
Il recente richiamo precauzionale di un lotto di Gorgonzola DOP Tapporosso per possibile contaminazione da Listeria monocytogenes riaccende l'attenzione sulla sicurezza alimentare dei formaggi erborinati.
Molti consumatori si domandano come sia possibile distinguere i microrganismi sicuri da quelli pericolosi in un prodotto celebre proprio per le sue striature blu. La muffa del gorgonzola è infatti l'ingrediente che ne definisce l'identità, ma la presenza di batteri patogeni rappresenta un'anomalia da non sottovalutare.
Facciamo chiarezza su perché alcune muffe si possono mangiare e in quali casi scatta invece il rischio per la salute.
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Il caso: ritirato lotto di gorgonzola per listeria
L'avviso diffuso il 26 agosto 2026 riguarda le confezioni da 200 grammi di Gorgonzola DOP a marchio Tapporosso – Centrale del Latte di Torino. Il ritiro precauzionale è scattato per il lotto L126G22 con data di scadenza 5 settembre 2026, prodotto da Granarolo Spa nello stabilimento di Casalino. Il motivo del richiamo è chiaro: possibile presenza del batterio della listeria.
Chiunque abbia acquistato questo specifico prodotto è invitato a non consumarlo e a restituirlo al punto vendita. Al momento non risultano segnalazioni di malori, ma la prudenza è d'obbligo quando si parla di contaminazioni batteriche non visibili a occhio nudo.
Perché la muffa del gorgonzola si può mangiare
Per capire la differenza tra la muffa buona e i batteri pericolosi, bisogna guardare al processo produttivo. Le caratteristiche venature verdi e blu del gorgonzola sono il risultato di una lavorazione mirata che prevede l'innesto di ceppi specifici di Penicillium roqueforti.
Si tratta di muffe nobili che si sviluppano durante la stagionatura grazie alla foratura delle forme, la quale permette il passaggio dell'aria. Questi microrganismi sono del tutto innocui per l'organismo umano e conferiscono al formaggio il suo sapore inconfondibile. Mangiare la muffa del gorgonzola è quindi sempre sicuro, a patto che il prodotto sia conservato correttamente e non venga intaccato da agenti patogeni esterni al processo di stagionatura.
Cos'è la listeria e perché si annida nei formaggi
A differenza del Penicillium, la Listeria monocytogenes non fa parte della ricetta del formaggio. È un batterio ambientale molto diffuso che si trova nel terreno, nell'acqua e nella vegetazione. La sua caratteristica più insidiosa è l'elevata resistenza termica: è capace di sopravvivere e persino moltiplicarsi alle normali temperature del frigorifero.
I formaggi molli e gli erborinati sono particolarmente esposti al rischio perché, essendo alimenti pronti al consumo, non subiscono cotture prima di essere portati in tavola. Se l'ambiente di produzione, le attrezzature o le celle di conservazione subiscono una contaminazione, il batterio può proliferare silenziosamente e rendere pericoloso l'alimento.
Cosa rischia chi ha consumato il formaggio contaminato
L'infezione batterica, nota come listeriosi, può colpire in modo molto diverso a seconda della vulnerabilità del soggetto. Negli adulti sani l'infezione spesso non dà sintomi o si limita a disturbi gastrointestinali lievi, quali: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e febbre.
Nelle persone fragili il quadro clinico si complica notevolmente. Anziani, neonati, immunodepressi e individui con patologie croniche sono i soggetti a maggior rischio di forme invasive che possono portare a setticemia, meningite o encefalite.
Un'attenzione particolare va riservata alle donne in gravidanza: l'infezione può manifestarsi con sintomi banali simili a quelli di un'influenza, ma il batterio può raggiungere il feto causando complicanze drammatiche, tra cui: aborto spontaneo, morte intrauterina, parto prematuro o gravi infezioni neonatali.
Poiché l'incubazione della malattia può essere molto lunga, arrivando in alcuni casi fino a 70 giorni, se si accusa malessere dopo aver consumato un prodotto a rischio è fondamentale contattare immediatamente il proprio medico, segnalando il sospetto alimentare e fornendo i dati del lotto acquistato.