
Blanco non ha scelto un jet privato o una passerella scintillante per il suo ritorno. Ha scelto la polvere della provincia bresciana, il sudore e una fatica lunga 42 chilometri. Da Cisano a Calvagese della Riviera, il cantante ha attraversato il suo mondo a piedi per consegnare la prima copia del suo nuovo album, "Ma’", alla persona che lo ha messo al mondo: sua madre.
Dopo i tour mondiali e i riflettori di Sanremo, Riccardo (questo il suo vero nome) è sparito, confessando di essere finito in un "buco nero", vivendo momenti di rabbia cieca e profonda solitudine.
La terapia e la fragilità
La vera maratona di Blanco non è stata quella tra le strade bresciane, ma quella dentro se stesso: "La prima volta che sono entrato dal terapeuta tremavo come un bambino dopo appena tre minuti". Ammettere di non farcela da soli è stato il suo atto di coraggio più grande.
Questa "maledetta rabbia", come recita uno dei suoi nuovi brani, lo ha portato a farsi del male, ma lo ha anche costretto a capire che per rinascere bisogna accettare di essere anche fragili.
Il ritorno alle radici
Il nuovo album, che in copertina mostra una foto di lui bambino scattata dal papà, parla proprio di questo: il bisogno di cadere in basso per ritrovare la mano tesa di chi ci ama per quello che siamo, non per quello che rappresentiamo.
Mentre percorreva quegli ultimi chilometri verso casa, Blanco ha invitato chi lo seguiva a trovare un senso profondo nel movimento. Un invito a non correre a vuoto dietro a traguardi finti, ma a camminare, anche lentamente, verso ciò che conta davvero: la propria casa interiore.