Artisti Sanremo 2026

I testi delle canzoni di Sanremo 2026 sono stati pubblicati da ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’ a una settimana dall’inizio del Festival, in programma al Teatro Ariston dal 24 al 28 febbraio 2026. 

Trenta brani inediti, trenta storie da decifrare prima ancora di ascoltarle dal vivo. Come ogni anno, l’uscita dei testi è accompagnata da polemiche, interpretazioni, retroscena e prime letture a caldo: c’è chi cerca la frase destinata a diventare citazione, chi fiuta il tormentone, chi prova a capire se dietro un verso si nasconda un riferimento personale o politico.

In questa diretta seguiremo tutti gli aggiornamenti legati ai testi delle canzoni in gara, tra indiscrezioni, interviste e prime analisi.

Indice

  1. Testi Sanremo 2026: tutti gli aggiornamenti in tempo reale
  2. Sanremo 2026: tutti i titoli delle canzoni in gara

Testi Sanremo 2026: tutti gli aggiornamenti in tempo reale

In questo spazio seguiremo minuto per minuto la pubblicazione dei testi di Sanremo 2026. Riporteremo le prime dichiarazioni degli artisti, i temi ricorrenti, eventuali curiosità emerse dalle interviste e le reazioni del pubblico.

Raf, “Ora e per sempre”: promessa privata contro il rumore del mondo
Siamo nel territorio della ballata sentimentale classica, ma con un nucleo autobiografico preciso. In “Ora e per sempre” Raf parte da un’immagine di smarrimento – “un puntino in mezzo all’universo” – e costruisce un racconto di salvezza attraverso l’amore.

Il testo alterna ricordi concreti (un vecchio diario, il primo anniversario, graffiti sbiaditi) e dichiarazioni assolute: “Sei nell’anima e lì ti cercherò”. Il mondo fuori è instabile, “vuoto di empatia”, ma la coppia resta un argine, una scelta reiterata nel tempo.

La chiave è tutta nella formula che dà il titolo al brano. Raf racconta che nasce da una promessa di matrimonio riscritta con parole sue: non “finché morte non vi separi”, ma “ora e per sempre”. Una dichiarazione meno solenne e più immediata, quasi fisica. L’arrangiamento, con sfumature elettroniche vintage, accompagna questa idea di amore duraturo ma non museale: vivo, ancora presente.

 

Patty Pravo, “Opera”: estetica, notte e unicità
“Sono Musa, colore tagliente e poi Opera”. Basta questo verso per capire l’impianto. In “Opera” Patty Pravo mette in scena una dichiarazione identitaria: l’essere umano come creazione irripetibile, fragile e magnifica allo stesso tempo.

Il testo si muove tra immagini ampie – deserti, oasi, profezie – e riflessioni quasi aforistiche: santi e peccatori, filosofi del niente, solitari in compagnia. La vita è insieme semplicità e follia, utopia e vanità. C’è una dimensione teatrale evidente, quasi solenne.

L’idea del brano nasce da un sogno, racconta lei: un’immagine scintillante trasformata in canzone. E il messaggio è netto: siamo tutti opere d’arte, anche quando camminiamo nella notte. Non confessione, ma manifesto estetico.

 

Nayt, “Prima che”: identità, specchi e bisogno di essere visti
La parola che ritorna è “prima”. Prima delle scelte, prima degli errori, prima delle etichette. In “Prima che” Nayt costruisce un elenco quasi ossessivo di soglie: prima di diventare qualcuno, prima di essere scordato, prima di affidare la propria immagine ai post e ai like.

Il cuore del brano sta in una frase che ribalta tutto: “La realtà non si vede finché tu non mi vedi”. L’identità non è autonoma, nasce nello sguardo reciproco. Supportarsi, sopportarsi, riconoscersi: la relazione diventa specchio.

C’è diffidenza (“non credo a chi mi ama”), confusione tra conforto e ostacolo, paura di essere scontato o dimenticato. Il tono è diretto, quasi confessionale.

Nayt ha definito il pezzo intimo e sincero: un tentativo di mostrarsi senza filtri. Non un manifesto generazionale, ma un’esposizione personale. E quel ritornello suona come una richiesta semplice e radicale: vedimi davvero.

 

Michele Bravi, “Prima o poi”: tragicommedia di una mancanza
La malinconia si traveste da ironia. In “Prima o poi” Michele Bravi racconta una separazione che non passa, ma lo fa con un tono tragicomico: casa in disordine, piatti accumulati, il disco di Battisti per terra, il cane che cerca l’odore di chi non c’è più.

Il gesto ossessivo è sempre lo stesso: scorrere le foto all’infinito e ridere da solo. C’è autoironia – “pensa tu che scemo” – ma anche una ferita che non si rimargina. Il momento più forte arriva quando ammette di non ricordare più il nome dell’altra persona, “a forza di chiamarti amore”. Identità dissolta nella relazione.

