alessitimia

Hai presente quella sensazione di essere agitato, teso, fuori asse - ma senza riuscire a capire esattamente perché o cosa stai provando? Non è solo un momento di confusione. Per alcune persone è la norma. E ha persino un nome.

Si chiama alessitimia - dal greco a (mancanza), lexis (parola) e thymos (emozione). Letteralmente: nessuna parola per le emozioni. A coniarlo per la prima volta è stato lo psicoterapeuta Peter Sifneos, per descrivere alcuni suoi pazienti che presentavano difficoltà a identificare ed esprimere i propri sentimenti.

Indice

  1. Non è l'assenza di emozioni. È l'incapacità di riconoscerle
  2. Come si riconosce
  3. Quando il corpo parla al posto tuo
  4. Le cause: spesso si torna all'infanzia
  5. Chi è più a rischio
  6. Si può fare qualcosa?

Non è l'assenza di emozioni. È l'incapacità di riconoscerle

Primo chiarimento importante: l'alessitimia non va confusa con l'anaffettività. La persona anaffettiva è incapace di provare emozioni, mentre l'alessitimico non riconosce e non sa descrivere i propri stati emotivi né quelli altrui. 

Le emozioni ci sono, ma è come se mancasse il traduttore. Il segnale arriva, ma non viene decodificato.

Come si riconosce

Chi soffre di alessitimia ha grandi difficoltà a individuare quali siano i motivi che la spingono a provare o esprimere le proprie emozioni, e al contempo non riesce a interpretare le emozioni altrui. La capacità immaginativa è ridotta, talvolta inesistente, e manca la capacità di introspezione.

In pratica: il dialogo tende a essere privo di intensità emotiva, in quanto mancano i riferimenti a vissuti interiori, a desideri, a paure o sentimenti. Le persone alessitimiche tendono a descrivere gli eventi con dovizia di particolari, ma la comunicazione risulta piatta, carente di immaginazione.

Risultato? Sembrano freddi, distaccati, difficili da raggiungere. Ma non è cinismo - è un vero e proprio blocco nell'elaborazione emotiva.

Quando il corpo parla al posto tuo

Uno degli effetti più subdoli dell'alessitimia è la somatizzazione: la tendenza a soffermarsi sui correlati fisici legati all'attivazione emotiva, amplificandoli e interpretandoli erroneamente come sintomi di una malattia, attivando preoccupazioni ipocondriache.

In sostanza, l'emozione che non riesci a nominare si trasforma in mal di testa, dolore allo stomaco, tensione muscolare. Il corpo esprime quello che la mente non riesce a elaborare.

Le cause: spesso si torna all'infanzia

Tra le cause principali dell'alessitimia va considerato il rapporto con i genitori durante l'infanzia. Il disturbo può dipendere dalla crescita in un ambiente invalidante, in cui manca un'adeguata relazione affettiva che permetta al bambino di sviluppare le proprie abilità cognitive e la capacità di modulare il proprio stato emotivo.

Ma non solo: l'alessitimia può essere anche acquisita, insorta in seguito a una lesione cerebrale - per esempio a causa di un incidente o di un infortunio sportivo - o a malattie neurodegenerative come il Parkinson o a seguito di un ictus cerebrale.

Chi è più a rischio

Si stima che l'alessitimia abbia un tasso di prevalenza del 10% nella popolazione generale. 

Non è quindi un fenomeno raro. Il retaggio culturale che spinge a insegnare più favorevolmente agli uomini capacità pratiche piuttosto che affettive sembra spiegare il loro maggior numero tra i soggetti alessitimici rispetto alle donne.

Gli alessitimici oscillano spesso tra comportamenti amorevoli e distacchi improvvisi e apparentemente immotivati.

L'assenza di uno scambio emotivo e la mancanza di una comunicazione efficace possono portare a continui conflitti con il partner, che potrebbe convincersi della mancanza di interesse per i propri stati d'animo.

Si può fare qualcosa?

L'alessitimia per la psicologia non è di per sé una patologia - non è presente nel DSM-5 - ma rappresenta un modo di essere che può essere connesso a un ampio spettro di disturbi sia fisici sia psichici.

La psicoterapia a orientamento cognitivo-comportamentale sembra essere il trattamento attualmente più efficace. Il compito del terapeuta è aiutare i pazienti alessitimici a esprimere, riconoscere e gestire le proprie emozioni. Non è un percorso veloce, ma è un percorso possibile.

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