Studente esce di casa con lo zaino

Nel 2025 chi vive in Italia ha lasciato la casa dei genitori a 30,2 anni in media, secondo i dati diffusi da Eurostat il 15 settembre 2026. È quasi quattro anni più tardi rispetto alla media dell'Unione europea, fissata a 26,3 anni.

Il numero arriva dalla Labour Force Survey europea, l'indagine che l'ufficio statistico Ue incrocia ogni anno con i dati sull'occupazione giovanile. Il confronto tra i due indicatori, l'età di uscita di casa e il tasso di occupazione dei 20-29enni, racconta perché l'Italia resti bloccata su questi numeri da anni.

C'è poi un altro dato, questa volta di casa Istat, che completa il quadro: quasi sette under 35 su dieci vivono ancora con mamma e papà. Ecco come si legge davvero questa fotografia, tra confronti europei e situazione italiana.

Indice

  1. L'uscita dalla casa dei genitori arriva a 30,2 anni
  2. Quasi sette under 35 su dieci vivono con i genitori
  3. L'occupazione giovanile italiana è ultima nell'Unione europea
  4. Nel Nord Europa si esce di casa prima dei 23 anni

L'uscita dalla casa dei genitori arriva a 30,2 anni

Il dato più recente fa riflettere: nel 2025 l'età media in cui gli italiani hanno lasciato la famiglia d'origine è salita a 30,2 anni. Un anno prima, nel 2024, il valore era di 30,1 anni: la tendenza, insomma, non si sta invertendo, anzi cresce di pochi decimi ma con costanza.

In tutta l'Unione europea, solo tre Paesi registrano un'età media più alta di quella italiana: Croazia, Grecia e Slovacchia. La Spagna, invece, si ferma esattamente sullo stesso valore dell'Italia, 30,2 anni. Un dettaglio che conferma quanto il fenomeno riguardi in modo particolare l'area mediterranea del continente.

Quasi sette under 35 su dieci vivono con i genitori

Al di là dell'età media di uscita, c'è un altro numero che pesa: secondo l'Istat, il 69,4% degli under 35 italiani vive ancora con i genitori. Nel resto d'Europa la quota si ferma al 50,6%, quasi venti punti più in basso.

Nel 2012 il dato italiano era già alto, ma non a questi livelli: la quota era del 61,4%. In poco più di un decennio, quindi, la permanenza in famiglia è cresciuta di quasi otto punti percentuali, andando in direzione opposta rispetto a quanto ci si aspetterebbe con l'avanzare degli anni.

Il divario territoriale, poi, è netto. Nel Mezzogiorno vive ancora con i genitori il 71,5% dei 18-34enni, mentre al Nord la quota scende al 64,3%. Una differenza di sette punti che riflette condizioni del mercato del lavoro molto diverse tra le due aree del Paese.

L'occupazione giovanile italiana è ultima nell'Unione europea

Il tema del lavoro, a questo punto, diventa centrale. Nel 2025 in Italia era occupato solo il 47,6% dei giovani tra 20 e 29 anni: è il dato più basso di tutta l'Unione europea, dove la media si è fermata al 65,5%.

Un divario che non è casuale. Secondo Eurostat, nei Paesi dove i giovani escono di casa prima del dato medio Ue, cioè prima dei 26,3 anni, il tasso di occupazione giovanile va ben oltre il 65,5% nella maggior parte dei casi. Vale per Paesi Bassi, Danimarca, Germania e Svezia, tutti Paesi dove i ventenni lavorano di più e prima.

Bisogna però essere precisi su un punto. Lo stesso Eurostat chiarisce che il confronto tra i due indicatori descrive una relazione, non un rapporto diretto di causa ed effetto. In altre parole: dove si lavora prima, spesso si esce prima di casa, ma non è detto che la mancanza di lavoro sia l'unica causa della permanenza in famiglia.

Nel Nord Europa si esce di casa prima dei 23 anni

Il confronto con il Nord Europa resta il più impietoso di tutti. In Finlandia i giovani lasciano la casa dei genitori a 21,4 anni, in Danimarca a 21,8: la distanza con l'Italia supera gli otto anni e, nel caso finlandese, arriva quasi a nove.

All'estremo opposto della classifica, oltre all'Italia, si posizionano Croazia con il valore più alto di tutta l'Ue, 31,5 anni, e Grecia insieme a Slovacchia, entrambe a 30,9 anni. La media Ue del 2025, va ricordato, si è fermata a 26,3 anni, in leggerissimo aumento rispetto ai 26,2 del 2024.

La fotografia che ne esce è quella di un'Europa spaccata in due velocità. Da un lato i Paesi del Nord, dove l'autonomia arriva prima dei 23 anni; dall'altro l'area mediterranea e alcuni Paesi dell'Est, dove il passaggio alla vita da soli si sposta sempre più avanti, trascinando con sé tutte le scelte che di solito seguono, dal lavoro stabile alla casa in affitto o in mutuo.

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