Michele Mari al Premio Strega
Michele Mari, Premio Strega 2026. Fonte: 'Il Fatto Quotidiano'

Il Premio Strega 2026 ha appena incoronato Michele Mari vincitore assoluto con I convitati di pietra.

L'assegnazione del riconoscimento letterario più discusso d'Italia è l'occasione utile per riaprirne gli archivi e guardarli da una prospettiva diversa: quella della Gen Z

Mettendo da parte le letture più accademiche, la storia del premio è costellata di opere che affrontano senza sconti salute mentale, precariato e disillusione, tutte tematiche care alle nuove generazioni. 

Dai fumetti di Zerocalcare e Gipi, arrivati a un passo dalla vittoria, fino alle narrazioni più ruvide e contemporanee, ecco una selezione di libri da leggere quest'estate per chi cerca storie autentiche e lontane dalla retorica.

Indice

  1. Il trionfo di Michele Mari: perché leggere il vincitore 2026
  2. “Il nome della rosa” di Umberto Eco: il "Dark Academia" definitivo
  3. “Niente di vero” di Veronica Raimo: cinismo e traumi familiari a colpi di humor nero
  4. “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli: la salute mentale senza filtri
  5. “Acciaio” di Silvia Avallone: l'amicizia femminile e la voglia di scappare
  6. “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano: il manifesto di chi si sente fuori posto
  7. Le graphic novel sbarcano allo Strega: il fenomeno Gipi
  8. Zerocalcare e le ansie generazionali a un passo dalla vittoria

Il trionfo di Michele Mari: perché leggere il vincitore 2026

Con la vittoria appena conquistata con I convitati di pietra (Einaudi), Michele Mari ha messo d'accordo la giuria con una storia dai toni oscuri, misteriosi e a tratti grotteschi. Un gruppo di ex compagni di liceo milanese stipula un patto crudele: un fondo in denaro da destinare agli ultimi tre sopravvissuti della classe. 

Nonostante la premessa anagrafica possa sembrare distante, il modo in cui Mari esplora le dinamiche tossiche, le pressioni sociali e l'ipocrisia dei rapporti umani cattura perfettamente le paure di oggi. 

Un libro dalla scrittura affilata, ideale per chi cerca una lettura estiva cinica e per nulla rassicurante.

“Il nome della rosa” di Umberto Eco: il "Dark Academia" definitivo

Chi l'ha detto che un romanzo del 1980 ambientato nel Medioevo sia fuori tempo massimo? Umberto Eco ha vinto lo Strega nell'81 con un libro che oggi su TikTok spopolerebbe sotto l'hashtag #DarkAcademia

Il nome della rosa non è un mattone storico, ma un thriller tesissimo, un'indagine in puro stile true crime all'interno di un'abbazia isolata dove i monaci vengono assassinati in modi grotteschi. 

Tra libri proibiti, labirinti segreti, antiche cospirazioni e una feroce critica al potere e all'autorità, è una lettura magnetica, gotica e intellettualmente stimolante, perfetta per chi ama i misteri complessi e le atmosfere cupe.

“Niente di vero” di Veronica Raimo: cinismo e traumi familiari a colpi di humor nero

Vincitore del Premio Strega Giovani 2022 (e finalista allo Strega "dei grandi"), questo romanzo è la risposta letteraria al bisogno della Gen Z di usare l'ironia come meccanismo di difesa. 

Veronica Raimo fa a pezzi il mito della "famiglia del Mulino Bianco" raccontando la propria, fatta di madri ansiogene, padri paranoici e dinamiche disfunzionali. 

È un libro sfacciato, scorrettissimo e divertente da morire, che parla di salute mentale, di memoria inaffidabile e della fatica di crescere sentendosi sempre un passo indietro rispetto alle aspettative degli altri.

“Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli: la salute mentale senza filtri

Se c'è un tema su cui la Gen Z non accetta più tabù è la salute mentale. Vincitore dello Strega Giovani nel 2020, Tutto chiede salvezza (da cui è stata tratta anche l'omonima serie Netflix) è un pugno nello stomaco che si trasforma in una carezza. 

Daniele Mencarelli racconta i sette giorni di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) di un ventenne in un reparto psichiatrico, a stretto contatto con quelli che la società bolla come "pazzi". È un viaggio crudo e poetico attraverso la fragilità umana, l'empatia e la ricerca disperata di un senso, lontano da qualsiasi retorica motivazionale.

“Acciaio” di Silvia Avallone: l'amicizia femminile e la voglia di scappare

Finalista al Premio Strega 2010, l'esordio di Silvia Avallone è un romanzo di formazione crudo, sudato e violento, che ricorda per intensità certe dinamiche alla Euphoria, ma calate nella working class italiana. 

Protagoniste sono Anna e Francesca, due ragazzine che crescono a Piombino, all'ombra delle acciaierie. È un libro che esplora l'amicizia femminile totalizzante, la scoperta della sessualità, le famiglie disgregate e quel bisogno disperato – tipico dell'adolescenza – di fuggire da un ambiente tossico che sembra non offrirti alcun futuro.

“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano: il manifesto di chi si sente fuori posto

Ha vinto lo Strega nel 2008 diventando un fenomeno editoriale, ma la sua eco risuona forte ancora oggi. Paolo Giordano racconta la vita di Mattia e Alice, due "numeri primi gemelli": vicinissimi, ma separati da un numero pari che impedisce loro di toccarsi. 

Il romanzo affronta di petto temi come i disturbi alimentari, l'autolesionismo, il bullismo e i traumi infantili non risolti. È una lettura dolorosa ma profondamente catartica per chiunque abbia mai sperimentato il senso di inadeguatezza sociale e la difficoltà cronica di connettersi con il resto del mondo.

Le graphic novel sbarcano allo Strega: il fenomeno Gipi

Se oggi il fumetto ha piena dignità letteraria in Italia, il merito è anche del Premio Strega 2014, l'anno in cui per la prima volta nella storia una graphic novel è riuscita ad arrivare tra i dodici finalisti. 

Parliamo di Unastoria (Coconino Press) del maestro Gipi. Un capolavoro visivo e narrativo che esplora in modo crudo la fragilità psicologica, i crolli emotivi e i traumi del passato, temi oggi centralissimi nel dibattito della Gen Z

Leggerlo o rileggerlo quest'estate significa immergersi in un'opera viscerale, che dimostra come a volte i disegni sappiano scavare nell'inconscio meglio di mille parole.

Zerocalcare e le ansie generazionali a un passo dalla vittoria

A proposito di fumetti e disagio, non si può non citare Zerocalcare, entrato a gamba tesa nella dozzina del Premio Strega (e finalista allo Strega Giovani nel 2015) con Dimentica il mio nome (Bao Publishing)

Le sue opere, che non hanno bisogno di tante presentazioni, sono dei veri e propri manifesti generazionali. Tra precariato cronico, sindrome dell'impostore e la costante sensazione di inadeguatezza davanti alle scelte della vita, i libri di Michele Rech sono letture obbligate da infilare nello zaino per le vacanze. 

Parlano direttamente ai ventenni: fanno ridere a crepapelle, ma sanno sempre spezzarti il cuore quando meno te lo aspetti.

 

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