Un neonato salvato in aereo a 10 mila metri d'altezza è la storia a lieto fine che sta facendo il giro del web. Un bimbo di appena 13 mesi ha smesso di respirare su un volo Ryanair decollato da Bergamo e diretto a Marrakech: a evitargli il peggio sono stati due passeggeri speciali, due giovani infermieri italiani in vacanza.
Tutto è bene quel che dla loro denuncia fa riflettere sulla sicurezza a bordo.
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Il miracolo ad alta quota: chi sono i due eroi
A bordo di quel volo c'erano Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, marito e moglie, ma soprattutto infermieri del pronto soccorso e del Suem 118 dell'Ulss 8 di Vicenza.
A circa mezz'ora dall'atterraggio in Marocco, la situazione è precipitata: il piccolo ha avuto delle convulsioni febbrili che gli hanno bloccato le vie aeree. Quando i due infermieri si sono fiondati nel corridoio della cabina, il neonato era già cianotico e in arresto respiratorio.
Rianimazione nel corridoio e kit d'emergenza "inadeguato"
I due professionisti non hanno perso un secondo e hanno iniziato le manovre di rianimazione cardiopolmonare nello spazio strettissimo tra i sedili. Le attrezzature di pronto soccorso disponibili sull'aereo si sono rivelate un vero e proprio ostacolo.
I due infermieri hanno dovuto fare tutto "a mani nude", praticando il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca perché i presidi medici di bordo erano incompleti.
La denuncia a Ryanair
Grazie al sangue freddo di Riccardo e Ilaria, il cuore del piccolo ha ricominciato a battere. Appena atterrati a Marrakech, il bimbo è stato affidato all'ambulanza e ora sta bene.
La vicenda però non finisce qui. Una volta sbarcati, i due infermieri vicentini hanno inviato una segnalazione ufficiale a Ryanair, chiedendo controlli molto più severi sulle dotazioni mediche di bordo. Al momento, dalla compagnia aerea non è ancora arrivata nessuna replica o ringraziamento.
In caso di emergenza in aereo...
Per legge, gli aerei di linea devono avere a bordo kit di pronto soccorso per le emergenze comuni e, nella quasi totalità dei voli commerciali, un defibrillatore (DAE) obbligatorio in base alle rotte o alle normative internazionali.
Gli assistenti di volo sono addestrati al primo soccorso e al CPR (rianimazione cardiopolmonare). Davanti a casi critici come un arresto cardiaco, però, la presenza di medici o infermieri tra i passeggeri può fare la differenza tra la vita e la morte.