Lavora nei cantieri da circa vent'anni, è piastrellista e saldatrice, e sui social è diventata un piccolo fenomeno. Si chiama Cristina Moya, ma tutti la conoscono come «Kiki». È di Cordova, in Andalusia, e su TikTok racconta il suo mestiere con ironia: da come si piastrella un bagno a come si monta un impianto fotovoltaico. A far discutere, però, non sono solo i suoi video. È una frase pronunciata in un'intervista al quotidiano spagnolo El Español nel 2024, che in queste settimane è tornata a girare su molti siti spagnoli e sudamericani.
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La frase che ha acceso il dibattito
«La nuova generazione è la generazione né-né, che non vuole niente, né studiare né lavorare». Così Kiki spiega quello che in Spagna chiamano il problema del «ricambio generazionale» nell'edilizia: sempre meno ragazzi scelgono i mestieri del cantiere, considerati faticosi e poco attraenti. In un'intervista più recente allo stesso giornale ha usato un'immagine più morbida: «I giovani vedono il cantiere e scappano, ma il cantiere è bellissimo».
I numeri del settore, in parte, le danno ragione. Secondo l'Osservatorio industriale delle costruzioni della Fundación Laboral de la Construcción, in Spagna solo l'11,2% degli occupati nell'edilizia ha meno di 30 anni. Le donne sono meno di una su dieci tra gli iscritti alla previdenza del settore. Ma lo stesso rapporto segnala anche che i lavoratori under 30 sono cresciuti del 10,3% in un anno.
Una donna in un mondo di uomini
La storia di Kiki non parla solo di giovani. Racconta anche i pregiudizi che ha dovuto affrontare in un ambiente tradizionalmente maschile. «Vent'anni fa, in questo Paese, a una donna non permettevano di entrare in cantiere, ma con gli anni è cambiato», ha raccontato. Ha cominciato verso i 23 anni, dopo due anni di scuola per diventare operaia specializzata. All'inizio nessuno le dava una possibilità, e ancora oggi le capita di incontrare qualche capocantiere «un po' maschilista» che le rende la vita impossibile.
Per questo, oltre alla critica ai ragazzi, nei suoi messaggi c'è una richiesta precisa: più corsi e più aiuti per avvicinare a questo lavoro giovani e donne. E il ricambio, intanto, lo prepara in casa: uno dei suoi figli, che all'epoca dell'intervista aveva 20 anni, lavora già nei cantieri.
Ma è davvero colpa dei ragazzi?
L'etichetta «né-né» corrisponde a quella che in Italia chiamiamo NEET: giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. Da una parte c'è chi, come Kiki, vede poca voglia di fare fatica. Dall'altra c'è chi ricorda che molti mestieri manuali offrono contratti precari, orari pesanti e poche prospettive. E che la scuola raramente li presenta come una scelta di valore. Non a caso, secondo la ricerca «Dopo il Diploma» di Skuola.net ed ELIS, il 41% degli studenti delle superiori rifiuta categoricamente un mestiere tecnico-pratico dopo il diploma.
I dati Eurostat aiutano a fare chiarezza. Nel 2025 in Italia i NEET tra i 15 e i 29 anni erano il 13,3%, contro una media europea dell'11%. Nell'Unione fanno peggio solo Romania, Bulgaria e Grecia (Eurostat). La quota però è in netto calo: nel 2022 era al 19%. E soprattutto, quasi tre NEET italiani su quattro dicono che vorrebbero lavorare. In Spagna il quadro è simile: 11,5% di NEET, e più di due su tre vorrebbero un lavoro. Più che una generazione che «non vuole niente», insomma, i numeri descrivono tanti ragazzi che un lavoro non l'hanno trovato.
Cosa ci insegna questa storia
Al di là delle polemiche, il racconto di Kiki riporta al centro una domanda che ogni studente prima o poi si pone: cosa farò dopo? I mestieri tecnici e manuali sono spesso tra quelli in cui le imprese faticano di più a trovare personale. E possono offrire un lavoro stabile a chi ha le competenze giuste. Conoscerli, magari attraverso un istituto tecnico, un percorso ITS Academy o un'esperienza in azienda durante la scuola, può aprire strade che molti ragazzi non considerano nemmeno. E tu cosa ne pensi: i giovani non vogliono più fare fatica, o sono i lavori a non essere cambiati?