Giornata senza tabacco: i dati sul consumo da parte dei giovani

Se ci fermassimo a guardare solo la sigaretta tradizionale, potremmo quasi festeggiare: negli ultimi quindici anni, dal 2008 al 2024, la quota di fumatori in Italia è scesa dal 30% al 23%. Eppure, questo trend in discesa nasconde un'amara verità: il mercato del fumo non si sta affatto restringendo, ma si sta solo evolvendo.

I dati contenuti nel recente rapporto "I numeri del cancro in Italia 2025", stilato dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e rilanciato dal Ministero della Salute, restituiscono la fotografia di un Paese in cui 1 adulto su 5 (tra i 18 e i 69 anni) è un fumatore attivo e dove, tra loro, circa un quinto (21%) consuma più di un pacchetto al giorno.

Ma il vero campanello d'allarme suona per le nuove generazioni: proposti come alternative o come strumenti per smettere di fumare, le sigarette elettroniche (e-cig) e i dispositivi a tabacco riscaldato (HTP) non solo non stanno spegnendo le vecchie sigarette, ma stanno catturando chi non aveva mai fumato.

Ecco, punto per punto, i falsi miti e i numeri - riassunti dal portale Skuola.net in vista della Giornata Mondiale senza Tabacco (31 maggio) - per comprendere come stanno cambiando le dipendenze in Italia, con un focus sulle Generazioni Z e i Millennial. Perché l'osservazione delle abitudini degli italiani, specialmente dei più giovani, rivela una trasformazione tanto silenziosa quanto allarmante.

Indice

  1. L'approccio precocissimo
  2. I nuovi dispositivi non fanno smettere di fumare
  3. Fumo, povertà e il silenzio dei medici
  4. E-cig e Puff Bar: cosa c'è davvero nel vapore?
  5. Il tabacco riscaldato (HTP) e il pericolo invisibile sul cervello

L'approccio precocissimo

La vera emergenza, come anticipato, si registra nelle fasce d'età più verdi. L’iniziazione al fumo e alla nicotina avviene ormai in età precocissima: già tra gli 11 e i 13 anni il 7,5% degli studenti ha provato un prodotto a base di tabacco o una sigaretta elettronica.

Ma è nella fascia immediatamente successiva, tra i 14 e i 17 anni, che avviene la vera impennata: la percentuale di chi sperimenta sale al 37%, ponendo le basi per un rischio concreto di consolidare l’abitudine in età adulta.

Questo approccio, infatti, si riverbera spesso e volentieri sulle abitudini dei giovani adulti. Specialmente se allarghiamo lo sguardo, andando oltre la classica sigaretta e addentrandoci nei meandri dei nuovi ritrovati. 

Ad esempio, se nella popolazione generale l'uso della e-cig (la sigaretta elettronica) si attesta al 4%, nella fascia tra i 18 e i 24 anni raddoppia, arrivando all'8% (con una diffusione leggermente superiore tra le ragazze).

Anche il tabacco riscaldato, passato da un misero 0,5% nel 2018 al 4% generale nel biennio 2023-2024, trova tra gli under 35 i suoi maggiori consumatori.

I nuovi dispositivi non fanno smettere di fumare

Dunque, la narrazione secondo cui i dispositivi elettronici aiuterebbero ad abbandonare la sigaretta tradizionale viene smentita dai numeri.

A fronte di una quota complessiva di fumatori del 24%, il 19% consuma esclusivamente sigarette tradizionali, il 4% usa solo dispositivi elettronici, ma ben il 5% predilige un consumo combinato (duale).

In pratica, anziché rappresentare una scelta verso l’abbandono, lo svapo e il tabacco riscaldato sono diventati spesso l’occasione per mantenere la cattiva abitudine, aumentando l'esposizione complessiva della persona sia ai danni della combustione che a quelli della vaporizzazione.

Fumo, povertà e il silenzio dei medici

Un altro aspetto cruciale evidenziato dal rapporto AIOM è, poi, che l'abitudine tabagica non è affatto “democratica”, trasversale alla popolazione, ma è fortemente associata allo svantaggio sociale. Il fumo, infatti, è molto più diffuso tra le persone con difficoltà economiche (36% contro il 21% di chi non ne ha) e con bassa istruzione (fuma il 30% di chi ha la licenza media, contro il 18% dei laureati).

Di fronte a questi numeri, peraltro, risulta sconfortante la risposta del sistema sanitario: solo 5 fumatori su 10 riferiscono di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario. Un silenzio che pesa enormemente sulla prevenzione.

E-cig e Puff Bar: cosa c'è davvero nel vapore?

Ma, tornando al tema portante dell’indagine, perché svapare non è innocuo? La risposta è la seguente: le e-cig generano un aerosol riscaldando una soluzione liquida e, sebbene manchi la combustione del tabacco (il che riduce teoricamente alcuni rischi cancerogeni), i liquidi contengono glicole propilenico, glicerina vegetale e aromi che, sottoposti a vaporizzazione, possono rilasciare sostanze irritanti, formaldeide, acroleina e metalli pesanti come piombo e nichel.

Non a caso, numerosi studi collegano questa inalazione ad alterazioni dell’epitelio bronchiale e a un maggior rischio di bronchiti croniche, anche nei giovani sani.

Un pericolo ulteriore arriva pure dalle Puff Bar (le sigarette elettroniche monouso). Con design pop e gusti dolci e gradevoli al palato, attraggono soprattutto i giovanissimi. Ma, anche loro, contengono quasi sempre nicotina liquida. Ed essendo pre-caricate, rendono difficilissimo per il ragazzo monitorare la reale quantità di nicotina inalata, che varia in base alla frequenza e all'intensità del "tiro".

Il tabacco riscaldato (HTP) e il pericolo invisibile sul cervello

Nei sempre più diffusi dispositivi a tabacco riscaldato (HTP - Heated Tobacco Product), invece, una piccola sigaretta viene scaldata a “soli” circa 350°C (evitando i 600°C della combustione). Ma, mancando studi a lunghissimo termine, la scienza frena gli entusiasmi: non ci sono prove sufficienti per affermare che la minore esposizione chimica si traduca in una reale riduzione del rischio di malattie future.

Ciò che è certo è che entrambi i dispositivi (e-cig e HTP) immettono nicotina nell'organismo. E la nicotina, se assunta in età giovanile o adolescenziale, non è mai innocua. Il cervello dei ragazzi è in pieno sviluppo: interferire con questo processo può causare ansia, depressione e deficit cognitivi, facilitando peraltro il futuro passaggio alle sigarette tradizionali. Un circolo vizioso che gli esperti ci invitano, con urgenza, a spezzare.

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