Devi Morire: il testo della canzone di J-Ax contro il bullismo

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Di Redazione

Un tema sicuramente caldo e delicato quello scelto da J-Ax per la canzone uscita il 24 novembre: il bullismo. Un problema reale nelle nostre scuole, che tanti ragazzi purtroppo vivono sulla propria pelle. C'è ancora tanta strada da fare per vincere la battaglia contro i bulli, e J-Ax lo sa, visto che ha deciso di scendere in campo raccontando la sua esperienza di vita. Anche il famoso artista, infatti, quando era solo un bambino, è stato preso di mira dai bulli con violenze e umiliazioni. Una storia che ha voluto mettere nero su bianco con il suo ultimo singolo "Devi Morire". Pochi giorni prima dell'uscita, il rapper ha voluto commentare il brano con un post su Instagram, dove racconta il significato della musica e di questa canzone, che vuole essere anche un modo di dare un supporto a tutti quei ragazzi che stanno vivendo gli stessi terribili momenti: "So come ci si sente a essere perseguitati e vessati ogni giorno - scrive j-Ax - e voglio in ogni modo supportare e aiutare i ragazzi che stanno passando quello che io ho vissuto, perché se una volta erano le strade sbagliate oggi il bullismo è ovunque su Internet".

J Ax "Devi morire": testo e parole

Perché i bambini sanno essere crudeli
“Devi morire, devi morire”
J-Ax, tutti mi dicevano
“Devi morire, devi morire”
E lo dicono ancora, ma sono ancora qui
“Devi morire”

Primo giorno, nuova scuola, all’intervallo a calcio non giocavo
Mi illudevo di lavarmi via la puzza da sfigato
Osservavo un ricciolino che era un demone sul prato
Da come ordinava agli altri si capiva che era il capo
Ma la sfiga esiste, mandò il pallone fuori campo
Tra i miei piedi d’un tratto guardarono tutti quanti
Il ricciolino urla “faccia da ricchione muoviti e ridallo”
Io fermo come un cervo davanti ai fari abbaglianti
Veniva verso me e io con la palla in mano
Quando fu ad un metro non so perché, ma la buttai lontano

Forse mi chiedevo a ribellarsi cosa si provasse
Ma provai un pugno in bocca ed il sapore del mio sangue
Mentre mi sputavo addosso fissavo le mie scarpe
Ridevano tutti anche le ragazze

Non ero gay o straniero ma trattato uguale
Per questo so cosa prova alla pena l’agnello sacrificale

Sappiamo come ci si sente
Quando la luce poi si spegne
Se dopo il cielo non c’è niente
Restano qui tutte le paure che hai
Chissà se sarà vero
Che la vita è come un treno
E forse a quanto pare a noi ci ha preso in pieno

Siamo vivi nonostante ci dicevano
“Devi morire, devi morire”

Mi sfottevano e pestavano io non alzavo un dito
Anno dopo anno ho iniziato a odiarmi e farmi schifo
Un verme inerme neanche degno di uno sguardo
Pensavo è tutta colpa mia che sono debole e codardo
Ogni giorno uno spintone nuovo mi buttata a terra
Stavo in classe coi vestiti sporchi di erba e di merda
Pranzavo nascosto al cesso con la puzza di piscio
Ed ero sempre nei casini e agli altri andava tutto liscio
Come l’olio nei capelli che non mi lavavo mai

Fantasticavo di ammazzarli tutti stile Columbine
I grandi non vedono o fanno finta, nessuno ti aiuta
Si impara l’omertà e a trovare sempre una scusa
Per gli occhi neri o per le labbra gonfie

La prof muta che altrimenti poi le tagliano le gomme
Poi a casa con lo zaino rotto e la maglia strappata
Mamma che ti mena e urla “Sai quanto mi è costata?!”

Sappiamo come ci si sente
Quando la luce poi si spegne
Se dopo il cielo non c’è niente
Restano qui tutte le paure che hai
Chissà se sarà vero
Che la vita è come un treno
E forse a quanto pare a noi ci ha preso in pieno
Siamo vivi nonostante ci dicevano
“Devi morire, devi morire”

Ed illuso che alla fine a certi stronzi pensi il karma
Ho cercato su Facebook il profilo del ricciolino
Lo immaginavo con dei precedenti, senza denti
Invece è in forma, anzi ha una moglie figa, un buon lavoro e un bel bambino
Nella lista dei suoi amici c’è chi pensavo lo schifasse
Il mio primo amico, il primo amore e la mia classe
Pubblica le foto in birreria col sindaco ed il prete

Qualche stronza ci commenta sotto:
“Sei il più bello del paese”

Re di una provincia boia fabbrica di noia
Che partorisce fascistelli da brava mamma troia
E dopo tutti questi anni zio la cosa che mi infoia
È che dovrei dimenticarlo invece spero che lui muoia
Non m’ha formato il carattere come in giro si dice

Piuttosto m’ha lasciato una cicatrice nella psiche
Ora ho i mezzi per rimuoverla come l’appendicite
Ma magari un giorno gli sparo poi vado in galera felice

“Devi morire, devi morire”
“Devi morire, devi morire”
Sappiamo come ci si sente
Quando la luce poi si spegne
Se dopo il cielo non c’è niente
Restano qui tutte le paure che hai
Chissà se sarà vero
Che la vita è come un treno
E forse a quanto pare a noi ci ha preso in pieno
Siamo vivi nonostante ci dicevano
“Devi morire, devi morire”

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