
Mentre sul terreno continuano tensioni, minacce e negoziati sempre più difficili tra Stati Uniti e Iran, sui social si è aperto un secondo fronte: quello dei meme.
Da giorni, infatti, va avanti un botta e risposta che vede protagoniste proprio le due parti in causa: da un lato Donald Trump, con i suoi post – spesso generati con l’IA – sempre più spregiudicati; dall’altro Teheran, con il suo apparato mediatico che ribatte colpo su colpo a ogni “sparata” del presidente USA, tra ironia e sarcasmo, dimostrando una sorprendente capacità di parlare il linguaggio di internet.
L'Iran diventa virale sui social
Gli ultimi due post in ordine di tempo vedono protagoniste le due ambasciate iraniane del Tajikistan e del Ghana.
La prima riprende uno degli “autogol” del presidente americano che, dopo lo scontro con Papa Leone XIV, aveva condiviso sul social Truth un’immagine IA che lo ritraeva come Gesù (poi rimossa).
L’ambasciata iraniana ha colto l’occasione al volo, trasformando quella stessa immagine in nuovo materiale satirico: un video AI in cui Gesù colpisce Trump alle spalle e lo fa precipitare verso una sorta di inferno.
Il secondo post, invece, mostra un’altra faccia della stessa strategia: quella del “trolling diplomatico”.
Questa volta è l’ambasciata iraniana in Ghana a prendersi la scena con un messaggio ironico in cui l’Iran si propone come nuovo alleato di Roma, dopo il raffreddamento dei rapporti tra Meloni e Trump, in perfetto stile “job application”.
Nel post, l’account diplomatico scrive infatti: “Dear Italy… We’d like to apply for the vacancy”, cioè “Cara Italia, vorremmo candidarci per il posto vacante”, definendo Trump “Commander in Grief” e “the most powerfool man on earth”.
Il riferimento è alla rottura politica consumatasi dopo che Meloni aveva definito “inaccettabili” gli attacchi del presidente americano contro Papa Leone XIV e aveva preso le distanze dalla linea USA sulla guerra con l’Iran.
Una seconda “avances”, insomma, dopo quella di pochi giorni prima, quando altre ambasciate iraniane avevano già iniziato a strizzare l’occhio all’Italia via social.
In particolare, l’ambasciata iraniana in Thailandia aveva pubblicato un post dai toni quasi affettuosi: “Why would we hurt Italy? We love Italian people, soccer, and food…”, elencando città e simboli italiani per smentire le parole di Trump secondo cui l’Iran “farebbe esplodere l’Italia in due minuti” se ne avesse l’occasione, ribadendo che la linea di Teheran sarebbe quella del rispetto delle nazioni, non della loro distruzione.

La guerra nell'era dell'IA: cos'è la "slopaganda"
Ma non finisce qui. Patrick Wintour, noto cronista del The Guardian, ha messo insieme tutti i pezzi di questa “guerra” social, spiegando che l’Iran sta dominando con contenuti creati da una sorta di “gen Z tech warriors”, capaci di parlare a un pubblico occidentale molto meglio di quanto ci si aspetterebbe da una propaganda statale “vecchio stampo” come quella iraniana.
Ci sono i video in stile Lego, diventati tra i più riconoscibili, in cui Trump viene deriso con animazioni pop e testi rap. Ad esempio c’è un video in cui un comandante iraniano in versione Lego canta mentre Trump cade dentro un bersaglio costruito con gli “Epstein files”.
Poi ci sono le parodie musicali. Una delle più citate è “Blockade”, rilanciata anche dall’ambasciata iraniana in Sudafrica: un video in cui Trump appare come una caricatura anni ’80 e canta della crisi sullo Stretto di Hormuz.
Da qualche tempo, ormai, si parla apertamente della prima guerra dell’era IA combattuta anche a colpi di “slopaganda”, cioè propaganda low cost, veloce, spesso imperfetta ma estremamente virale.
Gli esperti citati da Wintour spiegano che il vero obiettivo non è convincere con argomenti complessi, ma catturare attenzione: la vera moneta di scambio dell’era social.