tanti telefonini in mano a persone in circolo

L'Italia potrebbe essere all'avanguardia in Europa nella tutela dei minori online, eppure la proposta di legge bipartisan per limitare l'accesso ai social network è attualmente bloccata in commissione. A fare il punto della situazione è la Senatrice Simona Malpezzi, Vicepresidente della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, che in un'intervista ai microfoni di Skuola.net ha spiegato le ragioni profonde dietro la necessità di un intervento legislativo urgente.

Non si tratta di una semplice "punizione" o di un attacco alla libertà dei più giovani, ma di un vero e proprio campanello d'allarme per proteggere la salute mentale e fisica delle nuove generazioni.

Gli effetti collaterali dei social: perché serve un limite d'età

I dati parlano chiaro: l'approccio troppo precoce e incontrollato alle piattaforme digitali sta provocando un aumento diffuso del malessere tra i più giovani.

La Senatrice ha elencato i principali campanelli d'allarme legati all'uso smodato dei social e alla pratica del cosiddetto scrolling compulsivo, che distacca i ragazzi dalla realtà. Dai disturbi psicologici, con forte aumento di ansia, depressione e forme di autolesionismo, fino ai disturbi alimentari e alle alterazioni del sonno, o  alla distorsione della propria immagine e della propria autostima. A questo si associa un incremento preoccupante dei tassi di suicidio tra gli adolescenti.

"I social fanno male e quindi noi diciamo al di sotto di una certa età, no, perché ti educhiamo, cerchiamo di educarci insieme ad un uso critico. Quindi è un no per un sì più grande dopo".

Come funzionerebbe la legge: la verifica dell'età 

Uno dei problemi principali del sistema attuale è la mancanza di controllo. Oggi esistono già dei limiti teorici, ma sono facilmente aggirabili e nessuno verifica la reale età degli utenti. La proposta di legge punta a introdurre un meccanismo stringente:

  1. Obbligo di un documento di riconoscimento: Per iscriversi alle piattaforme sarà necessario certificare la propria età reale.

  2. Responsabilità delle piattaforme: Se i social network permetteranno l'iscrizione a minori dell'età stabilita senza le dovute verifiche, saranno i colossi del web a risponderne legalmente e a subire sanzioni.

Di quale limite di età si sta parlando per il divieto? "In realtà noi diciamo al di sotto dei 15 anni, ma può essere anche al di sotto dei 14..." ha risposto Malpezzi.

Il ruolo cruciale (e la mancanza di consapevolezza) dei genitori

Cosa succederebbe se un genitore decidesse di iscrivere il proprio figlio usando i propri dati? La Senatrice Malpezzi è categorica: "È una responsabilità del genitore. I genitori sono formati su il male che i social fanno ai loro figli? Io penso di no, perché nessun genitore vorrebbe mai nuocere ai propri figli. È che non c'è la consapevolezza.".

Il vero problema, quindi, non è la spregiudicatezza, ma la totale mancanza di formazione delle famiglie. Come emerge dall'intervista, molti adulti permettono ai bambini piccoli di aprire account social semplicemente perché non conoscono i reali pericoli e l'impatto psicologico di questi strumenti. I corsi di formazione organizzati nelle scuole, poi, spesso attirano solo i genitori già informati e strutturati, lasciando fuori chi avrebbe più bisogno di aiuto.

Proprio per questo, secondo la Senatrice, la legge e il "divieto" diventano fondamentali: storicamente, l'introduzione di un limite legale costringe anche gli adulti a fermarsi, riflettere e comprendere il motivo per cui quel divieto è stato imposto.

Non un "no" alla tecnologia, ma un percorso educativo

In conclusione, l'obiettivo non è demonizzare la tecnologia o l'intelligenza artificiale, ma accompagnare i ragazzi verso la maturità digitale. La limitazione per gli under 16 deve camminare di pari passo con un grande piano di formazione che rimetta al centro la sinergia tra scuola, istituzioni e famiglie, garantendo ai minori il diritto a una crescita sana e protetta.

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