
L’Egitto ha scritto una pagina storica ai Mondiali 2026. Con il 3-1 contro la Nuova Zelanda, la nazionale dei Faraoni ha conquistato la sua prima vittoria di sempre in una fase finale della Coppa del Mondo.
Una serata da incorniciare per il calcio egiziano, resa ancora più speciale dai gol di Mostafa Ziko, Mohamed Salah e Trezeguet. Ma proprio qui arriva la curiosità: due dei marcatori, Ziko e Trezeguet, non si chiamano davvero così.
In Egitto è abbastanza comune che i giovani calciatori ricevano, già durante gli anni delle giovanili, soprannomi ispirati a grandi campioni del passato.
Nomi che nascono quasi per gioco, magari per una somiglianza fisica, un modo di giocare o una battuta dell’allenatore, ma che poi possono restare addosso per tutta la carriera.
Così, al Mondiale 2026, il nome di Trezeguet è tornato su un tabellino della Coppa del Mondo. Solo che questa volta non si trattava dell’ex attaccante della Francia e della Juventus.
E, allo stesso tempo, lo Ziko che compare sul tabellino marcatori non si riferisce ad Arthur Antunes Coimbra, uno dei più grandi calciatori brasiliani della storia.
Indice
Perché Mahmoud Hassan si fa chiamare Trezeguet
Il Trezeguet dell’Egitto si chiama in realtà Mahmoud Hassan. È un esterno offensivo, uno dei giocatori più esperti della nazionale egiziana, e il suo soprannome nasce quando era ancora nelle giovanili dell’Al Ahly.
A darglielo fu il tecnico Badr Ragab, colpito dalla somiglianza con David Trezeguet. Non solo nell’aspetto, ma anche in alcuni movimenti da attaccante: gioco aereo, inserimenti, gol segnati in modo simile. Un paragone nato sul campo, quindi, e poi diventato il suo nome calcistico.
Col tempo il soprannome ha superato il confine dello spogliatoio. Oggi molti tifosi lo conoscono direttamente come Trezeguet, tanto che il nome compare anche nel modo in cui viene identificato nel calcio internazionale.
Ziko, il “piccolo Zico” diventato nome da Mondiale
Anche Mostafa Ziko non si chiama davvero Ziko. Il suo nome completo è Mostafa Mohamed Zaki Abdelraouf, ma nel calcio è conosciuto con un soprannome che richiama chiaramente Zico, la leggenda brasiliana.
In questo caso, però, la storia parte dalla famiglia. Il fratello maggiore Abdel-Raouf veniva già chiamato Zico, sia per l’assonanza con Zaky sia per l’ammirazione verso il fuoriclasse brasiliano.
Quando Mostafa ha iniziato a giocare, gli allenatori hanno continuato sulla stessa linea e hanno cominciato a chiamarlo “piccolo Zico”. Con il tempo, il soprannome si è modificato in Ziko ed è diventato il nome con cui il giocatore è arrivato fino alla nazionale.
Dunga e gli altri
Trezeguet e Ziko non sono gli unici. Nella rosa egiziana c’è anche Nabil Emad, conosciuto da tutti come Dunga, in omaggio al centrocampista brasiliano campione del mondo nel 1994.
Il soprannome nacque agli inizi della carriera, quando Nabil giocava in seconda divisione. Un dirigente che lo aveva notato lo associò a Dunga perché giocava nello stesso ruolo e aveva caratteristiche simili: centrocampista difensivo, ordinato, solido, più sostanza che effetti speciali.
E poi ci sono altri esempi nel calcio egiziano: Karim Walid, conosciuto come Karim Nedved, oppure Ahmed Ramadan, chiamato “Beckham”.
Perché in Egitto i soprannomi contano così tanto
Nel calcio egiziano il soprannome, o laqab, è molto più di una battuta. Serve a distinguersi, a farsi ricordare, anche perché molti nomi sono molto diffusi: Mohamed, Mahmoud, Ahmed. Avere un soprannome riconoscibile può aiutare un giovane talento a emergere, prima nello spogliatoio e poi tra i tifosi.
A volte il soprannome nasce da un grande campione internazionale. Altre volte da una caratteristica fisica, da un gesto tecnico, da un modo di correre, da una somiglianza o da un episodio. Alcuni restano informali, altri finiscono direttamente sulle maglie e nei tabellini.