimine.

Si tratta, per il momento, di elementi e interpretazioni sostenuti da chi ha chiesto la riapertura delle indagini, che dovranno essere valutati dalla magistratura. L'esistenza di ulteriori responsabili non può essere considerata un fatto già dimostrato.

Pino Pelosi era davvero solo? Il dubbio che accompagna il caso da decenni

La figura di Giuseppe Pelosi è rimasta al centro della vicenda giudiziaria fin dal 1975. All'epoca aveva soltanto 17 anni e venne fermato a bordo dell'automobile di Pasolini poche ore prima che il corpo dello scrittore fosse ritrovato.

La condanna definitiva lo individuò come responsabile dell'omicidio, ma negli anni successivi lo stesso Pelosi fornì versioni differenti dei fatti.

Particolarmente significativa fu la sua ritrattazione del 2005, quando, durante una trasmissione televisiva, dichiarò di non essere stato lui a uccidere Pasolini e sostenne che alla violenza avessero partecipato altre persone.

Da quel momento il dibattito pubblico sul caso si riaccese, alimentato anche dalle contestazioni avanzate da giornalisti, studiosi e legali che si sono occupati della vicenda.

Tra i punti discussi ci sono le modalità dell'aggressione, il numero degli eventuali partecipanti e l'interpretazione dei reperti esaminati nel corso delle successive indagini.

Negli anni sono state avanzate anche ipotesi su possibili moventi differenti da quelli ricostruiti nel processo. Nessuna di queste ricostruzioni alternative, tuttavia, ha portato finora all'accertamento giudiziario di nuove responsabilità.

Pelosi è morto nel 2017, senza che i numerosi interrogativi sollevati dopo la sua condanna trovassero una risposta definitiva. Le nuove indagini potrebbero ora tornare proprio sul tema della possibile partecipazione di altre persone al delitto.

Le indagini archiviate e le richieste respinte: perché il caso è stato riaperto soltanto oggi

Quello avviato nel 2026 non è il primo tentativo di approfondire nuovamente le circostanze dell'omicidio.

Nel marzo 2009 venne presentata una richiesta di riapertura delle indagini, che portò a ulteriori accertamenti. Il procedimento si concluse però con una nuova archiviazione nel 2015.

Negli anni successivi, l'avvocato Maccioni tornò a chiedere un riesame del caso. Nel 2016 e nel 2023 furono presentate due ulteriori istanze di riapertura, entrambe respinte dalla Procura di Roma.

Parallelamente, la vicenda arrivò anche in Parlamento, attraverso iniziative finalizzate all'istituzione di una Commissione d'inchiesta.

Tra il 2015 e il 2016 i parlamentari Serena Pellegrino e Paolo Bolognesi presentarono proposte per avviare un'indagine parlamentare sulla morte di Pasolini, sostenute anche da una raccolta di circa 11mila firme.

Nel 2023 fu la senatrice Ilaria Cucchi a riproporre la richiesta di una Commissione parlamentare d'inchiesta, senza che si arrivasse alla sua istituzione. La differenza, questa volta, è che l'esposto presentato nel 2025 e integrato nel maggio 2026 ha portato la Procura ad aprire un nuovo fascicolo.

Resta ora da comprendere quali accertamenti verranno disposti e se le informazioni raccolte permetteranno di compiere passi avanti rispetto alle precedenti indagini.

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