Bravi ha spiegato che il brano nasce dal tentativo di trasformare l’ironia in musica: la goffaggine, l’essere fuori posto, il non essere sempre performanti. È un inno fragile, disordinato, umano. E quel “prima o poi” suona più come speranza che come certezza.

Maria Antonietta & Colombre, “La felicità e basta”: rapinare il diritto a stare bene
La parola chiave è una sola: felicità. E non come premio, ma come conquista. In “La felicità e basta” Maria Antonietta e Colombre mettono in scena una ribellione dolce contro le aspettative, i modelli irraggiungibili, le vite perfette da copertina.

Il testo alterna ironia e frustrazione: supermodelle impeccabili, popstar sorridenti, ansie da performance. Poi la svolta: se abbiamo fame, sete o siamo soli, non è sempre colpa nostra. Il ritornello diventa dichiarazione programmatica – “ce la prendiamo e basta” – e la “rapina” evocata è una metafora chiara: riprendersi la propria vita senza chiedere permesso.

La canzone, raccontano, è nata in cucina dopo un karaoke, lontano da qualsiasi calcolo festivaliero. Il messaggio è netto: la felicità non è una gara. È un diritto. E se serve, si va a prendersela.

Mara Sattei, “Le cose che non sai di me”: intimità quotidiana e promessa
Qui non ci sono drammi né tempeste: “Le cose che non sai di me” si muove in uno spazio intimo, domestico. Trastevere al tramonto, un film visto insieme, le stelle come pensieri da custodire. Il tono è morbido, quasi sospeso.

Il centro del brano è la confidenza: dirsi di notte ciò che di giorno resta nascosto. L’amore diventa cura concreta – “la voce tua nei giorni tristi guarisce il mio disordine” – e possibilità di restare anche quando arrivano le paure.

C’è l’idea di fuga (“domani ce ne andiamo via”), ma più forte è la scelta di restare e costruire. Non un amore idealizzato, piuttosto un equilibrio che si trova parlando, ascoltando, condividendo fragilità.

Mara Sattei ha raccontato che il pezzo nasce dall’inizio della storia con il compagno, che firma anche tra gli autori. Lo definisce sincero e accogliente. E in effetti la cifra è quella: dolcezza senza artifici, sentimento dichiarato, futuro che si intravede.

 

Malika Ayane, “Animali notturni”: scegliersi nel caos
Qui l’amore non è tempesta adolescenziale, ma alleanza consapevole. In “Animali notturni” Malika Ayane racconta una coppia che si muove nel mondo come in una giungla: rumore intorno, incomprensioni esterne, ma una complicità che resiste.

L’immagine chiave è potente: “puntiamo alla luna come animali notturni”. Non creature feroci, ma istintive, capaci di orientarsi nel buio. La relazione è descritta come uno spazio dove ci si sceglie ogni giorno, anche quando fuori “nessuno ci capirà mai”.

Il testo alterna desiderio concreto – svegliarsi insieme, addormentarsi davanti a un film – e bisogno fisico dell’altro (“manca ossigeno” quando vai via). L’amore qui è maturo, non ingenuo: non promette eternità, ma chiede di ignorare la parola fine.

Malika lo ha spiegato così: un brano dinamico, da ascoltare in movimento, che parla della bellezza di scegliersi. Non idealizzazione, ma decisione.

 

Luchè, “Labirinto”: orgoglio, identità e amore che trattiene
“In questo labirinto siamo in due” è il verso che sintetizza tutto. “Labirinto” racconta una relazione che si incastra tra orgoglio e vulnerabilità, dove nessuno trova davvero l’uscita. Non è solo una storia d’amore finita: è uno spazio mentale in cui si resta prigionieri.

Luchè alterna confessione sentimentale e autoritratto. Da una parte la perdita – “non dormirò più tra le braccia tue” – dall’altra l’identità pubblica, le crisi, l’ambizione, il bisogno di distinguersi. C’è il peso dell’ego, ma anche la consapevolezza che si compete prima di tutto con sé stessi.

Il ritornello insiste su un’immagine potente: lei “bella come una bugia detta per non piangere”. Fascino e illusione insieme. E poi quel dettaglio finale, le chiavi dell’uscita consegnate all’altra persona: come se liberarsi dipendesse ancora da lei.

Luchè ha spiegato che il brano parla di sentirsi intrappolati, soprattutto quando si ha un’anima sensibile. E che lui stesso sta ancora cercando la sua via d’uscita.

 

Levante, “Sei tu”: anatomia fisica dell’innamoramento
Qui l’amore non è un concetto: è un sintomo. In “Sei tu” Levante descrive l’innamoramento come una perdita di controllo del corpo: gambe che cedono, respiro corto, vista che si offusca, voce che non esce. L’emozione diventa quasi vertigine clinica.

