Daniele Grassucci
Autore
wannabe danika mori

Il problema non è parlare di sesso. Il problema è parlarne male. Riducendo così un lavoro, una scelta di vita, una persona, a un’etichetta comoda e sbrigativa. Perché, accanto alla curiosità morbosa sul tema, c’è sempre un bel po’ di ipocrisia e la tendenza al giudizio facile.

Così, nel nuovo episodio di Wannabe - il vodcast YouTube di Skuola.net - abbiamo voluto invitare Federica D’Amore, meglio conosciuta come Danika Mori, creatrice di contenuti e volto internazionale, che oggi affianca alla carriera “sul set” anche un’attività da divulgatrice per riportare il discorso su pornografia, relazioni e desiderio fuori dal terreno del tabù e dentro quello della responsabilità.

Vive tra Bucarest e la Spagna, viaggia da anni fuori dall’Italia e racconta la sua storia al di là del personaggio: “Ho cercato il senso”, dice, e da lì parte un discorso che va molto oltre le etichette.

Indice

  1. “Vivo tra Romania e Spagna, ma il mio luogo sicuro è Stefano”
  2. Diciassette anni insieme: le “regole” della relazione
  3. Come nasce Danika Mori: tra psicologia e marketing
  4. “Ho fatto scienze sociali, ero l’elemento dispari della classe”
  5. La reazione della famiglia: “Erano preoccupati, avrei voluto proteggerli”
  6. “Educazione, non capro espiatorio”: pornografia e adolescenza, differenza tra film e realtà
  7. Il suo Wannabe: “La bambina di 5 anni è orgogliosa”

“Vivo tra Romania e Spagna, ma il mio luogo sicuro è Stefano”

La prima cosa che Danika vuole mettere al centro è il contesto, ovvero la geografia di una vita iniziata in Sicilia, a Siracusa, e costruita lontana dai nostri confini: “Sono fuori dall’Italia da circa 9 anni”, spiega, in quanto in questo momento si muove “tra Romania e Spagna”. Senza contare che arriva “fisicamente da Ibiza”.

Un’idea di movimento continuo che torna anche dopo, quando il discorso scivola sul tema dell’appartenenza e della stabilità: “Il mio luogo è il mondo… non ho ancora trovato casa”

E questo è un dettaglio interessante, che racconta molto. Perché chi lavora con la propria immagine, spesso, si ritrova a gestire anche la propria esposizione come una frontiera mobile, da negoziare di volta in volta. E poi perché “una parte di me è ancora legata alla mia terra e forse un giorno, dopo aver girato il mondo, tornerò”. 

E, su questo, c’è spazio anche per un’aggiunta romantica, una dedica al suo compagno di vita (e di lavoro): “Il mio luogo sicuro è Stefano”.

Diciassette anni insieme: le “regole” della relazione

Danika racconta la sua relazione con Stefano (Steve Mori) partendo da un dato piuttosto sorprendente: stanno insieme da 17 anni

Poi però sposta subito il discorso su ciò che l’ha tenuta in piedi. All’inizio, spiega, avevano due approcci molto diversi. Lei aveva voglia di viaggiare, sperimentare, conoscere il mondo. Lui viveva le relazioni in modo più caotico: “Aveva già tre fidanzate, ognuna pensava di essere l’unica”

La svolta arriva quando Danika decide di mettere dei paletti. “Quando abbiamo messo le regole io ho detto: o facciamo friends with benefits oppure, se stiamo insieme, niente pause di riflessione. Se ci sono problemi li risolviamo insieme. Se mi lasci, io non torno”. Da lì in poi, dice, non si sono mai lasciati.

Al centro, quindi, un’idea precisa di relazione basata su chiarezza e responsabilità reciproca. “Io sono sempre stata una grande amica dei miei partner”, aggiunge, spiegando che, per lei, fiducia e comunicazione vengono prima di qualsiasi altra cosa.

Come nasce Danika Mori: tra psicologia e marketing

Passando al suo lavoro, all’inizio, racconta di come l’esperienza in webcam sia partita “un po’ per gioco” e un po’ per rendersi indipendente mentre studiava e lavorava. 

A un certo punto, un giorno, in chat le chiedono come si chiama. La proposta arriva da Stefano: Danica, il nome di una sua vecchia fidanzatina. Lei si ferma a pensarci, e accetta. “Mi piaceva perché era originale, non l’avevo mai sentito”, spiega. Decide di tenerlo, pur modificandolo subito: “Ho messo la K per essere più riconoscibile”.

Qui entra in gioco la sua formazione: “Avendo studiato psicologia e marketing ho detto: ok, questo nome funziona”. Anche il cognome arriva con lo stesso criterio. “Sapevo che su Google era più facile trovare nomi corti, sotto i dieci caratteri”. Cerca tra i cognomi italiani e sceglie Mori. “Il mio vero cognome è D’Amore”, racconta, “Danika Mori, Federica D’Amore… c’era un’assonanza che mi piaceva”.

Danika rilegge la sua scelta di vita anche in chiave psicologica. Definendola una “terapia di shock”, nata dal bisogno di fare pace con una sessualità vissuta “in una maniera poco sana”, tra colpa e autocensura.

