
Da qualche giorno ormai l'opinione pubblica segue con interesse la vicenda delle presunte falle nel sistema di emissione dei Green Pass; tutto è cominciato intorno a martedì, quando è iniziato a circolare un codice QR analogo a quelli dei Green Pass e validato dalle app di verifica. Fin qui tutto bene se non fosse per il fatto che il Green Pass risultasse intestato ad un certo Adolf Hitler nato il 1 gennaio del 1900 e vaccinato l'11 luglio con una dose di Johnson&Johnson. E nelle ore successive sono comparsi altri certificati falsificati, pubblicati su “Raid Forum”.
-
Leggi anche:
- DDL Zan affossato: cosa è successo e perché
- Vaccini verso la terza dose per tutti da gennaio
- Green pass necessario per votare a scuola
“przedsiebiorca”, il creatore del Green pass di Adolf Hitler
Ed è proprio questo sito web il primo luogo dove sono stati pubblicati i falsi QR. In particolare, un utente, un certo “przedsiebiorca” (tradotto dal polacco: imprenditore), avrebbe affermato di essere in grado di generare qualunque tipo di Green Pass, a 300 dollari l'uno, con l'unica condizione che il centro di somministrazione vaccinale appaia come francese. Non solo, l'utente sarebbe anche colui che ha generato il falso certificato intestato ad Adolf Hitler, il quale sarebbe stato un esperimento, la prova di poter riuscire a generare un falso Green Pass.
Green Pass: la falla potrebbe arrivare dalla Francia
Una falsificazione di questo tipo richiede una violazione profonda dei sistemi di cybersecurity che ruotano intorno il Green Pass. In particolare, ci si chiede come sia stato possibile aggirare le app di verifica; per farlo infatti occorre essere in possesso di una chiave crittografica nota solo all'ente che ha emesso il certificato. La falsificazione, per farla breve, richiedeva la conoscenza di alcuni codici non in possesso dei comuni cittadini. Dopo aver analizzato i falsi certificati, gli esperti hanno individuato un tratto comune: tutti sarebbero stati emessi dalla "Caisse Nationale d’Assurance Maladie"(l'inps francese). Premesso che si tratta di ipotesi, questo dato potrebbe indicare quale ente ha perso il controllo delle proprie chiavi di cifratura e restando in quest'ottica “przedsiebiorca” potrebbe essere in possesso di una sola chiave e generare quindi soltanto Green pass emessi dalla CNAM.
L'UE a lavoro per risolvere l'”hackeraggio” del Green Pass
L'Unione Europea è già al lavoro per cercare di venire a capo della vicenda. E Rainews ha riportato le dichiarazioni di un portavoce, rilasciate all'AGI (Agenzia Giornalistica Italiana): “Siamo a conoscenza di presunte manipolazioni fraudolente del codice Qr del certificato Covid Ue e condanniamo con fermezza questo atto doloso, che rappresenta un'interferenza in un'area sensibile e strategica, in un momento in cui i servizi sanitari di tutti gli Stati membri sono sotto pressione per combattere la pandemia”. Al portavoce preme sottolineare come siano state già messe in atto misure correttive e come l'atto di manipolazione “non ha alcun impatto sulla sicurezza e sull'integrità del portale dell'Ue gestito dalla Commissione”.