Il testo è essenziale, costruito su immagini sensoriali e su una domanda implicita: come si spiega l’amore quando coincide con una persona? La risposta arriva nel verso chiave: “Se l’amore sei tu”. Non una definizione astratta, ma un’identificazione totale.

C’è vulnerabilità – “mostrarsi anche nelle miserie” – e c’è stupore, quello che farebbe “lacrimare” chi potesse vedere con gli stessi occhi. La forza del brano sta proprio nella nudità espressiva: pochi artifici, tono delicato, intensità concentrata. È un pezzo che non urla, ma vibra.

 

Leo Gassmann, “Naturale”: lasciarsi senza chiudere davvero
“Tu che sei più bella al naturale” è la frase che resta addosso. In “Naturale” Leo Gassmann racconta una storia che non si consuma in un addio netto, ma in un continuo avvicinarsi e allontanarsi: trovarsi, lasciarsi, ritrovarsi “con altri”.

Roma d’agosto, motorini, felpe macchiate di eyeliner: il brano è pieno di dettagli concreti che rendono l’amore meno idealizzato e più vissuto. C’è attrazione, c’è conflitto, c’è quella sensazione di essersi fatti male “così, senza volerlo”.

Il punto non è la rottura, ma l’arrivederci. L’idea che tra vent’anni ci sia ancora qualcosa da dirsi, magari da ricominciare. Gassmann insiste su un sentimento che attraversa molte sue canzoni: la speranza. Anche quando ci si perde, fare pace – o tornare – può essere la cosa più naturale di tutte.

LDA & Aka 7even, “Poesie clandestine”: amore urbano tra Napoli e metropoli solitarie
In “Poesie clandestine” l’amore è movimento continuo: inseguimento, distanza, ritorno. Il testo alterna passione e irrequietezza, con immagini forti – le onde agitate, le lacrime di sale, la “Napoli sotterranea” che diventa metafora di profondità emotiva.

Il ritornello insiste su un’idea chiave: “solo così ci sentiamo a casa”. La relazione è descritta come una metropoli solitaria, piena di “ma” e di “se”, ma anche come un luogo necessario, quasi vitale. L’inserto in dialetto (“Ossaje che è una tarantella…”) rafforza l’identità partenopea e il legame con le radici.

I due artisti sottolineano che il punto di forza è la loro unione artistica: due mondi diversi che danno vita a un pezzo ballabile, fresco, aperto a più interpretazioni. Può essere dedicato a una persona, a una città, a un’amicizia. L’ambiguità è voluta: ognuno può trovarci la propria storia.

 

J-Ax, “Italia starter pack”: meme, country e identità nazionale
Qui J-Ax prende un formato tipico dei social – lo starter pack, il pacchetto base per appartenere a una categoria – e lo applica all’idea di italianità. In “Italia starter pack” costruisce un inventario ironico di comportamenti, frasi, furbizie e rassegnazioni quotidiane: cantieri eterni, precedenze prese, password condivise, proteste selettive, debiti rimandati.

Il tono è sarcastico ma affettuoso, un autoritratto senza filtri in cui convivono difetti, abitudini e piccoli compromessi. Il ritornello volutamente “brutto” e ripetitivo diventa parte del gioco: una canzone semplice che serve a rendere memorabile il messaggio.

J-Ax spiega che l’idea nasce proprio osservando i meme online e chiedendosi quale sarebbe il pacchetto base per essere italiani. La vera novità, però, è sonora: il brano si muove verso il country, segnando per lui un cambio di territorio musicale.

 

Fulminacci, “Stupida sfortuna”: malinconia urbana e paura dell’infinito
C’è un tono sospeso in “Stupida sfortuna”, come un pomeriggio d’inverno che scivola verso il buio. 

Fulminacci costruisce il brano per immagini: una foto sott’acqua, un cinema all’aperto, la metro che soffia tra piastrelle e rovine, manifesti tra la folla che passa. Tutto scorre – “classifiche e Sanremi”, “taxi treni aerei” – mentre il protagonista resta fermo, con più pensieri e meno fiducia.

Il ritornello insiste su due presenze: sfortuna e paura, entrambe ripetute come un mantra. C’è smarrimento concreto (“continuo a perdere le chiavi di casa”), ma anche uno più profondo: l’infinito che spaventa come il cielo o il mare aperto.

Nelle parole rilasciate a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, Fulminacci parla di solitudine malinconica, lasciando al pubblico il compito di completare il quadro. Il risultato è una canzone che non spiega, ma evoca.

