
Hai trovato il programma che dura meno, impostato 40 gradi e deciso che da oggi qualunque cosa entrerà in lavatrice seguirà quel destino. Oppure appartieni alla scuola opposta: 60 gradi su tutto, perché almeno siamo sicuri che venga pulito?.
In entrambi i casi, potresti sbagliare: eh già, la vita da fuori sede è tosta, specie se ti ritrovi a fare cose mai fatte, come il bucato.
La temperatura non va scelta soltanto in base al tipo di capo. Contano il materiale, il colore, quanto è sporco e l’eventuale necessità di aumentare il livello di igiene.
E prima di qualsiasi consiglio viene l’etichetta: il numero dentro il simbolo della vaschetta indica la temperatura massima consentita, non quella che devi utilizzare obbligatoriamente. Se sull’etichetta c’è scritto 40, un lavaggio a 60 può restringere, scolorire o danneggiare il tessuto.
Indice
Lenzuola: 40 gradi per la routine, 60 quando serve più igiene
Per le lenzuola colorate, delicate o lavate frequentemente, 40 gradi rappresentano generalmente un buon compromesso, purché l’etichetta lo consenta. Una temperatura più bassa aiuta a limitare l’usura e lo scolorimento, evitando di utilizzare più energia del necessario.
I 60 gradi diventano utili quando le lenzuola sono molto sporche o sono state utilizzate durante una malattia, soprattutto in presenza di sudore intenso, fluidi corporei o rischio di contagio.
Le indicazioni sanitarie raccomandano in questi casi di scegliere la temperatura più alta sopportata dal tessuto; alcune linee guida ospedaliere indicano almeno 60 gradi per la biancheria contaminata o appartenente a persone con infezioni note.
Quindi:
- 40 gradi: lavaggio frequente, lenzuola colorate, sporco normale;
- 60 gradi: malattia, sporco importante o maggiore esigenza igienica, ma soltanto se l’etichetta lo permette.
Asciugamani: 60 gradi non è obbligatorio ogni volta
Gli asciugamani assorbono acqua, residui della pelle e prodotti cosmetici. Se poi vengono lasciati appallottolati o umidi, possono sviluppare rapidamente odori poco piacevoli.
Per il lavaggio abituale, 40 gradi possono essere sufficienti quando gli asciugamani vengono cambiati regolarmente, non sono particolarmente sporchi e vengono fatti asciugare completamente.
Asciugare bene i tessuti dopo il lavaggio è una parte fondamentale del processo: non serve avere scelto un ciclo più caldo se poi il bucato rimane umido per ore dentro il cestello.
I 60 gradi sono indicati soprattutto per asciugamani bianchi o in cotone resistente, molto sporchi, condivisi da più persone o utilizzati durante una malattia. Anche qui non vale la regola “più caldo è sempre meglio”: se l’etichetta impone 40 gradi, bisogna rispettarla.
In pratica:
- 40 gradi: asciugamani personali, cambiati spesso e asciugati bene;
- 60 gradi: tessuti resistenti, cattivi odori persistenti, uso condiviso o necessità igieniche particolari.
Tovaglie: prima tratta la macchia, poi scegli la temperatura
Con le tovaglie l’errore più comune è pensare che una temperatura elevata possa risolvere qualsiasi macchia.
Se la tovaglia è poco sporca, colorata o utilizzata soltanto per un pasto leggero, 40 gradi possono bastare. Se invece è in cotone resistente, sopporta i 60 gradi ed è piena di residui di cibo o unto, si può scegliere il ciclo più caldo.
La vera differenza, però, la fa il pretrattamento. Le indicazioni per la rimozione delle macchie consigliano di intervenire il prima possibile con detergente liquido o smacchiatore, per poi utilizzare la temperatura più alta considerata sicura dall’etichetta.
Alcune macchie richiedono inoltre acqua fredda nella prima fase: buttare subito tutto a 60 gradi può renderle più difficili da eliminare.
Quindi:
- 40 gradi: tovaglia colorata, sporco leggero, lavaggio frequente;
- 60 gradi: cotone resistente, unto e sporco intenso, dopo aver trattato le macchie.