
Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel) ha fissato un numero preciso su un fenomeno di cui si parla da anni: 16 miliardi di euro l'anno, il valore del capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove. È il dato al centro del rapporto "Giovani Expat. Come farli tornare", presentato a Villa d'Este durante la 52esima edizione del Forum Ambrosetti e pubblicato a settembre 2026.
Per costruirlo, il Cnel ha intercettato oltre 2.500 giovani italiani emigrati, chiedendo direttamente a loro perché sono partiti e a quali condizioni tornerebbero. Il quadro che emerge riguarda soprattutto chi ha studiato di più: il 93% del campione è laureato, e più della metà lascia il Paese subito dopo la fine degli studi.
Il fenomeno, però, comincia prima, dietro i banchi delle scuole superiori. Anche tra chi deve ancora scegliere cosa fare dopo il diploma, l'estero è già un'opzione concreta, come confermano i dati raccolti da Skuola.net tra gli studenti italiani.
Indice
Quanti giovani lascia l'Italia e quanto costa
Tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso, al netto dei rientri, 441mila giovani tra i 18 e i 34 anni. Solo nel 2024 il saldo negativo ha toccato le 61mila unità, il valore più alto mai registrato in un singolo anno.
Sommando l'intero periodo, il valore del capitale umano perso arriva a 159,5 miliardi di euro, pari a circa 16 miliardi ogni anno. A misurare l'anomalia italiana è l'Indice sintetico dei flussi migratori (Isfm), creato dal Cnel: per ogni coetaneo che arriva in Italia da un Paese avanzato, ne partono 14,5. Negli altri grandi Paesi europei, come Spagna e Germania, il rapporto resta vicino a 1.
"Regaliamo capitale umano ai Paesi nostri competitor, pari a 16 miliardi di euro l'anno, con doppio danno, perché paghiamo la formazione e perdiamo i migliori, soprattutto nella ricerca. In rapporto ai Paesi avanzati ne perdiamo 14,5 e ne riceviamo uno", ha detto a Villa d'Este il presidente del Cnel, Renato Brunetta. "Siamo spreconi."
Perché i giovani italiani lasciano il Paese
Il motivo principale, secondo il rapporto, non è il clima e nemmeno lo stile di vita: sono le condizioni di lavoro. L'88,4% degli intervistati indica nelle retribuzioni troppo basse il motivo cardine della partenza, giudicato estremamente rilevante da quattro giovani su cinque.
Le buste paga leggere, però, non spiegano tutto. La cultura del lavoro arretrata pesa per l'80,7% dei rispondenti, la scarsa valorizzazione delle competenze per il 74,6%. Nel Mezzogiorno la percezione di un sistema fondato su clientelismo e raccomandazioni, più che sul merito, tocca il 64,5%.
Il divario salariale, calcolato a parità di potere d'acquisto, si è allargato in ogni direzione tra il 2000 e il 2024. Rispetto alla Spagna l'Italia è passata da un vantaggio dell'1% a un ritardo del 7%; verso la Germania il distacco è salito dal 14% al 36%; verso la Svizzera è arrivato dal 39% al 71%.
Cosa chiedono i giovani per tornare in Italia
Il ritorno non è impossibile, ma ha un prezzo preciso. Solo il 6,1% del campione si dice sicuro di rientrare in Italia nei prossimi anni, e oltre il 76% di questi lo farebbe solo per motivi affettivi, non professionali. Il 62,7% si vede invece "ovunque ci siano le migliori opportunità": una porta lasciata aperta, a patto che l'Italia diventi una di quelle opportunità.
"Quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche in Italia, se sapremo crearle", ha sottolineato Brunetta.
Le condizioni indicate dagli expat, sommando i giudizi di rilevanza, sono chiare:
- opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo: 88%
- retribuzioni più alte, giudicate estremamente rilevanti: 83%
- valorizzazione del merito: 79%
- incentivi al rientro: 75%
- conciliazione tra vita e lavoro: 72%
- alloggi accessibili: 63%
- servizi pubblici efficienti: 62%
Cosa pensano gli studenti italiani di andare all'estero
Il fenomeno raccontato dal Cnel comincia prima, dietro i banchi delle scuole superiori. Lo conferma un sondaggio di Skuola.net su oltre 1300 studenti, datato giugno 2025: il 45,9% ha già pensato alla possibilità di andare all'estero dopo il diploma per studiare o lavorare, contro il 37% che pensa invece di restare in Italia.
Il dato si muove nel tempo. Alla domanda su quanto ci si senta orientati rispetto al proprio futuro dopo il diploma, chi si dichiara "del tutto orientato" passa dal 28,9% del 2025 al 34% del 2026: cresce la quota di chi ha già le idee chiare, in un momento in cui l'estero resta una strada aperta per quasi uno studente su due.
Il collegamento con i numeri del Cnel è diretto. Chi oggi sceglie l'estero già a 18 anni, senza aver mai lavorato in Italia, è esattamente il profilo che il rapporto fotografa tra gli expat: il 58% dei laureati emigrati ha lasciato il Paese subito dopo la fine degli studi, prima ancora di mettere alla prova le proprie competenze sul mercato del lavoro italiano.