 

Francesco Renga, “Il meglio di me”: fragilità maschile e responsabilità emotiva
Il tono è intimo, quasi confidenziale. In “Il meglio di me” Renga torna nel luogo delle paure, dichiarando fin dall’inizio la volontà di non scappare più. Il testo ruota attorno a una dinamica precisa: riconoscere il proprio “peggio” per non scaricarlo su chi si ama.

L’immagine è concreta – “lascialo in macchina” – come se il lato oscuro potesse restare fuori dalla relazione. Al centro c’è l’idea che l’altro rappresenti la parte migliore di sé, quella che salva e orienta quando le parole bruciano in gola.

Il brano alterna vulnerabilità e desiderio di crescita: ridere, cambiare, guarire, imparare dagli errori. Renga parla apertamente di fragilità maschile e della tendenza a nascondere ciò che non funziona, accumulando tensioni che poi esplodono. Il messaggio è chiaro: prima si affrontano i propri nodi, poi si può costruire un rapporto sano.

 

Fedez & Masini, “Male necessario”: caduta, ego e resa dei conti
In “Male necessario” il punto di partenza è chiaro: toccare il fondo. Una stanza d’hotel, il silenzio che diventa rumore, la consapevolezza di aver deluso. Il brano alterna confessione personale e riflessione più ampia: l’ego che va separato dall’io, la fragilità che non sappiamo gestire, il rapporto padre-figlio che si incrina quando l’idealizzazione crolla.

Fedez inserisce versi diretti, quasi autobiografici, tra giudizio pubblico e identità mediatica (“che brutta gente che frequenta Fedez”), mentre il ritornello insiste sull’idea che il dolore attraversato abbia una funzione. Il male come passaggio obbligato, non come condanna definitiva.

Nelle parole rilasciate, Masini parla di coraggio e speranza nei periodi di sopportazione. Il testo non addolcisce la crisi: la attraversa. E arriva a una conclusione amara ma lucida – ringraziare persino ciò che ha ferito, perché parte del percorso.

Ermal Meta, “Stella stellina”: ninna nanna spezzata, guerra e impotenza
Qui il tono cambia radicalmente. “Stella stellina” prende una filastrocca infantile e la trasforma in una preghiera laica per una vita spezzata. Il testo racconta la morte di una bambina in Palestina, evocata tra “muri e mare”, mentre chi resta prova a fare i conti con un’assenza che non si può elaborare.

Le immagini sono delicate e durissime insieme: la bambola ritrovata, i fiori in un cortile, una nuvola che risale dalla casa. Il ritornello ripete la formula della ninna nanna, ma la trasfigura: la notte si avvicina e la preghiera non basta più.

Nelle parole rilasciate a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, Meta spiega che l’ispirazione nasce dalla figlia che canticchiava “Stella stellina”. Da lì l’urgenza di raccontare l’impotenza di fronte alla brutalità della guerra. La collina che attende primavera diventa simbolo di rinascita, ma senza retorica: è una speranza fragile, che convive con la rabbia.

 

Enrico Nigiotti, “Ogni volta che non so volare”: flusso di coscienza tra cadute e ripartenze
In “Ogni volta che non so volare” Nigiotti parte da una notte insonne e costruisce un flusso di coscienza che attraversa ricordi, paure e passaggi di crescita. L’immagine iniziale è intima: parlare col soffitto, perdersi nei pensieri, lasciarsi inseguire dal tempo che “corre” e non aspetta nessuno.

Nel testo compaiono frammenti di vita – il primo amore a quindici anni, l’ingenuità, il cambiamento – alternati a una consapevolezza più adulta: il tempo ruba il posto, sorpassa, non torna indietro. Intanto fuori “scoppia un altro inferno”, segno di un mondo instabile che fa da sfondo alla riflessione personale.

Il cuore del brano sta nella caduta: i “mostri dentro”, la pressione di dover andare sempre bene, il bisogno di chi resta accanto quando si tocca il fondo. Nelle parole rilasciate a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, Nigiotti parla di una fotografia nata nel periodo Covid, ma che riguarda tutti: cadere come passaggio necessario per tornare a volare.

 

Elettra Lamborghini, “Voilà”: caos sentimentale e voglia di ballare
Qui il registro cambia completamente. “Voilà” è un brano pop, giocoso e cinematografico, costruito come una notte fuori controllo tra litigi, attrazione, gelosia e riappacificazioni sotto le luci della città.

Il testo mette in scena una relazione fatta di alti e bassi continui: “un po’ ti odio un po’ I love you”, porte che sbattono, rabbia che esplode e poi si scioglie in pista da ballo. L’amore non è idealizzato, ma vissuto come impulso, istinto, desiderio che ritorna anche quando sembra finito.

Il riferimento a Raffaella Carrà e l’invito costante al ballo chiariscono l’intenzione: trasformare il caos emotivo in festa collettiva. Baci “come ciliegie”, televisione accesa, alba che arriva senza accorgersene: immagini semplici, immediate, pop.

