persona di spalle felpa nera

Può bastare una felpa nera per finire in commissariato mentre si cerca di partecipare a una manifestazione? È la domanda che sta facendo discutere dopo il racconto di Carolina Di Giacomo, studentessa romana di 18 anni, che sabato 24 ottobre avrebbe dovuto prendere parte al suo primo corteo.

Una giornata di protesta che, secondo la sua testimonianza, si è invece trasformata in diverse ore trascorse tra controlli di polizia e attesa in commissariato, senza poter avvisare liberamente la famiglia.

La vicenda, raccontata dalla ragazza in un'intervista a Repubblica pubblicata il 27 ottobre, è stata ribattezzata con un'espressione tanto provocatoria quanto significativa: "reato di felpa nera".

Ma chiariamo subito un punto: in Italia non esiste alcun reato che punisca chi indossa una felpa nera. È la stessa Carolina a ipotizzare che il colore del suo abbigliamento possa aver contribuito a farla apparire sospetta, senza che questa circostanza sia stata accertata.

Il caso è arrivato anche all'attenzione della politica, con un'iniziativa parlamentare per chiedere chiarimenti sull'operato delle forze dell'ordine.

E riapre una questione che riguarda tutti, soprattutto i giovani: dove finisce la necessità di garantire la sicurezza durante le manifestazioni e dove comincia il diritto di partecipare liberamente a una protesta?

Indice

  1. Cosa è successo a Carolina, la studentessa di 18 anni fermata durante una manifestazione a Roma?
  2. Perché si parla di "reato di felpa nera"? La frase che ha fatto discutere
  3. Esiste il reato di felpa nera? Cosa dice la legge sull'abbigliamento durante i cortei
  4. Il caso arriva in Parlamento

Cosa è successo a Carolina, la studentessa di 18 anni fermata durante una manifestazione a Roma?

Carolina Di Giacomo frequenta il liceo Talete di Roma e, sabato 24 ottobre, aveva deciso di partecipare insieme ad alcuni compagni a una manifestazione studentesca nella Capitale.

Tra le ragioni che l'avevano spinta a scendere in piazza c'erano anche i problemi della sua scuola, rimasta allagata per due settimane.

Secondo quanto raccontato dalla ragazza a Repubblica, il gruppo aveva inizialmente pensato di raggiungere il corteo a piazza della Repubblica, decidendo poi di aspettarlo nei pressi di piazza del Popolo.

Una volta usciti dalla metropolitana a piazzale Flaminio, gli studenti sarebbero stati fermati da alcuni agenti, che avrebbero chiesto loro i documenti. Fin qui, un controllo di identificazione. Ma, secondo la testimonianza di Carolina, la situazione sarebbe diventata progressivamente più complicata.

I ragazzi sarebbero rimasti fermi per circa quaranta minuti, durante i quali sarebbero stati anche ripresi con una telecamera. Successivamente, alcuni di loro sarebbero stati sottoposti a ulteriori controlli e accompagnati in commissariato.

Carolina racconta di essere stata portata al commissariato Trevi, dove sarebbe rimasta per diverse ore senza poter utilizzare liberamente il proprio telefono. Soltanto più tardi sarebbe riuscita a inviare un breve messaggio al padre.

La ragazza sostiene inoltre che, al momento del rilascio, le sarebbe stato intimato di non partecipare più alle manifestazioni, perché i suoi dati erano stati registrati

Perché si parla di "reato di felpa nera"? La frase che ha fatto discutere

Il dettaglio che ha attirato maggiormente l'attenzione riguarda proprio l'abbigliamento della studentessa. Carolina ha raccontato di indossare una felpa nera senza cappuccio e si è chiesta se potesse essere stato quel particolare a renderla sospetta agli occhi degli agenti.

Non ha però dichiarato che i poliziotti le avessero contestato formalmente un reato legato alla felpa.

Può un elemento esteriore, come il colore di un indumento, essere interpretato come indizio di pericolosità anche in assenza di comportamenti illeciti accertati?

L'abbigliamento può talvolta rappresentare uno degli elementi utilizzati per descrivere o riconoscere una persona. Ma questo non significa che indossare un determinato colore costituisca di per sé una violazione della legge.

Esiste il reato di felpa nera? Cosa dice la legge sull'abbigliamento durante i cortei

La risposta è semplice: no, indossare una felpa nera non è un reato. In Italia non esiste una norma che vieti di partecipare a una manifestazione indossando vestiti scuri o di un colore particolare.

Esistono, invece, disposizioni che riguardano l'utilizzo di indumenti e accessori capaci di impedire o rendere difficoltoso il riconoscimento delle persone.

L'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, vieta, nelle circostanze previste dalla norma, l'utilizzo di caschi protettivi o altri mezzi che rendano difficile identificare una persona. Per le manifestazioni pubbliche sono previste disposizioni particolarmente rigorose, con specifiche eccezioni.

Questo significa che una felpa normale e una felpa utilizzata per coprire il volto non sono necessariamente la stessa cosa dal punto di vista giuridico. Il problema, infatti, non è il colore dell'indumento, ma l'eventuale utilizzo come strumento di travisamento, cioè per ostacolare il riconoscimento.

Una felpa nera indossata normalmente, soprattutto se priva di cappuccio come quella descritta da Carolina, non integra automaticamente questa fattispecie.

Il caso arriva in Parlamento

Il giorno dopo, sempre Repubblica ha riportato che il caso è arrivato all'attenzione della politica con un'iniziativa di Italia Viva: la deputata Marianna Madia intende chiedere chiarimenti sull'operato delle forze dell'ordine al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.

Anche Matteo Renzi è intervenuto, distinguendo il contrasto alle violenze durante i cortei dal diritto di partecipare pacificamente a una manifestazione.

Per ora le circostanze riferite dalla studentessa restano la sua versione: non risulta ancora disponibile una ricostruzione pubblica completa da parte delle autorità coinvolte. Carolina, intanto, sostiene di non aver commesso alcun illecito e di voler continuare ad andare in piazza.

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