Mariana D'Amico nella clip di Un Vip in Convento

Dopo tre giorni nel Monastero di Sant'Anna, Mariana D'Amico ha capito che fermarsi può aiutare a ritrovare se stessi e a lasciare andare il controllo. L'agente immobiliare milanese, volto di Casa a prima vista su Real Time, ha vissuto con le monache di Bastia Umbra, quelle de La cucina delle monache, il programma di Food Network.

L'esperienza è diventata lo speciale Un vip in convento, in onda mercoledì 4 novembre alle 21:30 su Real Time e in streaming su discovery+. Ad accoglierla c'erano la badessa madre Noemi, suor Miriam, suor Debora e suor Eleonora. Mariana ne ha parlato in due interviste, a FqMagazine e a 'Fanpage'.

Indice

  1. Il silenzio come spazio per se stessa
  2. Sveglia alle 5 e telefono consegnato
  3. Orto, uova e cucina per rallentare la mente
  4. In sacrestia cade la maschera della donna che gestisce tutto
  5. Le monache felici e la storia di suor Miriam

Il silenzio come spazio per se stessa

La prima lezione del convento è arrivata dal silenzio. Mariana è partita con curiosità ma anche, ammette lei stessa, con qualche pregiudizio: si immaginava un mondo fatto di regole, silenzio e rinunce. Ha trovato invece "umanità, sorrisi, accoglienza e soprattutto tanta profondità".

All'inizio però quel silenzio pesava, e parecchio. "Quando sei abituata a riempire ogni momento della giornata, il silenzio ti mette davanti a qualcosa che spesso eviti: te stessa", ha raccontato a FqMagazine. "Poi ho capito che quel silenzio non era vuoto, ma uno spazio".

Il convento, insomma, si è rivelato meno lontano del previsto. "Pensavo di entrare in un luogo lontano dalla mia quotidianità, invece ho trovato uno spazio in cui avvicinarmi a me stessa", ha spiegato.

Sveglia alle 5 e telefono consegnato

Il momento in cui ha pensato "qui è un altro mondo" ha un orario preciso. Sveglia alle 5, alle 5:30 l'ufficio delle letture, alle 6:25 le lodi e la colazione non prima delle 8:30. "Pensare alla preghiera come prima volontà che viene prima di ogni bisogno e dovere", ha detto. La giornata delle monache conta sette momenti liturgici, più un sacco di attività.

C'è poi la questione telefono. È stata la produttrice Tiziana Martinengo a consigliarle di staccarlo per vivere l'esperienza fino in fondo. "L'ho consegnato a Madre Noemi Scarpa e mi sono detta: 'Ok, adesso stai perdendo il controllo della tua vita, ma prendi il controllo di te stessa'", ha raccontato a 'Fanpage'.

Non è filato tutto liscio. "Il primo giorno avevo l'adrenalina addosso. Il secondo giorno, nel pomeriggio, ero in down, non solo perché non avevo il telefono ma anche perché non ero dentro il mio mondo", ha ammesso. "Sono una persona molto controllante, quindi mi innervosivo".

Alla fine il bilancio è cambiato: "Oggi posso dire che uscire dal solito ritmo è bello". Il segno però è rimasto a lungo: "Ci ho messo almeno venti giorni per riprendermi".

Ti suona familiare l'idea di riempire ogni pausa, magari scrollando il telefono? Anche a lei mancava proprio quello. Più dello smartphone, però, le mancava "la sensazione di essere sempre raggiungibile, di sapere cosa succedeva fuori". La scoperta è stata semplice: "Il mondo continua ad andare avanti anche quando non controlliamo continuamente cosa sta succedendo!"

Orto, uova e cucina per rallentare la mente

Tra preghiera, orto e fornelli, Mariana ha scoperto dove si sentiva più a suo agio. "Quando lavori con le mani, quando ti prendi cura di qualcosa, la mente rallenta", ha detto, definendo le attività manuali "qualcosa di terapeutico". Le succede anche quando disegna: ha studiato Arte.

La preghiera, invece, l'ha messa più alla prova. Richiede ascolto e concentrazione di un tipo diverso da quello a cui è abituata, e proprio per questo l'ha trovata un'esperienza interessante.

La cucina non è il suo posto preferito, lo dice senza filtri: "Io non ho molta pazienza in cucina". Con le monache però ha trovato una dimensione nuova, fatta di condivisione, pazienza e collaborazione. "Cucinare non come un'attività da sbrigare, ma come un gesto d'amore", ha raccontato.

Ogni compito aveva un peso concreto per tutta la comunità. Mariana ha parlato del "piacere delle cose semplici" e dei gesti che servono a sostenersi, come raccogliere le uova o cucinare, "altrimenti la comunità non mangia".

In sacrestia cade la maschera della donna che gestisce tutto

Il momento più intimo dello speciale è un incontro in sacrestia, dove Mariana si è aperta completamente. Il motivo, spiega, è stato sentirsi ascoltata senza essere giudicata. "In quel momento ho sentito che potevo semplicemente essere Mariana, senza dover interpretare nessuna parte".

Quale maschera ha lasciato tra quelle mura? "Forse la maschera della donna che riesce sempre a gestire tutto", ha risposto. Quella che deve essere forte, organizzata, presente, sorridente e che non può permettersi di fermarsi, soprattutto quando lavori esposta al pubblico.

Su quella forza pesa l'esempio della madre. "Da lei ho imparato il valore della forza, della determinazione, del non arrendersi davanti alle difficoltà", ha detto. Crescendo, però, ha capito che "essere forti non significa non avere fragilità".

Mariana è mamma di due figli adolescenti e definisce l'equilibrio con il lavoro "un equilibrio che si costruisce ogni giorno". Dal convento si è portata a casa una riflessione: "Non dobbiamo necessariamente essere perfette in tutto. Dobbiamo esserci, con amore e autenticità".

Le monache felici e la storia di suor Miriam

Delle monache l'ha colpita soprattutto la serenità nel raccontarsi. "Dietro ogni scelta così radicale c'è una donna, con i suoi desideri, le sue paure, le sue domande e il suo vissuto", ha spiegato Mariana.

La storia che non dimentica è quella di suor Miriam, entrata in convento come ospite in foresteria e mai più uscita. La prima cosa che aveva notato nelle monache era la felicità, a tutte le ore del giorno. A Mariana ha confidato: "Io prima di diventare monaca non ero felice".

Quella serenità le è sembrata lontana dalla vita di tutti i giorni. "Le guardavo e un po' le invidiavo. Ma sono sempre felici? Non sono pesanti, non fanno le vittime", ha raccontato a 'Fanpage'. "Io incontro vittime dalla mattina alla sera. Persone infelici che si lamentano continuamente della vita".

Dalle monache benedettine ha imparato anche quanto sia sacra l'accoglienza dell'ospite, che secondo San Benedetto va accolto "come Cristo in persona". Un pensiero che sente suo: casa sua, ha raccontato, è da sempre aperta alle persone vicine "per qualsiasi bisogno e necessità".

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