Un uomo anziano in abito scuro e cravatta rossa sta in piedi davanti a una folla sfuocata

Si chiama Donald, proprio come Paperino, che in inglese è Donald Duck. E dopo le elezioni Midterm, Donald Trump si ritrova a fare i conti con un'altra anatra: quella "zoppa".

Nessun nuovo soprannome inventato dai suoi avversari, né un riferimento al celebre personaggio Disney.

Nella politica americana esiste infatti un'espressione ben precisa, lame duck, che significa letteralmente "anatra zoppa" e viene utilizzata per descrivere un presidente arrivato alla fase finale del proprio mandato o con prospettive di potere ridotte.

Ed è proprio la situazione in cui si trova il presidente degli Stati Uniti dopo le elezioni del 3 novembre 2026: i Democratici hanno conquistato il controllo della Camera e del Senato, lasciando Trump con un Congresso politicamente avverso per gli ultimi due anni alla Casa Bianca.

Ma perché gli americani utilizzano un termine così particolare? E soprattutto, cosa cambia concretamente per il presidente?

Indice

  1. Cosa significa “lame duck” e perché si dice “anatra zoppa”?
  2. Perché Donald Trump viene considerato un'anatra zoppa dopo le Midterm?
  3. Cosa cambia per Trump con il Congresso controllato dai Democratici?
  4. Da dove arriva l'espressione “lame duck”? L'origine è sorprendente

Cosa significa “lame duck” e perché si dice “anatra zoppa”?

Nel linguaggio politico statunitense, l'espressione lame duck viene utilizzata per indicare un politico che si trova ancora in carica, ma che si avvicina alla conclusione del proprio mandato, spesso senza la possibilità di essere rieletto.

L'immagine è piuttosto intuitiva: un'anatra zoppa può ancora muoversi, ma procede con difficoltà. Allo stesso modo, un politico definito lame duck continua a esercitare le proprie funzioni, pur trovandosi in una posizione potenzialmente meno forte rispetto al passato.

Il termine viene utilizzato soprattutto per i presidenti che stanno terminando il secondo mandato, ma può riferirsi anche a parlamentari che hanno perso le elezioni e rimangono in carica fino all'insediamento dei successori.

Naturalmente, essere un'anatra zoppa non significa perdere automaticamente i propri poteri costituzionali. È una definizione politica, non una condizione giuridica che riduce le prerogative del presidente.

Perché Donald Trump viene considerato un'anatra zoppa dopo le Midterm?

La risposta si trova nei risultati delle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026, quando gli americani sono tornati alle urne per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e una parte del Senato.

Il risultato è stato una sconfitta per il Partito Repubblicano, che ha perso il controllo di entrambe le camere del Congresso a favore dei Democratici.

Un cambiamento significativo per Donald Trump, che nei primi due anni del suo secondo mandato aveva potuto contare su maggioranze repubblicane alla Camera e al Senato.

Ora lo scenario è diverso: con l'insediamento del nuovo Congresso, previsto per il 3 gennaio 2027, il presidente dovrà confrontarsi con maggioranze parlamentari di opposizione, rendendo più difficile l'approvazione di nuove leggi e la realizzazione del proprio programma politico.

Trump era già tecnicamente una “lame duck” prima delle Midterm, perché la Costituzione americana, attraverso il 22° emendamento, impedisce a una persona di essere eletta presidente più di due volte.

Dopo aver vinto nel 2016 e nel 2024, Trump sta quindi svolgendo il suo secondo e ultimo mandato secondo le regole costituzionali attuali.

Cosa cambia per Trump con il Congresso controllato dai Democratici?

La sconfitta elettorale non comporta la fine anticipata della presidenza Trump, che resta in carica fino al 20 gennaio 2029. Tuttavia, può incidere profondamente sulla sua capacità di governare.

Negli Stati Uniti il presidente non può approvare da solo tutte le leggi. Perché un provvedimento legislativo ordinario diventi legge, generalmente deve essere approvato sia dalla Camera sia dal Senato e poi sottoposto al presidente.

Con entrambe le camere controllate dai Democratici, Trump avrà quindi maggiori difficoltà a far approvare le proprie proposte, a meno di trovare accordi con l'opposizione.

E non è tutto. Il Congresso dispone anche di strumenti di controllo sull'esecutivo, tra cui commissioni parlamentari, audizioni e indagini sull'operato dell'amministrazione.

Il Senato, inoltre, ha un ruolo fondamentale nella conferma di numerose nomine presidenziali, comprese quelle dei giudici federali e di importanti funzionari.

Trump, però, non diventa un presidente senza poteri. Mantiene le prerogative dell'esecutivo, può esercitare il diritto di veto sulle leggi approvate dal Congresso e continuare a intervenire nelle materie di propria competenza.

Per superare un veto presidenziale, ad esempio, servono maggioranze di due terzi in entrambe le camere. Dunque, più che un presidente impossibilitato a governare, Trump diventa un presidente costretto a confrontarsi con ostacoli politici più consistenti.

Da dove arriva l'espressione “lame duck”? L'origine è sorprendente

La cosa più curiosa è che l'espressione lame duck non nasce affatto nel mondo della politica americana. E nemmeno in quello degli animali.

Le sue origini risalgono alla Gran Bretagna del Settecento, quando veniva utilizzata negli ambienti finanziari per descrivere gli operatori economici che non riuscivano a far fronte ai propri debiti.

Chi si trovava in questa condizione veniva paragonato a un'anatra ferita o incapace di muoversi normalmente: una figura in difficoltà, vulnerabile e con un margine d'azione limitato. Soltanto in seguito il termine ha assunto un significato politico.

Secondo le ricostruzioni del Congressional Research Service, già nell'Ottocento l'espressione veniva applicata ai rappresentanti pubblici destinati a lasciare il proprio incarico.

Negli Stati Uniti il suo utilizzo è diventato particolarmente comune per indicare i politici sconfitti alle elezioni che rimangono in carica per un periodo prima di essere sostituiti.

Da qui deriva anche l'espressione lame-duck session, utilizzata per descrivere le sedute del Congresso che si svolgono dopo le elezioni di novembre, ma prima dell'insediamento dei nuovi parlamentari a gennaio.

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