Nelle dichiarazioni a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, Elettra spiega che il pezzo se lo sente cucito addosso e che il suo obiettivo è uno solo: far ballare l’Ariston e mostrare un’evoluzione rispetto al passato. Un brano che punta sull’energia più che sulla riflessione.

 

Eddie Brock, “Avvoltoi”: l’amore non detto che diventa ferita
Qui il centro è un non detto che pesa più di una confessione. In “Avvoltoi” Eddie Brock racconta una relazione bloccata in una zona grigia: amicizia, attrazione, protezione, gelosia. Il protagonista è innamorato, ma resta in silenzio per paura di rovinare l’equilibrio.

Il testo ruota attorno a un meccanismo che si ripete: lei sceglie uomini che la feriscono, poi torna da chi la raccoglie quando tutto crolla. E lui osserva, consola, asciuga il mascara, mentre dentro si consuma. La frase chiave è durissima: “È più facile per te farti spogliare che spogliarti il cuore”.

Il titolo diventa metafora evidente: gli altri uomini girano intorno “come avvoltoi”, pronti ad approfittarsi della fragilità. Ma anche il narratore, in fondo, è intrappolato in un ruolo che lo fa soffrire.

Una ballata amara su dipendenza emotiva, autosabotaggio e amore trattenuto, senza romanticizzazioni.

 

Ditonellapiaga, “Che fastidio!”: irritazione pop contro il rumore del mondo
Una lista infinita di cose che irritano, un ritornello martellante, una domanda che ritorna: “Io non so più cos’è normale”. In “Che fastidio!” Ditonellapiaga mette in scena uno sfogo lucido e sarcastico contro il sovraccarico del presente.

Moda, snobismi, feste vuote, foto obbligate, networking forzato, spiritualità da tutorial, spam, F24: il testo accumula dettagli quotidiani fino a creare una sensazione di vertigine. Il fastidio diventa ritmo, quasi mantra, mentre sotto la superficie c’è un senso di disorientamento – è il mondo a essere fuori asse o sono io?

Nelle dichiarazioni a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’ l’artista racconta che il brano nasce da un momento di crisi personale, e lo definisce provocatorio ma anche autoironico: nel mirino finiscono pure le proprie abitudini. Musicalmente coerente con il suo stile, alterna ironia e tensione. E mentre tutto infastidisce, l’unica certezza resta la voce: per lei, il riscaldamento vocale è una forma di meditazione.

 

Dargen D’Amico, “Ai ai”: tra ironia pop e allarme tecnologico
Un titolo che sembra un lamento e invece è una sigla: “AI” come Artificial Intelligence. In “Ai ai” Dargen D’Amico gioca sul doppio livello, trasformando l’esclamazione del dolore in una riflessione sul presente digitale.

Il testo è un flusso di immagini pop, estive, italiane – l’Autostrada Adriatica, il “Bel Paese”, l’olio d’oliva – mescolate a riferimenti alla rete, alle password, ai limiti dell’AI. L’amore che va e viene (“mi dici vieni qui e poi te ne vai”) convive con la domanda più ampia: chi controlla davvero la creatività oggi?

Musicalmente richiama anni ’70 e ’80, l’alba dell’elettronica, mentre il ritornello martellante “AI AI” diventa tormentone e avvertimento insieme. Nelle dichiarazioni a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, Dargen parla di un dolore che rischia di cronicizzarsi se ignorato. Sotto il tono leggero e ironico, c’è una provocazione: vogliamo che l’immaginazione diventi territorio delle macchine?

Chiello, “Ti penso sempre”: la fine che non si spegne
C’è una frase che regge tutto il brano: “Voglio disinnamorarmi”. In “Ti penso sempre” Chiello racconta la fase più scomoda della fine di una relazione: quando l’amore è finito ma l’ossessione resta.

Il testo è diretto, quasi brutale. Un letto che non sembra più fatto per due, promesse in cui si è “quasi” creduto, il bisogno di andare sotto casa senza trovare il coraggio di parlare. Rimane una “scheggia”, qualcosa che punge e non si toglie.

Il ritornello insiste sulla ripetizione del pensiero, trasformando il ricordo in loop emotivo. E poi la domanda centrale: a cosa serve amarsi se si finisce per odiarsi?

Come spiegato a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, è una storia in cui chiunque può riconoscersi. Il ritmo è sostenuto, ma la materia è cruda: disillusione, rabbia, dipendenza affettiva. Non c’è consolazione, solo l’agonia di un sentimento che tarda a spegnersi.

