Minerva, screen dal trailer

Prendete Mare Fuori e invertite la prospettiva (non a caso, dietro la macchina da presa c'è Ivan Silvestrini, già regista della serie cult ambientata all'IPM), aggiungete un po' de Il Collegio e trasformatelo in fiction. Mettete anche un pizzico di Élite e di Skam e insaporite il tutto con gli ingredienti tipici del teen drama: dagli amori agli eccessi, dall'amicizia ai tradimenti. Senza dimenticare gli elementi alla base di una serie che deve tenere incollati allo schermo: l'intrigo, il mistero, i segreti, gli intrecci pericolosi.

Ecco a voi la ricetta del nuovo titolo destinato alla GenZ (ma, forse, soprattutto agli adulti che gli gravitano attorno): “Minerva - La Scuola”, la nuova serie in 8 episodi disponibile solo su Netflix dal 22 settembre.

Stavolta siamo in un liceo militare di Napoli, un mondo che sembra appartenere a un'altra epoca. Qui si concentrano le vicende di un gruppo di adolescenti costretti a fare i conti con un ambiente dove l'errore si paga a caro prezzo.

Indice

  1. Sveglia all'alba e niente smartphone: benvenuti al Minerva
  2. Le matricole: tre mondi diversi, un unico mistero
  3. Tra veterani inflessibili e "infiltrati" ribelli
  4. Oltre la divisa: nonnismo, amori e la fluidità della GenZ
  5. Lo scontro generazionale: GenZ contro adulti

Sveglia all'alba e niente smartphone: benvenuti al Minerva

Dimenticate, dunque, la classica vita da liceali. Al “Minerva” le regole sono chiare e spietate: sveglia all'alba per l’ispezione e la cerimonia dell'alzabandiera, divieto assoluto di usare i cellulari - se non per pochi minuti al giorno - e di indossare abiti civili, anche fuori dalla scuola.

Le materie di studio, poi, non si limitano a quelle tradizionali, ma includono lezioni di scherma e tattica militare. E le storie d'amore? Rigorosamente proibite (in teoria).

In questa piccola "società disciplinare", il culto del rigore e della performance sono però destinati a scontrarsi con la naturale tendenza degli adolescenti alla ribellione e alla ricerca della propria identità.

Le matricole: tre mondi diversi, un unico mistero

A guidarci nella scuola - ambienta nei i meravigliosi spazi della Reggia di Portici e nei sotterranei di Villa Campolieto (a Ercolano) - sono tre "matricole" del primo anno, profondamente diverse tra loro:

  • Salvo (Ciro Minopoli) - Uno "scugnizzo" cresciuto in una casa famiglia. Non è lì per vocazione, ma per indagare: vuole scoprire la verità sulla misteriosa scomparsa del suo migliore amico, Francesco, svanito nel nulla l'anno precedente proprio mentre frequentava il Minerva.

  • Vincenzo (Biagio Venditti) - Ragazzo romano brillante e geniale, figlio di un militare d'alto rango, il cui unico sogno è emulare la carriera del padre.

  • Camilla (Margherita Buoncristiani) - Una ragazza milanese, viziata ed egocentrica, spedita al liceo militare dal ricco padre come punizione, nel tentativo di "raddrizzarla".

È proprio la linea mystery legata alla sparizione di Francesco – presenza "fantasma" ma fondamentale per la trama, descritto come un ragazzo sensibile e ottimista – a trasformare la serie in qualcosa di più di un semplice school drama, sollevando ombre sulle reali dinamiche interne alla scuola.

Tra veterani inflessibili e "infiltrati" ribelli

A fare da contraltare all'ingenuità delle matricole ci sono gli "anziani" del terzo anno. Tra loro spicca Diego, la vera stella della scuola, pronto a tutto pur di compiacere suo padre (il Comandante dell'istituto), ma destinato a veder crollare le proprie certezze di fronte a dolorosi segreti del passato.

Al suo fianco troviamo Rachele, ossessionata dalla perfezione per onorare la memoria del padre pilota morto in missione, e Max, spietato e irriverente con i nuovi arrivati, convinto che nascondere le proprie emozioni sia l'unico modo per sopravvivere.

Fuori dalle gerarchie, ma fisicamente intrappolata nel liceo, c'è invece Paola, la figlia minore del Comandante: riottosa, ribelle e insofferente all'ideologia militare, è stata costretta dal padre a studiare lì dentro per imparare la disciplina. Per lei il Minerva è una prigione, ma diventerà anche il luogo dove scoprire l'amore e se stessa.

Oltre la divisa: nonnismo, amori e la fluidità della GenZ

Ma se l'istituzione militare punta ad annullare l'individuo in favore dello "spirito di corpo", la natura della Generazione Z bussa prepotentemente alle porte delle camerate. Minerva mette, infatti, in scena un cortocircuito affascinante: da una parte le regole, dall'altra l'esplosione ormonale ed emotiva tipica della tarda adolescenza.

Le relazioni sentimentali, seppur formalmente vietate dal regolamento, sbocciano di nascosto, intrecciando amori non corrisposti, tradimenti e passioni brucianti.

La serie esplora anche l'incomunicabilità e il bisogno di essere visti, portando ragazzi abituati a una società liquida e alla fluidità - di genere, di pensiero, di identità - a doversi scontrare con un ambiente rigidamente binario, patriarcale e iper-mascolinizzato.

Non mancano le derive tossiche di questo sistema: l'addestramento estremo spinge lo spirito di cameratismo fino al confine pericoloso del nonnismo, dove il rispetto per le gerarchie si trasforma in abuso di potere da parte dei veterani sulle matricole.

Lo scontro generazionale: GenZ contro adulti

Proprio per tutti questi motivi, i loro adulti di riferimento - gli ufficiali e i professori civili che “governano” la scuola - sono chiamati a formare e tenere a bada queste giovani menti. Ma, a loro volta, devono fare i conti con i propri demoni e compromessi morali.

A rappresentarli, un cast d'eccezione: troviamo Massimiliano Gallo nei panni di Achille Giordano, il Comandante della scuola, uomo autorevole e maniaco del controllo, e Cristiana Capotondi nel ruolo di Laura Canali, un'insegnante civile di Storia e Filosofia profondamente scettica verso i valori militari, capace però di instaurare un vero dialogo con i ragazzi. Nel cast figurano anche attori del calibro di Irene Maiorino, Raiz e Michele Rosiello.

Portati al limite fisico ed emotivo, gli allievi del Minerva scopriranno lati inaspettati di sé stessi. E capiranno, a proprie spese, che crescere a volte significa scontrarsi con le proprie illusioni.

 

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
L’arte della trattativa spiegata da un negoziatore di ostaggi #Sapevatelo

Come gestire i "conflitti": nel nuovo episodio di #Sapevatelo Michael Tsur spiega perché negoziare significa capire l’altro, non semplicemente ottenere ciò che vuoi

Guarda il video