Siccità

Con El Niño il pianeta sta entrando in una “zona di pericolo” inesplorata. L'avvertimento del segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, lascia poco spazio ai dubbi: siamo di fronte a un fenomeno di “proporzioni gigantesche”. 

Con una probabilità prossima al 100%, l'anomalia termica del Pacifico persisterà fino a febbraio 2027, combinandosi con il riscaldamento globale antropico. Il risultato sarà estremo: il 2027 si appresta a diventare l'anno più caldo mai registrato

Tra uragani simultanei, siccità e una grave minaccia per la sicurezza alimentare mondiale, il mondo deve prepararsi ad affrontare un impatto climatico senza precedenti.

Indice

  1. Acque calde e inesplorate: la mobilitazione senza precedenti dell'OMM
  2. Tre uragani simultanei nel Pacifico: la fotografia del disastro
  3. Dalla fame acuta ai raccolti bruciati: un domino globale
  4. Le conseguenze in Europa e l'estate infinita in Italia

Acque calde e inesplorate: la mobilitazione senza precedenti dell'OMM

Per descrivere l'ignoto, servono parole nette. E quelle del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, delineano uno scenario critico. “La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando”, ha dichiarato. Le temperature oceaniche in costante aumento stanno spingendo il clima globale oltre i limiti noti.

Questo super El Niño – il più forte degli ultimi 70 anni – nasce dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, ma i suoi tentacoli termici avvolgeranno l'intero globo. 

L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha dovuto premere il “bottone rosso”. La segretaria generale Celeste Saulo ha sottolineato come il fenomeno abbia il potenziale di “infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo”. La gravità della situazione è tale che l'OMM ha avviato una cooperazione globale mai vista nei suoi 50 anni di storia per coordinare i sistemi di allerta precoce. 

L'equazione climatica è spietata: la combinazione tra questo evento naturale e la crisi innescata dalle emissioni umane farà spazzare via ogni record termico precedente, rendendo quasi certamente il 2027 l'anno più caldo della storia e avvicinandoci pericolosamente alla soglia critica di +1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Tre uragani simultanei nel Pacifico: la fotografia del disastro

Se le parole dell'Onu tratteggiano il rischio, le immagini satellitari lo certificano. Nel Pacifico equatoriale, dove ad agosto si è toccato il record mondiale di temperatura media superficiale di 21,1 gradi, si è formata una configurazione atmosferica tanto rara quanto letale: tre grandi uragani attivi contemporaneamente.

A guidare questa marcia distruttiva verso le Hawaii c'è Lowell, un mostro di categoria 5, seguito da Karina (categoria 4) e dalla tempesta Marie, in rapida intensificazione. “Il riscaldamento causato da El Niño crea le condizioni per queste tempeste, che sono alimentate in gran parte dalle acque calde”, ha spiegato Julia Cole, climatologa dell'Università del Michigan, confermando che la genesi di tre cicloni simultanei è “sicuramente un evento raro”. 

L'immensa energia termica sprigionata dall'oceano si traduce in tempeste sempre più violente. L'unico, flebile effetto collaterale positivo di questa dinamica è una contestuale diminuzione degli uragani nell'Atlantico.

Dalla fame acuta ai raccolti bruciati: un domino globale

Gli effetti di El Niño variano drasticamente a seconda della geografia, creando un mosaico globale di siccità e alluvioni. In Sudamerica, i disastri sono già iniziati. Se Perù, El Salvador e Panama hanno già dichiarato lo stato di allerta, in Argentina si attende un autunno di piogge torrenziali, con un incremento delle precipitazioni stimato fino al 90% entro dicembre. Al contrario, il Sudan affronta una drammatica siccità, mentre il sud-est asiatico e l'Australia si preparano a una devastante stagione di incendi boschivi.

Paesaggio cittadino con caldo estremo

A pagare il prezzo più alto è il settore primario. In India, l'indebolimento del monsone ha portato al livello di piogge più basso dal 2009 (un calo del 15%), minacciando direttamente i raccolti di riso, mais, soia e cotone. In Perù, l'industria ittica è in ginocchio a causa della decimazione delle acciughe. 

Un effetto domino che, secondo il Programma Alimentare Mondiale, rischia di spingere circa 50 milioni di persone in una condizione di fame acuta.

Le conseguenze in Europa e l'estate infinita in Italia

Sebbene l'Europa si trovi quasi agli antipodi rispetto al “motore” di El Niño e ne subisca un'influenza meno diretta, il Vecchio Continente non è immune. I modelli previsionali per il periodo autunnale e invernale suggeriscono una maggiore probabilità di temperature superiori alla norma e inverni insolitamente miti.

In Italia, gli effetti di un clima impazzito si stanno già misurando in termini economici. Con temperature persistenti che toccano i 37°C e un'estate che non accenna a ritirarsi, il settore agricolo è allo stremo. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, il conto dei danni ha già superato i 2 miliardi di euro, tra rese agricole collassate e giornate di lavoro perse. L'appello della Confederazione è perentorio: “Non è più sufficiente intervenire ogni volta sull'emergenza o limitarsi a misure in gran parte nazionali o regionali. Serve una strategia europea vera e propria, più lungimirante”. 

Non c'è più tempo da perdere: per arginare il caos climatico, serve una risposta eccezionale e su scala globale.

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