
Il dibattito sull'introduzione, per legge, di un limite numerico alla presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi italiane è stato riacceso dalle dichiarazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Per difendere la proposta dell'esecutivo, volta a evitare la formazione di "classi-ghetto", la Premier ha esplicitamente richiamato l'operato di Sergio Mattarella quando ricopriva la carica di Ministro della Pubblica Istruzione, tra il 1989 e il 1990.
Nelle sue direttive dell'epoca - in particolare la Circolare Ministeriale n. 301 dell'8 settembre 1989 e la Circolare Ministeriale n. 205 del 26 luglio 1990 - si raccomandava di ripartire gli alunni immigrati del medesimo gruppo linguistico in piccole unità per sezione, indicando un orientamento di massima non superiore alle 4 o 5 unità per classe.
Tuttavia, come emerge chiaramente dalle statistiche ufficiali del Ministero e dai rilievi emersi nel dibattito istituzionale, il provvedimento di fine anni '80 rispondeva a una logica e a un quadro demografico completamente diversi da quelli attuali.
Le circolari di Mattarella, innanzitutto, fornivano solo linee guida flessibili volte a promuovere l'educazione interculturale, l'integrazione, il rafforzamento della lingua italiana e la tutela del diritto allo studio garantito dall'articolo 34 della Costituzione.
Ma è soprattutto la dimensione del fenomeno ad appartenere a un'altra era della storia nazionale: all'epoca delle circolari di Mattarella gli studenti stranieri in Italia erano poco più di 15mila, rappresentando un'incidenza del tutto marginale sul totale degli iscritti. Oggi sono quasi un milione.
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L'evoluzione: dai seimila alunni degli anni '80 all’assestamento dei ‘90
Le serie storiche dell'Ufficio di Statistica del Ministero dell'Istruzione e del Merito, la crescita della presenza di alunni di origine migratoria nelle aule italiane traccia, infatti, la parabola di una profonda trasformazione sociale nell'arco di quattro decenni.
Nell'anno scolastico 1983/1984 - il primo a essere censito dai documenti del MIM - gli studenti stranieri in tutta Italia erano appena 6.104, pari allo 0,06% della popolazione scolastica totale.
E nel biennio 1989/1990, al momento dell'emanazione delle circolari firmate da Mattarella, gli iscritti non italiani rilevati sono passati da 13.668 unità (0,14% del totale) a 18.794 (0,19%).
Un dato che mostra come il tema dell'immigrazione muoveva allora i suoi primissimi passi nella scuola dell'obbligo e, addirittura, la stragrande maggioranza degli istituti scolastici italiani non accoglieva alcun alunno straniero o al massimo uno o due elementi per plesso.
Anche nel corso del decennio successivo la presenza è cresciuta in modo graduale, seppur costante, superando la soglia dei 30mila alunni nel 1992/1993 (0,32% sul totale degli studenti), raggiungendo i 50mila a metà anni '90, con 50.322 iscritti nel 1995/1996.

L’impennata degli anni Duemila
Bisogna attendere di essere a ridosso del cambio di Millennio per vedere sfondata quota centomila: nel 1999/2000 gli alunni stranieri nelle nostre aule sono 119.679 (ma ancora l’1,47% del totale).
È qui che parte la vera e propria accelerazione demografica: dai circa 239mila alunni del 2002/2003 (2,7%) si passa a 431.211 nel 2005/2006 (4,8%), fino ad arrivare a 673.800 nel 2009/2010 (7,52%).
Non a caso, è proprio al termine di questo decennio di fortissima pressione migratoria che la "Circolare Gelmini" del 2010 fisserà la nota soglia indicativa del 30% per classe.
Negli anni successivi la crescita prosegue a ritmi regolari fino a raggiungere 876.801 presenze nel 2019/2020 (10,3%). L'unico momento di stallo della serie storica si registra nel 2020/2021 durante l'emergenza pandemica, quando il numero scende a 865.388 unità (-1,3%) per via del blocco dei flussi e delle difficoltà d'iscrizione, per poi tornare a impennarsi rapidamente nel post-Covid.
Fino al record attuale di 914.860 alunni nell'anno scolastico 2022/2023, pari all'11,2% dell'intera popolazione scolastica.
Un fenomeno cresciuto di 60 volte e la svolta delle seconde generazioni
Dopo aver passato in rassegna questi numeri, appare dunque evidente come mettere a confronto la scuola del 1989 con quella contemporanea significhi paragonare due realtà numericamente ed etnograficamente incomparabili.
Rispetto agli scarsi 20mila alunni dell'epoca Mattarella, i 914.860 studenti attuali rappresentano una “popolazione” che è cresciuta di quasi 60 volte.
Inoltre, se quarant'anni fa la questione riguardava un fenomeno embrionale da gestire in poche realtà metropolitane con semplici indicazioni pedagogiche di orientamento, oggi l'11,2% degli iscritti complessivi (tanti sono gli studenti stranieri) - che sale al 13,3% nella scuola primaria e al 12,5% all'infanzia - costituisce un pilastro strutturale della demografia scolastica italiana, specialmente a fronte del progressivo calo delle nascite tra la popolazione nativa.
Infine, non bisogna più considerare solo l’elemento quantitativo, ma anche e soprattutto quello strutturale e qualitativo. Negli anni '80 e '90 la totalità dei minori non italiani arrivava direttamente dall'estero al seguito dei primi flussi migratori, affrontando da zero l'impatto con la lingua e la cultura italiana.
Ora come ora, la gran parte degli studenti definiti burocraticamente "stranieri" è in realtà nata e cresciuta nel nostro Paese. I dati del Ministero dell'Istruzione certificano infatti che le seconde generazioni ammontano a 598.745 alunni, pari al 65,4% del totale degli studenti con cittadinanza non italiana. Si tratta di quasi due studenti su tre che parlano l'italiano come lingua madre.
