In Corea corre l'anno 114... e altre cose assurde che non sapevi del Paese di Kim Jong Un articolo

Immaginate di svegliarvi domani mattina, controllare il calendario sul telefono e scoprire che non siamo più nel 2026, ma nell'anno 114. Non è l'inizio di un film di fantascienza, ma la realtà quotidiana per chi vive oltre il trentottesimo parallelo.

In Corea del Nord, il tempo non scorre come nel resto del mondo: tutto, dal modo in cui conti gli anni a come decidi di pettinarti la mattina, è regolato da un sistema che sembra uscito dalle pagine più cupe di George Orwell. Varcare quel confine significa entrare in una bolla dove la modernità occidentale è vista come un virus da combattere con leggi che, ai nostri occhi, appaiono semplicemente incredibili.

Indice

  1. Come funziona il calendario in Corea del Nord
  2. 28 tagli di capelli ammessi
  3. L'incubo dei blu jeans
  4. L'obbligo dell'inchino
  5. Di generazione in generazione

Come funziona il calendario in Corea del Nord

Mentre il resto del pianeta segue il calendario gregoriano, la Corea del Nord adotta il sistema Juche. L'anno uno non coincide con la nascita di Cristo, ma con quella del "Grande Leader" Kim Il-sung, avvenuta nel 1912. Questo significa che oggi, per i cittadini di Pyongyang, corre ufficialmente l'anno 114. Un modo per ribadire che la storia del Paese ha un unico, vero baricentro.

28 tagli di capelli ammessi

Dimentica le sfumature di tendenza o i colori stravaganti visti sui social. Lo Stato ha pubblicato un elenco ufficiale di 28 acconciature legali: 10 per gli uomini e 18 per le donne. Uscire da questi canoni non è solo un "passo falso" di moda, ma un comportamento punibile. La simmetria e l'ordine dei capelli sono considerati specchio della lealtà verso il regime.

L'incubo dei blu jeans

Per noi sono il capo d'abbigliamento più comune, ma in Corea del Nord indossare il denim è un reato grave. Il motivo? I jeans sono considerati il simbolo per eccellenza dell'imperialismo americano. Chi viene sorpreso a indossarli rischia la detenzione e lunghi periodi di "rieducazione" per estirpare l'influenza culturale nemica.

L'obbligo dell'inchino

La devozione alla famiglia Kim non è facoltativa. Ogni cittadino, e persino i turisti stranieri, hanno l'obbligo di inchinarsi davanti alle mastodontiche statue di Kim Il-sung e Kim Jong-il che dominano le piazze. Rifiutarsi di compiere questo gesto non è visto come una scelta personale, ma come un crimine politico contro lo Stato.

Di generazione in generazione

La norma più spaventosa riguarda la responsabilità collettiva. Se un individuo commette un crimine politico, la colpa "infetta" l'intero albero genealogico. Secondo il sistema di punizione vigente, i genitori, i figli e persino i nipoti del colpevole possono essere mandati nei campi di lavoro. È una strategia per annientare sul nascere ogni forma di dissenso, legando il destino di ogni persona a quello dei propri cari.

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
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