
Nonostante l'aumento dei casi in tutta Europa e quindi l'arrivo della cosiddetta quarta ondata, l’Italia in realtà è uno dei paesi che riesce ancora a tenere sotto controllo i contagi e a resistere; infatti il Presidente del Consiglio Mario Draghi procede con cautela e per il momento non sembra essere intenzionato ad imporre restrizioni sul territorio nazionale. Tuttavia, la situazione, dato il rapido evolversi dei dati e dei casi segnalati, è inevitabilmente in continuo divenire. E proprio per questo nelle ultime ore si è fatta sentire nei palazzi romani la pressione esercitata dai presidenti di Regione sull’imposizione di nuove restrizioni per i non vaccinati; il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, rischia la zona gialla, mentre nelle ultime 24 ore, sono ben 1.500 i contagi registrati in Veneto. Ma il “modello austriaco”, che impone il lockdown solo ai non vaccinati non convince il Governo, che la ritiene una misura impraticabile, nonostante venga invocata da molti anche all'interno della maggioranza. Va detto però che qualora dovessero esserci zone arancioni o rosse, e quindi nuove restrizioni, queste riguarderanno per lo più i non vaccinati, soprattutto a fronte dell'adozione del Green Pass per la maggior parte delle attività sociali e lavorative. E proprio per questo potrebbe essere preso in considerazione il "modello tedesco" del Green Pass 2G, che prevede l'ingresso negli alberghi e nei ristoranti solo ai vaccinati (geimpft) e ai guariti (genesen).
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Si va verso l’abolizione del tampone antigenico nel Green Pass?
E proprio in proposito di Green Pass, gli scienziati concordano nell’affermare che dopo sei mesi dalla seconda dose gli anticorpi del vaccino cominciano a calare. Motivo per cui, nei prossimi giorni si chiederà al Comitato tecnico-scientifico di valutare se ridurre la validità della certificazione verde da dodici a nove mesi, o addirittura fino a sei, per aumentare la sicurezza. Non solo, il Governo starebbe anche ragionando all’ipotesi di abolire il tampone antigenico per l’ottenimento del Green Pass, riconoscendo come valido solo quello molecolare. Anche se questa sembrerebbe essere una strada complicata da seguire poiché taglierebbe fuori dal sistema di tracciamento le farmacie; e si è pensato quindi ad una sorta di compromesso: mantenere il tampone rapido, ma dimezzarne la durata: da 48 a 24 ore.
Terza dose per tutti da gennaio 2022?
Al momento gli sforzi sono tutti orientati verso la campagna vaccinale della terza dose di vaccino: è atteso entro la fine della settimana il decreto con cui il ministro della Salute impartirà a tutto il personale medico e ai lavoratori che entrano nelle Rsa l’obbligo di sottoporsi alla terza dose o al richiamo del vaccino. Nel frattempo, alcune regioni stanno già partendo con la dose booster anche per la fascia tra i 40 e i 60 anni. E già da gennaio potrebbe estendersi a tutti.
Lo stato di emergenza scadrà il 30 gennaio: si ragiona sulla proroga
Mentre quel che sembra essere certo è il prolungamento dello stato d’emergenza, che non si fermerà il 31 dicembre come ipotizzato. Anche se, visti i dubbi del Presidente Draghi sulla necessità della proroga, questo potrebbe comunque rispettare i termini naturali della sua durata: infatti per legge lo stato d’emergenza ha una durata massima di due anni, e scadrà quindi il prossimo 30 gennaio. La sensazione quindi è che il prossimo mese sarà decisivo.