
Una storia con tutti gli ingredienti giusti per una serie tv: genitori alternativi, bambini cresciuti nel bosco, la battaglia contro le istituzioni, l'Italia divisa in due. Era quasi inevitabile che prima o poi spuntasse fuori il nome di Netflix.
Nelle ultime ore si è diffusa con insistenza la voce – rilanciata tra gli altri da La Stampa – di un accordo in corso tra la cosiddetta "famiglia nel bosco" e il colosso dello streaming per trasformare la vicenda di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion in una miniserie on demand.
I tre figli della coppia anglo-australiana si trovano in una casa famiglia di Vasto dallo scorso 20 novembre, dopo che il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ne ha disposto l'allontanamento dai genitori.
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La smentita dell'avvocata
A gelare i rumors ci ha pensato però la difesa della famiglia. L'avvocata Danila Solinas ha smentito ufficialmente le indiscrezioni, chiarendo che i Trevallion non hanno sottoscritto alcun contratto di cessione dei diritti con Netflix né hanno mai discusso di alcuna trattativa.
Le parole della legale sono nette: "Da giorni assistiamo alla falsa diffusione di notizie che non hanno altra finalità se non quella biecamente speculativa", aggiungendo che tali condotte si traducono in ulteriore sofferenza in un momento di assoluta drammaticità, e come tali meritano ferma censura.
Solinas ha anche escluso un'altra voce circolata negli ultimi giorni: quella di una richiesta di risarcimento danni da parte della coppia.
Intanto Catherine pubblica un libro
Nel mezzo di tutto questo, Catherine ha scritto un libro intitolato "La nostra vita libera", in uscita il 5 maggio: il primo tentativo della famiglia di riprendere in mano la propria narrazione, dopo mesi in cui la storia è stata raccontata da relazioni delle assistenti sociali, ordinanze del tribunale e articoli di cronaca.
L'appuntamento che conta davvero
Al di là dei rumors mediatici, il momento più importante si avvicina sul fronte legale. Il 21 aprile la Corte d'Appello dell'Aquila discuterà il reclamo presentato dai legali della famiglia, con cui si chiede la revoca dell'ordinanza di allontanamento dei bambini. È lì che si gioca la partita vera, non su Netflix.