Bambole di Pezza, “Resta con me”: rock emotivo contro i “tempi di odio”
Con “Resta con me”, le Bambole di Pezza portano all’Ariston una ballata che oscilla tra pop e punk rock, rivendicando chitarre e intensità in un contesto che raramente premia il genere. Nel testo c’è un io femminile che ha imparato a camminare da sola, a sopportare giudizi e delusioni, ma che a un certo punto sceglie di esporsi: “Adesso sono io a dirti che ho bisogno”.

Il ritornello – “In questi tempi di odio tu resta con me” – è la frase chiave: un appello diretto, quasi collettivo, in un presente percepito come fragile e conflittuale. Crescita, errori, amori finiti, resistenza emotiva si intrecciano in un racconto che alterna vulnerabilità e forza.

Tra gli autori c’è anche Nesli, collaborazione dichiarata apertamente dal gruppo. E la scelta sonora è precisa: più chitarre, più rock, senza smussare l’identità. Sanremo diventa così una vetrina per un’attitudine che non vuole addolcirsi.

Arisa, “Magica favola”: il passato che si ricompone nel presente
Con “Magica favola”, Arisa costruisce una ballata autobiografica che attraversa età e consapevolezze. Il testo segue una linea temporale precisa: l’infanzia delle bambole, l’adolescenza della passione confusa col dolore, i trent’anni segnati dall’etichetta della “bella voce”, i quaranta come desiderio di pace.

Il ritornello – “C’era una volta l’oceano” – ha il tono della fiaba, ma il racconto è concreto: nostalgia del padre, bisogno di tornare tra le braccia della madre, il tentativo di ricomporre le fratture interiori. L’arcobaleno che sostituisce il bianco e nero diventa immagine chiave: superare la visione polarizzata dell’amore.

Nelle parole rilasciate a ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’, Arisa spiega che il brano segna un cambio di sguardo: meno struggimento per relazioni sbagliate, più apertura a un’idea universale e plurale dell’amore. La canzone è pensata come un abbraccio a sé stessa e al pubblico, una riconciliazione tra la bambina di ieri e la donna di oggi.

Pubblicati i testi di Sanremo 2026
Ieri, a mezzanotte, sono finalmente stati pubblicati tutti e 30 i testi di Sanremo 2026.

Vediamo ora di cosa parlano e se ci sono informazioni dell'ultimo minuto attorno alla pubblicazione.

Notte dei testi, il videomessaggio di Carlo Conti
Anche Carlo Conti presente con un videomessaggio durante la Notte dei testi di Tv Sorrisi e Canzoni. "Buona lettura" augura a tutti i presenti, che avranno la possibilità ormai a momenti di leggere i testi più attesi dell'anno.

 

Notte dei testi, chi è presente all'evento
Non è cosa da tutti scoprire per primi i testi delle canzoni di Sanremo quando letteralmente tutta l'Italia (sì, lo so, l'avete letto cantando) li sta aspettando. Chi sono gli "eletti" della serata? Da Eva Calvani a Mattia Stanga, da Daninseries a AlicelikeAudrey, dai coinqui croccanti ad Alice De Bortoli, c'è il fior fiore del web stasera. Si faranno sfuggire qualche spoiler? 

 

La notte dei testi è arrivata
Basta dare un'occhiara alle stories del profilo Instagram di Tv Sorrisi e Canzoni per avere più di uno spoiler sulla "Notte dei testi", l'evento che celebra la storica pubblicazione dei testi dei brani che saranno protagonisti del Festival.

A presentare l'evento Jody Cecchetto, che svelerà i testi in anteprima solo ad alcuni influencer, ma con una notizia: da mezzanotte i testi saranno disponibili a tutti, online sul sito di Tv Sorrisi e Canzoni

 

Malika Ayane e “Animali notturni”: amore solido, ritmo anni ’70 e profondità mascherata
Con “Animali notturni”, Malika Ayane torna all’Ariston dopo cinque anni e dopo diverse partecipazioni segnate dal Premio della Critica “Mia Martini”. Nelle dichiarazioni raccolte tra ‘RaiNews’ e altri media, descrive il Festival come un luogo quasi magico, “un libro pop-up” pieno di mondi paralleli. Ma è il brano a spostare il discorso.

Lo definisce un “finto brano scemo”: leggero in superficie, ma in realtà centrato su profondità, relazioni scelte consapevolmente e libertà dal giudizio altrui. Musicalmente guarda al funk soul anni ’70, con chitarre e ritmi pieni, lontani da qualsiasi rincorsa al suono “giovanile”.

L’amore raccontato non è quello fugace, ma quello che si sceglie ogni giorno, che si coltiva e si rinnova. Un’evoluzione tematica evidente. E l’ombra di Ornella Vanoni, evocata come spirito guida, suggerisce un’eleganza interpretativa che potrebbe pesare molto in classifica.

