Scena dalla miniserie tv

Il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di Tim Curry, attore eclettico e dal talento smisurato, entrato di diritto nell'immaginario collettivo di un'intera generazione. Per chi è cresciuto negli anni novanta, il suo volto resterà per sempre associato a lunghe notti insonni: è stato lui, infatti, a dare vita per la prima volta a Pennywise, l’inquietante pagliaccio della miniserie televisiva "It", tratta dal monumentale romanzo di Stephen King. 

L'attore si è spento all'età di 80 anni la sera del 25 agosto 2026 nella sua abitazione di Los Angeles. La sua salute si era progressivamente aggravata negli ultimi anni, in seguito alle complicazioni dovute a un grave ictus che lo aveva colpito nel 2012, costringendolo a proseguire la propria carriera prevalentemente come doppiatore e su sedia a rotelle.

Indice

  1. Il segreto di un Pennywise che agghiaccia senza CGI
  2. Il compromesso sul trucco
  3. Le curiosità dal set: il terrore del cast e un finale deludente
  4. Oltre il clown: una carriera tra cult movie ed eclettismo

Il segreto di un Pennywise che agghiaccia senza CGI

A differenza delle moderne trasposizioni cinematografiche, che possono contare sull'ausilio massiccio della computer grafica, il suo Pennywise si affidava quasi interamente alla spaventosa mimica facciale dell'attore, alla sua voce grottesca e a una risata capace di gelare il sangue. Il genio di Curry è stato quello di costruire un clown subdolo e teatrale: alternava momenti di comica e goffa innocenza, a improvvise esplosioni di malvagità.

È stata proprio questa sua capacità di corrompere un simbolo di gioia infantile a "traumatizzare" i giovani spettatori dell'epoca.

Il compromesso sul trucco

Eppure, dietro quella maschera di cerone bianco e sorrisi diabolici, l'attore britannico non si è affatto divertito. Dalle interviste sul dietro le quinte è emerso che Curry fu a lungo titubante prima di accettare la parte. Pochi anni prima, infatti, aveva sopportato sessioni di trucco infernali per interpretare il Signore delle Tenebre nel film "Legend" di Ridley Scott. Odiava l'idea di dover recitare nuovamente coperto da pesanti protesi.

Il suo timore principale era che un trucco troppo invasivo potesse seppellire la sua reale espressione, togliendo sfumature a un personaggio che doveva terrorizzare con lo sguardo. L'attore lottò per ridurre al minimo gli strati di lattice e il regista Tommy Lee Wallace gli diede ragione, capendo che il viso naturale di Curry era già sufficientemente inquietante. Nonostante il compromesso, il fastidio fisico rese comunque le settimane di riprese un'esperienza a tratti estenuante.

Le curiosità dal set: il terrore del cast e un finale deludente

L'immedesimazione di Curry nel ruolo fu però totale, tanto da generare aneddoti memorabili sul set. Il suo Pennywise era talmente credibile che i giovani attori che interpretavano il "Club dei Perdenti" ne erano genuinamente terrorizzati. Durante le pause dalle riprese, i ragazzini lo evitavano attivamente; Curry, dal canto suo, scelse di assecondare questa dinamica, isolandosi di proposito per mantenere alta la tensione emotiva e rendere le reazioni di paura sullo schermo del tutto autentiche.

Un'altra curiosità confessata dallo stesso attore riguarda l'epilogo della miniserie. Curry non nascose mai la sua delusione per il finale: riteneva che il gigantesco ragno meccanico, utilizzato per mostrare la vera forma del mostro, fosse infinitamente meno spaventoso rispetto al terrore psicologico scatenato dal suo clown.

Oltre il clown: una carriera tra cult movie ed eclettismo

Sebbene il pubblico degli anni novanta lo ricordi vividamente nei panni del demoniaco pagliaccio di Derry, la carriera di Tim Curry si estende ben oltre il perimetro dell'horror televisivo. Il suo nome era già entrato nella storia del cinema nel 1975 grazie all'interpretazione dell'eccentrico e magnetico Dr. Frank-N-Furter nel cult assoluto "The Rocky Horror Picture Show", ruolo che ha ridefinito il concetto stesso di icona glamour e trasgressiva.

Negli anni successivi, l'attore britannico ha dimostrato una versatilità straordinaria: dall'arguto maggiordomo Wadsworth nel celebre giallo-commedia "Signori, il delitto è servito", allo stravagante direttore del Plaza Mr. Hector in "Mamma, ho riperso l'aereo: mi sono smarrito a New York", fino al ruolo del pirata Long John Silver in "I Muppet nell'isola del tesoro".

Un percorso artistico unico, arricchito anche da un'intensa attività come doppiatore e attore teatrale, che ha dimostrato la sua capacità di oscillare con naturalezza tra la commedia brillante, il fantasy e l'oscurità drammatica. 

Oggi salutiamo un interprete straordinario e il suo Pennywise continuerà a vivere, nascosto nei tombini della nostra memoria, sempre pronto a ricordarci che, laggiù, galleggiano tutti.

 

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