E poi menziona l’evento che ha spostato tutto: la morte del primo fidanzato, a 17 anni. Un evento doloroso, che le ha permesso di mettere le cose in prospettiva scrollandosi di dosso il giudizio degli altri: “Mi sono chiesta veramente se io domani morissi… che cosa ho fatto?… ‘Oggi scelgo io’”. 

“Ho fatto scienze sociali, ero l’elemento dispari della classe”

Per un attimo, si torna pure a scuola: “Ho studiato scienze sociali e credo che sia stata la scelta migliore che abbia fatto nella mia vita”. La motivazione è che le interessava capire “perché gli esseri umani dicono sì, dicono no”, e quelle materie, racconta, le hanno dato “un quadro più complessivo” per leggere la realtà.

Sul voto di Maturità non ci gira troppo intorno: “È stato una m***a… al quarto anno sarei uscita con 97, al quinto anno sono uscita con 67, avrei preferito 69!”.

Ma ancora più eloquente è il suo autoritratto sociale: “Io mi consideravo l’elemento dispari della mia classe perché andavo d’accordo sia con le secchione che con quelle un po’ più scialle”. 

La reazione della famiglia: “Erano preoccupati, avrei voluto proteggerli”

La parte più delicata dell’intervista non è il sesso, bensì la famiglia. Anche se vive lontano, il contatto con i genitori è continuo. “Ci vediamo quasi tutti i giorni in videochiamata”, dice Danika, aggiungendo che paradossalmente li sente più presenti ora di quando viveva in Sicilia. 

All’inizio, però, non è stato facile. I genitori vengono a sapere del suo lavoro senza una spiegazione diretta e reagiscono con preoccupazione. Anzi, con paura. “Erano convinti che fossi finita in un giro di prostituzione, che Stefano mi sfruttasse”, racconta. La distanza, in quel momento, diventa anche comunicativa: lei è già andata via di casa, loro non hanno strumenti per leggere quello che sta succedendo. E così arriva il caos emotivo: “Mi sono sentita in colpa. Avrei voluto proteggerli, ma non sapevo come fare”.

Col passare del tempo, il dialogo cambia. Danika inizia a raccontarsi fuori dai contenuti, attraverso interviste e parole che danno contesto. Condivide quei racconti anche con la famiglia. “Hanno capito che è stata una scelta consapevole”, spiega.

E oggi parla di “amore incondizionato”. Dice di essersi sempre sentita amata come persona, anche quando le sue scelte non venivano comprese. “Il lavoro del genitore è amare i propri figli”, conclude.

“Educazione, non capro espiatorio”: pornografia e adolescenza, differenza tra film e realtà

Quando si entra nel tema più generazionale – ragazzi e contenuti per adulti – Danika non passa per la strada facile della predica. Al contrario, va sul concreto: “Se avessi figli, proverei a tenerli lontani dalla tecnologia almeno fino agli 11 anni”

Aggiungendo subito, però, che è ipocrita pensare di risolvere tutto con un divieto: “I ragazzi sono curiosi, gli ormoni si attivano più o meno da quell’età”.

Il punto, secondo lei, è che il mondo hard viene spesso usato come capro espiatorio. Si dà la colpa ai video e ci si lava le mani. Invece, dice la creator, serve una responsabilità collettiva: spiegare che quei contenuti sono “prodotti pensati per vendere”, costruiti sulla base della cultura e del mercato. Se il mercato vuole un certo stereotipo, quel contenuto verrà prodotto. Il problema, quindi, non è solo ciò che esiste online: è l’assenza di strumenti per interpretarlo.

E qui arriva la chiave della divulgazione: educazione sessuale ed emotiva, fatta da professionisti, sessuologi, persone capaci di parlare in modo corretto. “Il sesso parte dalle emozioni… dalla conoscenza biologica, psicologica. E soprattutto dal consenso”

Danika insiste, poi, su una frattura che vede ovunque: molti prendono il porno come se fosse didattico, ma “è come guardare Karate Kid e pretendere di saper fare karate”. Nella realtà ci sono tempi, ascolto, confini, linguaggi non verbali, parole.

Parlare prima non toglie la magia: la aumenta”, perché ti permette di capire “cosa piace e cosa no, di non far finta che siamo già tutti pronti, come nei film”.

Il suo Wannabe: “La bambina di 5 anni è orgogliosa”

Alla domanda “chi vorresti essere”, Danika spiazza tutti: “Non ho mai avuto idoli… ho sorpreso me stessa”. Il modello è lei, ma non in versione slogan motivazionale: “La bambina di 5 anni che è in me è davvero orgogliosa di essere riuscita a prendere delle scelte molto controverse senza mai tradire la mia anima”.

E chiude con un messaggio alla community di Skuola.net: “Studiare è importante, ma ci sono tante cose che non si imparano a scuola e non si smette mai di imparare. Non pensate che con i voti, con la laurea, col dottorato si finisca, sforzatevi veramente di andare oltre la dottrina”. 

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
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Wannabe Danika Mori, imparare dal porno: “È come guardare Karate Kid e pensare di saper fare karate”

Raccontare il proprio lavoro senza ipocrisie: la storia di Danika Mori tra scelte personali, relazioni, famiglia, educazione affettiva e sguardo critico sui contenuti per adulti.

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