 

Ditonellapiaga e il suo “Che fastidio!”: ironia, insofferenza e identità
Dopo il successo travolgente di “Chimica”, Ditonellapiaga torna al Festival di Sanremo 2026 in veste solista con un brano che la stampa specializzata indica già come la possibile rivelazione della kermesse: “Che fastidio!”

Dalle prime anticipazioni, la canzone si presenta come un pezzo sfacciato e impertinente, capace di mescolare sonorità pop ed elettroniche con un testo che è una vera e propria dichiarazione d’intenti contro le ipocrisie quotidiane.

L'artista ha rivelato una parola chiave che attraversa ossessivamente la canzone: “Matta”, termine che usa per rivendicare una libertà espressiva fuori dagli schemi e un’identità artistica al cento per cento autentica.

 

Fulminacci e le macerie di una lunga relazione finita: “Stupida sfortuna”
A cinque anni dal debutto, Fulminacci torna all’Ariston con “una canzone molto onesta che parla di me”. Un testo che nasce da un momento di profonda ricostruzione personale: la fine di una relazione durata sette anni, dove il dolore non trova colpevoli ma si scontra con l'ironia amara del destino. 

“Stupida sfortuna” non è solo un pezzo pop, ma una camminata notturna nei propri ricordi, pronta a convincere il pubblico grazie a quell'equilibrio perfetto tra ironia e malinconia che è ormai il suo marchio di fabbrica.

 

Eddie Brock e “Avvoltoi”: il salto verticale dai social all’Ariston
Eddie Brock è il manifesto di una nuova era discografica: travolto dalla viralità social con “Non è mica te”, il cantautore si ritrova oggi a coronare quell'ascesa fulminea sul palco più prestigioso d'Italia. 

Il debutto a Sanremo 2026 con “Avvoltoi” segna il passaggio definitivo dallo schermo di uno smartphone al grande pubblico, portando con sé un’urgenza comunicativa che non teme il confronto con la tradizione.

Il brano è un’analisi cruda di un amore che scava solchi profondi, un sentimento "carnivoro" che obbliga a una nuda introspezione. Attraverso la parola chiave “spogliare”, Brock descrive la necessità di privarsi di ogni difesa e sovrastruttura per guardarsi dentro davvero, accettando che il dolore sia l'unico specchio fedele per ritrovarsi.

 

J-Ax e “Italia Starter Pack”: l’autoritratto ironico del Paese
Dalle anticipazioni e dalle dichiarazioni rilasciate tra ‘Sarà Sanremo’ e ‘RaiNews’, “Italia Starter Pack” si presenta come un inventario satirico dell’Italia contemporanea

J-Ax prende in prestito un’espressione nata sui social – lo “starter pack”, il pacchetto base che definisce un’identità – e la trasforma in una lista di istruzioni per l’uso del Paese: furbizie quotidiane, compromessi, piccole illegalità normalizzate, cinismo diffuso, abitudini collettive raccontate con tono affettuosamente caustico.

Il ritornello, volutamente pop e ripetitivo, funziona come un tormentone costruito per restare in testa, mentre sotto l’ironia affiora un discorso più amaro sulla sopravvivenza e sull’adattamento. 

Anche le influenze country richiamate nei primi racconti rafforzano l’idea di un brano “on the road”, diretto, popolare. Per J-Ax è il ritorno all’Ariston, ma da solista: un debutto che punta sull’autoironia per parlare di identità nazionale senza filtri.

Dove leggere i testi di Sanremo 2026
I testi ufficiali di Sanremo 2026 usciranno in anteprima questa sera, via social, sui canali di ‘Tv, sorrisi e canzoni’. Ma probabilmente si potranno leggere, in maniera definitiva e libera, a partire dalla giornata di domani, 17 febbraio 2026. 

Per leggerli basterà andare sul sito di ‘Tv, sorrisi e canzoni’ o comprare la rivista in edicola.

Noi intanto monitoriamo la situazione per andare alla ricerca di dettagli nascosti che possono dare nuovi spunti interpretativi ai brani in gara.

Tommaso Paradiso debutta con “I romantici”: una dedica personale
Dopo anni di dichiarazioni distanti dal Festival, Tommaso Paradiso sceglie l’Ariston con “I romantici”, brano che lui stesso definisce una “semplice dedica d’amore alle persone che amo”.

Dalle anticipazioni emerse a ‘RaiNews’, il testo si muove nella direzione di una fiaba contemporanea fatta di gesti minimi, relazioni quotidiane, fragilità condivise

Ma chi sono i romantici? “Sono io, sei tu, siamo noi”: così ha sintetizzato il senso della canzone, lasciando intendere un racconto collettivo più che individuale.

Il momento personale – la nascita della figlia Anna nel 2025 – sembra aver inciso sulla sua scrittura recente, rendendola più intima e diretta. Dopo l’esperienza con i Thegiornalisti e gli anni da autore per altri artisti, Paradiso porta al Festival un testo che punta sull’identificazione emotiva e su un romanticismo dichiarato, senza ironia di protezione.

