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L'Italia si sta muovendo per ridefinire i confini della cittadinanza digitale per i più giovani. Il Parlamento italiano è al lavoro sul disegno di legge bipartisan numero 1136, noto come disegno di legge Mennuni-Madia, che punta a regolamentare l'accesso ai social network e alle piattaforme di video sharing.
La senatrice della Repubblica Italiana Lavinia Mennuni, tra le prime promotrici del testo, ha chiarito l'assoluta urgenza dell'iniziativa per proteggere le fasce d'età più deboli:
"Per quanto riguarda i bambini e i preadolescenti sia assolutamente necessario andarli a tutelare in quella che è una dimensione digitale."
La proposta ha incassato una firma trasversale da quasi tutte le forze politiche, puntando a colmare un vuoto normativo sempre più evidente.
Indice
Perché limitare l'accesso ai social? L'allarme degli esperti
La necessità di questa legge poggia su solide basi scientifiche e sul parere di molti specialisti della salute mentale. Come spiegato dalla senatrice Mennuni nel corso dell'intervista:
"Ci sono tantissime patologie, molti problemi che sono insorti da quando il cellulare è disponibile ai bambini in fascia d'età molto molto precoce. Perché c'è questo flusso di contenuti che non è adeguatamente controllabile e controllato e può ingenerare delle discrepanze da quello che è un percorso educativo che le generazioni precellulare a 8-10 anni hanno avuto, rispetto alla generazione che invece oggi ha il cellulare."
La scelta dei 15 anni
La scelta della soglia anagrafica non è casuale, ma risponde a precise tappe dello sviluppo cognitivo degli adolescenti:
"Ci sono studi che statuiscono che effettivamente 15 anni è un'età in cui genericamente lo sviluppo della personalità è tale da non risentire eccessivamente da condizionamenti esterni, cioè vi è una struttura della personalità più solida, i famosi lobi frontali che sono sviluppati."
Come funzionerà il blocco: addio alle autocertificazioni fittizie
La vera svolta della legge sta nell'introduzione di un sistema di controllo reale e invalicabile. Oggi per accedere a qualunque piattaforma basta dichiarare il falso con un click. La nuova norma intende scardinare questo sistema:
"Nel pratico la legge dice che ci deve essere una verifica dell'età, vera però, quindi non un semplice quesito 'quanti anni hai? hai più di 13 anni?', ma un blocco finché tu non hai la dimostrazione tramite un soggetto terzo, per evitare di inficiare su quelli che sono i problemi della privacy, che però certifichi effettivamente l'età dell'utente, del soggetto. Se il ragazzo non ha l'età che viene disposta dalla norma per poter accedere ai social media, il ragazzo non accede, semplicemente."
Di chi sarà la responsabilità?
A differenza di quanto si possa pensare, le famiglie non andranno incontro a sanzioni pecuniarie. La responsabilità legale ed economica sarà interamente in capo ai gestori dei servizi digitali:
"Io penso che la responsabilità prevalente debba essere, se si elude quello che è la norma, della piattaforma che non deve... non dovrebbe avere soggetti minori rispetto all'età che abbiamo statuito."
Un'esperienza personale: la trappola della pandemia
La senatrice ha condiviso un retroscena che accomuna moltissime famiglie italiane, legato alle dinamiche nate durante l'emergenza sanitaria da COVID-19, quando l'uso dei dispositivi elettronici è sfuggito di mano:
"Si notava che questi ragazzi erano tranquilli, stavano nelle loro camere, collegati tra loro con le cuffie, con le playstation, coi cellulari... solo che poi invece ci siamo dopo resi conto che un po' la didattica a distanza la mattina con il pc, poi il fatto che questi ragazzi non potevano fare sport, hanno cominciato a maturare una forma di dipendenza. E quindi abbiamo dovuto creare una sorta di gruppo di mamme e di papà per riportare questi ragazzi, che erano nell'età adolescenziale, in cui devi uscire da casa, a ricominciare a vivere le loro vite."
I tempi della legge e il "concept" fondamentale
Il disegno di legge è stato presentato il 13 maggio 2024, ponendo l'Italia tra i primi paesi europei a sollevare il problema. Dopo un lungo iter di confronto con la Commissione europea per l'armonizzazione delle regole, il dibattito in Parlamento è finalmente ripartito e i promotori sperano in una rapida approvazione.
Anche se la tecnologia corre veloce, per la senatrice Mennuni i principi cardine di questa iniziativa rimarranno sempre validi nel tempo:
"Su una cosa non sarà mai vecchio, ed è il concept fondamentale: i bambini devono avere delle protezioni adeguate perché la loro coscienza si possa sviluppare scevra da influenze troppo forti e difficilmente controllabili."