
Ci sono immagini che, anche se le hai viste una sola volta, ti restano in testa. Le cover degli album fanno parte di questa categoria: non sono solo “la foto davanti alla musica”, ma un pezzo del racconto, dell’identità di un artista, spesso perfino della cultura pop di un’epoca.
E allora non sorprende che, online, qualcuno abbia deciso di rileggerle in chiave Pokémon: l'artista @maha_sattva, che le ha pubblicate sul suo profilo Instagram. Il risultato? Un gioco visivo che non è solo divertente, ma anche sorprendentemente intelligente.
Indice
Album iconici e dove trovarli
Nelle immagini, album iconici vengono rivisitati sostituendo i protagonisti originali con personaggi del mondo Pokémon: da Frank Ocean con Psyduck a Kendrick Lamar con Pikachu, passando per Nirvana con Squirtle, 50 Cent con Machamp, Tame Impala con Voltorb o Mac Miller con Snorlax.
A prima vista sembrano meme ben fatti. In realtà funzionano perché mettono insieme due immaginari potentissimi, entrambi immediatamente riconoscibili.
Perché questo mix funziona così bene
Da una parte c’è la musica, con copertine che ormai sono entrate nell’immaginario collettivo. Dall’altra ci sono i Pokémon, che per tantissimi ragazzi non sono solo un cartone o un videogioco dell’infanzia, ma un linguaggio condiviso, un archivio emotivo e visivo che continua a essere attuale.
Quando questi due mondi si incontrano, non nasce solo una parodia: nasce una specie di traduzione culturale.
Non è solo sostituzione: è scelta simbolica
È questo il punto interessante. Queste cover non si limitano a sostituire un volto con un Pokémon. Scelgono quasi sempre un personaggio che, per espressione, energia o aura, riesce a evocare qualcosa dell’album originale.
Psyduck dentro Blonde non è lì a caso: quella sua aria spaesata, introspettiva, quasi vulnerabile, dialoga bene con l’atmosfera emotiva e sospesa del disco di Frank Ocean.
Pikachu al posto di Kendrick in DAMN. crea invece un contrasto ironico fortissimo: un personaggio tenero e pop inserito in una cover severa, asciutta, quasi brutale. Ed è proprio quello scarto a renderla efficace.
In altri casi, il meccanismo è ancora più immediato. Voltorb dentro Currents di Tame Impala sembra quasi nato per stare lì: forma, colori, tensione visiva, tutto torna.
Squirtle nella rilettura di Nevermind gioca con un’immagine che è già una delle più famose della storia del rock, ma la piega in una direzione più pop e surreale senza perdere il colpo d’occhio dell’originale.

Un linguaggio che parla davvero alla Gen Z
Il bello è che queste immagini parlano perfettamente alla Gen Z senza doverla trattare da pubblico “facile”. Perché la Gen Z è cresciuta dentro una cultura visiva fatta di remix, reference, citazioni, mash-up, fandom e riletture continue.
Riconoscere un album e, nello stesso tempo, cogliere il senso della sostituzione con un Pokémon significa partecipare a un gioco culturale. Non serve una spiegazione lunga: basta avere familiarità con certi codici.
Un omaggio pop che va oltre la gag
Alla fine, il punto non è capire se siano meglio delle originali. Le cover vere restano quello che sono, cioè opere pensate in un preciso contesto artistico e musicale.
Ma queste reinterpretazioni mostrano una cosa importante: che la cultura pop continua a vivere proprio quando viene rimessa in circolo, contaminata, reinterpretata da chi la abita.
Ed è forse per questo che vedere Gastly, Haunter e Gengar al posto di Kids See Ghosts, oppure Machamp al posto di 50 Cent, non sembra solo una gag. Sembra il modo in cui internet, oggi, sceglie di rendere omaggio ai suoi miti: mescolando mondi diversi, abbassando i confini tra culto e meme, tra memoria e remix.