Nayt porta all’Ariston il suo rap introspettivo con ‘Prima che’ data="2026-02-16 16:15:00"]Dalle parole rilasciate a ‘Vanity Fair’, “Prima che” appare come uno dei testi più riflessivi in gara. Nayt racconta un percorso verso Sanremo costruito con lentezza e coerenza, e promette un’esibizione “onesta”, fedele alla propria identità artistica.

Il brano nasce da una domanda radicale: cosa resta di noi quando cadono ruoli, abitudini e sovrastrutture sociali. Al centro c’è il tentativo di stare insieme agli altri senza perdersi, la difficoltà di riconoscere l’altro in un tempo segnato da divisioni – affettive, sociali, professionali.

Associato spesso al rap “conscious”, Nayt rivendica un approccio che rifiuta semplificazioni e cliché da rapper ostentato. L’obiettivo sembra essere uno: usare il palco più popolare d’Italia per proporre un testo che chieda ascolto e approfondimento, più che consenso immediato.[/liveupdate] 

[liveupdate titolo="Serena Brancale e “Qui con me”: lutto, verità e ritorno all’essenziale

Serena Brancale quest’anno approda al Festival di Sanremo con nuove vesti: “Qui con me” è una lettera rivolta alla madre, scritta sei anni dopo la scomparsa. Dopo l’energia solare di "Anema e Core" e a distanza di un decennio dall’esordio con "Galleggiare", la cantautrice barese sceglie una traiettoria più intima, scavando in un dolore custodito a lungo. 

Il brano si configura come confessione e ringraziamento insieme: il racconto di un legame che continua oltre l’assenza e che ha accompagnato i primi passi tra provini e concerti jazz. Nessuna maschera, nessuna sovrastruttura scenica: solo la voce, al centro, per restituire al pubblico una verità nuda e una memoria che diventa presenza.

Arisa e la sua “Magica favola”: autobiografia, pace e indipendenza
Dalle anticipazioni emerse in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, “Magica favola” si profila come uno dei testi più personali di questa edizione sanremese. 

Arisa ripercorre la propria traiettoria – dagli esordi di “Sincerità” alla maturità di oggi – mettendo al centro una conquista precisa: la sicurezza in sé stessa. Nel brano canta dei trent’anni segnati dall’etichetta della “bella voce”, dei quaranta vissuti come ricerca di pace, dei cinquanta immaginati davanti al mare di Pantelleria.

Il filo rosso sembra proprio l’autodeterminazione: l’idea che il compimento femminile non passi per forza da una relazione o dalla maternità, ma da una centratura interiore. Un testo che promette confessione, memoria e presa di posizione insieme.

I testi arrivano oggi, 16 febbraio
C’è una data ufficiale: lunedì 16 febbraio.

Con un annuncio pubblicato su Instagram, ‘Tv, Sorrisi e Canzoni’ ha comunicato che, per la prima volta nella sua storia, i testi delle canzoni di Sanremo 2026 verranno pubblicati in anteprima sui propri canali social, prima ancora dell’uscita del numero in edicola.

In particolare, si tratterà di una serata evento digitale con il coinvolgimento di alcuni creator molto seguiti online. In programma spoiler, quiz, giochi interattivi e anticipazioni sui ritornelli più attesi, oltre a curiosità sui significati nascosti dei brani in gara.

Sanremo 2026: tutti i titoli delle canzoni in gara

Ecco la lista completa delle canzoni di Sanremo 2026.

  • ArisaMagica favola
  • Bambole di PezzaResta con me
  • ChielloTi penso sempre
  • Dargen D'AmicoAi ai
  • DitonellapiagaChe fastidio!
  • Eddie BrockAvvoltoi
  • Elettra LamborghiniVoilà
  • Enrico NigiottiOgni volta che non so volare
  • Ermal MetaStella stellina
  • Fedez & MasiniMale necessario
  • Francesco RengaIl meglio di me
  • FulminacciStupida sfortuna
  • J-AxItalia starter pack
  • LDA & Aka 7evenPoesie clandestine
  • Leo GassmannNaturale
  • LevanteSei tu
  • LuchèLabirinto
  • Malika AyaneAnimali notturni
  • Mara SatteiLe cose che non sai di me
  • Maria Antonietta & ColombreLa felicità e basta
  • Michele BraviPrima o poi
  • NaytPrima che
  • Patty PravoOpera
  • RafOra e per sempre
  • Sal Da VinciPer sempre sì
  • Samurai JayOssessione
  • SayfTu mi piaci tanto
  • Serena BrancaleQui con me
  • Tommaso ParadisoI romantici
  • Tredici PietroUomo che cade
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