Grillo vs Conte: cosa sta accadendo nel Movimento 5 Stelle? Le tappe principali dello scontro
Fonte foto: Wikipedia
“Conte non ha né visione politica, né capacità manageriali, non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione.”

Con queste parole pubblicate sul suo blog Beppe Grillo ha, forse definitivamente, chiuso le porte del Movimento 5 Stelle all’ex premier Giuseppe Conte che, nella conferenza stampa di lunedì 28 giugno, aveva mandato a lui e al reggente Vito Crimi la sua proposta di statuto per permettere una consultazione pubblica degli iscritti sul futuro del Movimento stesso. Ripassando la palla allo stesso Grillo, invitandolo a scegliere se “essere il genitore generoso o il padre padrone” del Movimento.

E adesso, quali sono gli scenari possibili? Prima di andare ad analizzarli, proviamo a fare un passo indietro e a vedere come si è arrivati alla rottura tra l’Elevato e l’avvocato del popolo.

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La rifondazione del Movimento e la diatriba con la piattaforma Rousseau

L’obiettivo di Giuseppe Conte era quello di rifondare un Movimento 5 Stelle che, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con l’esperienza di governo e che, soprattutto a seguito di alcune decisioni ‘strategiche’, ha perso per strada diversi membri, come Alessandro Di Battista; dimezzando di fatto i suoi consensi rispetto alle elezioni del 2018. Il paradosso è che l’investitura come futuro capo politico del Movimento a Conte gli è stata data proprio dal ‘garante’ Grillo e da altri Big del Movimento (lo scorso 28 febbraio all'hotel Forum di Roma), con tanto di felicitazioni postate sui social sia da Grillo ma anche dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio che scriveva: "Sono anni che ci danno per morti, sbagliando. Il MoVimento 5 Stelle non solo è vivo, il MoVimento è il presente e scriverà il futuro di questo Paese".

Dopo questo passaggio, che aveva accantonato l’idea di procedere all’elezione dei membri di un direttivo, richiesta durante i famosi Stati Generali, per stabilire il futuro del partito, la strada dell’avvocato si è però fatta sempre più impervia: oltre a qualche piccola divergenza con Grillo, il nodo da sciogliere era soprattutto quello riguardante la piattaforma grillina Rousseau, gestita da Davide Casaleggio, che si rifiutava di consegnare i dati degli iscritti. Dati che però l’ex premier è riuscito a farsi consegnare lo scorso 5 giugno, dopo essersi rivolto al Garante della Privacy. Una contesa terminata non solo con un risarcimento alla costosissima piattaforma ma anche con l’uscita dal Movimento di Davide Casaleggio, figlio del fondatore Gianroberto: “Abbiamo assistito a violazioni di regole, di metodi di partecipazione democratiche e di principi fondativi del M5s. Era molto difficile restare in un contesto che ho conosciuto molto diverso e che ho contribuito a costruire con mio padre”, il suo commento.

Lo Statuto, il rifiuto del Garante e la conferenza stampa di Conte

Nonostante la corsa a ostacoli, Conte durante questi quattro mesi ha comunque lavorato a un nuovo statuto, di ben 32 pagine, che però non è stato apprezzato da Beppe Grillo il quale, la scorsa settimana, ha incontrato i deputati e i senatori del Movimento ribadendo che “Conte non andava in piazza. Lui deve studiare. Lui è uno studioso, un uomo di cultura, io sono il visionario". Rafforzando il concetto a suo modo, dicendo: "sono il garante, non sono un coglione". Non solo: a stare stretto al comico era il suo ruolo e il campo libero concesso al nuovo leader del Movimento anche a livello comunicativo.

Per rispondere a queste critiche sullo statuto, l’ex premier con i suoi soliti toni abbastanza pacati ha tenuto una conferenza stampa in cui ha ribadito che: “Non ha senso imbiancare una casa che ha bisogno di ristrutturazione. Per Beppe invece va tutto bene così com’è”. E, affidando all’Elevato e al reggente Crimi il suo statuto, ha sottolineato che: “Non può esserci un leader ombra affiancato dal prestanome. In ogni caso, quel prestanome non potrei essere io”.

Cosa succederà ora nel Movimento 5 Stelle?

Ieri il comico genovese ha ribattuto attraverso il suo blog che: Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco.” Annunciando di aver chiesto a Davide Casaleggio lo svolgimento della votazione del direttivo del movimento sulla sua piattaforma. Insomma, un netto ritorno al passato che sicuramente non ha fatto piacere all’avvocato, che ha così replicato: “Questa svolta autarchica è una mortificazione per un’intera comunità, che io ho conosciuto bene e apprezzato, di ragazze, ragazzi, persone adulte, che hanno creduto in certi ideali. È una mortificazione per loro”.

Ora, dopo la rottura, sono diversi gli scenari che si aprono: il Movimento potrebbe infatti implodere e dare luogo a una scissione tra “grillini” e “contiani”. Se da un lato Beppe Grillo è affiancato da alcuni big Cinquestelle, tra cui il fuoriuscito Alessandro Di Battista che oggi in un suo articolo ha chiesto all’ex partito di uscire dal governo Draghi, dall’altra parte sono in tantissimi a sostenere l’ex premier, tra cui i ministri Stefano Patuanelli, Federico D’Incà e l’ex ministro Alfonso Bonafede. A quest’ultimi si aggiungono probabilmente anche i circa 28.000 followers persi ieri dalla pagina Facebook del comico genovese, con oltre 6.000 commenti negativi lasciati sotto la sua nota.

A questo quadro va poi aggiunto anche il post del reggente Vito Crimi che, in disaccordo con Grillo, oltre ad aver annunciato le sue dimissioni ha detto al garante che la votazione a cui lui fa riferimento non potrà di certo avvenire sulla piattaforma Rousseau, inibita al trattamento dei dati degli iscritti al Movimento altrimenti si violerebbe quanto disposto dal Garante della Privacy. In sintesi, per ora all’interno di quel movimento che ha sempre criticato le scissioni, regna il caos più totale e sicuramente i prossimi giorni saranno decisivi per capire la sopravvivenza della stessa forza politica e il suo sostegno all’attuale governo Draghi.

Paolo Di Falco

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