
Sembrava il classico affare facile trovato online: mandi un messaggio, usi il tuo bonus cultura e in cambio ricevi soldi veri. Meno dei 500 euro previsti dalla Carta, certo, ma subito disponibili.
Peccato che, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza di Torino, si trattasse di un sistema illecito. E adesso 190 giovani si ritrovano con sanzioni amministrative che, complessivamente, superano 1,3 milioni di euro.
L’operazione, coordinata dalla Procura di Torino, si chiama “Jack Bonus” e riguarda la Carta Cultura Giovani 2025, il contributo da 500 euro pensato per acquistare libri, biglietti per cinema, teatro, musei, strumenti musicali, abbonamenti a giornali e altri prodotti o servizi culturali.
Il Ministero della Cultura chiarisce infatti che le Carte sono individuali, nominative, del valore di 500 euro e utilizzabili solo per specifiche categorie di acquisti culturali; inoltre, non possono essere convertite in buoni spesa sostitutivi generati dall’esercente.
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Come funzionava la truffa della Carta Cultura
Il meccanismo, secondo gli investigatori, era semplice: un commerciante torinese attivo nell’e-commerce raccoglieva i voucher degli studenti e li trasformava in denaro contante, senza che dietro ci fosse un vero acquisto di beni o servizi.
In pratica, il bonus veniva trattato come se fosse un bancomat. Ma, chiaramente, non lo è.
La Carta Cultura nasce per sostenere l’accesso dei giovani alla cultura, non per essere scambiata con soldi. Per questo, la normativa prevede che il credito venga usato solo per acquisti ammessi: libri, musica, spettacoli, musei, corsi di lingua, teatro, danza e altri prodotti culturali.
Anche il portale TorinoGiovani ricorda che le carte sono nominative, cumulabili, del valore di 500 euro ciascuna e non convertibili in buoni sostitutivi generati dall’esercente.
Nel caso scoperto a Torino, invece, i ragazzi avrebbero ceduto il proprio voucher in cambio di una somma inferiore al valore nominale del bonus. Una perdita immediata, accettata pur di avere denaro liquido invece di usare il contributo per gli scopi previsti.
Il ruolo dei social e degli influencer
A rendere il caso ancora più significativo è il canale usato per diffondere la proposta. Secondo quanto emerso dalle indagini, la rete passava anche dai social network.
In alcuni casi, secondo quanto accertato dagli investigatori del 1° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Torino la promozione del sistema sarebbe avvenuta con il coinvolgimento di influencer.
Le sanzioni agli studenti
Il bilancio dell’operazione è pesante: 190 giovani sono stati raggiunti da sanzioni amministrative.
Tutti loro dovranno restituire la somma illecitamente spesa oltre ad una una sanzione amministrativa pecuniaria - stabilita dal prefetto - di importo compreso tra dieci e cinquanta volte la somma indebitamente percepita o erogata e comunque non inferiore nel minimo a 1.000 euro.
Da quanto riportano gli organi di stampa, l'importo complessivo supera 1,3 milioni di euro, calcolati sul valore minimo previsto dalla legge.
Il titolare dell’attività commerciale, invece, è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo le stime degli inquirenti, avrebbe ricavato dal sistema un profitto superiore a 83.000 euro.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari: questo significa che ogni valutazione va considerata allo stato degli atti e nel rispetto della presunzione di innocenza.