
Matricole sempre meno preparate si affacciano all’università: a lanciare l’allarme è il CISIA, il consorzio universitario che cura e gestisce le prove di accesso ai corsi di laurea. Dal suo sterminato osservatorio emerge, infatti, una diagnosi chiara: i punteggi medi dei test d’ingresso, negli ultimi tre anni, sono costantemente calati, in qualsiasi area tematica coperta dai TOLC, ovvero i quiz erogati proprio dal CISIA.
Stiamo parlando di una buona fetta di tutte le lauree con accesso programmato a livello locale, quindi tutto ciò che non è medicina, veterinaria, professioni sanitarie, architettura e scienze della formazione.
Il trend rilevato dal CISIA collima con un altro inquietante incremento registrato nell’ultimo triennio dall’INVALSI: la "dispersione implicita", ovvero quel fenomeno per cui gli studenti del quinto anno delle superiori concludono la scuola con competenze reali nettamente inferiori ai traguardi previsti dal MIM.
E, guarda caso, i cali principali nei test universitari si registrano proprio nelle competenze matematiche e nella comprensione di un testo in lingua italiana, ovvero le specifiche aree di competenza che, insieme alla lingua inglese, vengono rilevate dall’Istituto di valutazione del sistema scolastico.
Indice
I problemi iniziano sin dalle competenze di base
Entrando nel dettaglio dei diversi settori didattici interessati dai Test TOLC, i punteggi medi peggiori si registrano, come detto, in due pilastri formativi fondamentali: la comprensione del testo (italiano) e la matematica.
Ad esempio, nel TOLC-SU - il test utilizzato per l'accesso ai corsi di laurea di area umanistica - la comprensione del testo ha registrato un netto calo (-2,2%) nel triennio 2023-2025. Ancora più sensibile è il tonfo nel TOLC-E (dedicato a economia, statistica e scienze sociali), dove la matematica fa segnare un preoccupante -3%.
Ma il declino delle conoscenze di base è un fenomeno generalizzato, che colpisce trasversalmente quasi tutti i tipi di test. Rispetto all'anno precedente (2024), i punteggi medi sono scesi in modo significativo nel TOLC-LP per le lauree professionalizzanti (-1,2 punti) e nel TOLC-F per l'area farmaceutica (-1,1).
Flessioni si registrano anche nel TOLC-AV per agraria e veterinaria (-0,6), nel TOLC-PSI per psicologia e nel TOLC-SU (-0,4), fino al TOLC-E (-0,2).
Solamente le aree di ingegneria (TOLC-I) e biologia (TOLC-B) sono riuscite a mantenere i punteggi pressoché invariati rispetto all'anno scorso.

A tutto questo, si deve sommare il solito divario geografico: chi frequenta una scuola del Nord-Est o del Nord-Ovest ottiene punteggi mediamente più alti rispetto a chi ha studiato nel resto d’Italia.
Il "salvagente" dei Licei: le eccellenze che alzano la media
A mitigare, per così dire, questo quadro a tinte fosche, evitando un crollo dei punteggi ancora più drammatico, è il rendimento degli studenti provenienti dai licei tradizionali. L'analisi del CISIA evidenzia, infatti, in tutte le macroaree che chi ha frequentato i licei Scientifico e Classico ottiene performance migliori, tenendo a galla le medie nazionali.
Entrando nel dettaglio, nel TOLC-SU (area umanistica) i diplomati del Classico dominano in modo netto, mentre quelli dello Scientifico si prendono la rivincita primeggiando in prove marcatamente tecniche come il TOLC-I per ingegneria o il TOLC-AV per agraria.
Senza l'apporto di queste eccellenze, il bilancio complessivo delle matricole risulterebbe di gran lunga peggiore.

L’importanza dei numeri del CISIA
Per comprendere la portata di questi numeri, è utile ricordare i volumi gestiti dal CISIA. Questo ente, infatti, raggruppa decine di atenei statali e opera come strumento organizzativo comune.
Durante lo scorso anno, ben 1.199 corsi di laurea (quasi la metà di quelli attivati sul suolo italiano) hanno adottato un test TOLC per la valutazione in ingresso.
Oltre 234.500 persone (di cui l'8,4% provenienti dall'estero) ne hanno sostenuto almeno uno, per un totale di 324.026 test erogati.
Le ragioni del tracollo
Davanti a questo calo delle competenze in uscita dalle scuole, il test assume dunque sempre più le sembianze di uno strumento "diagnostico" del sistema formativo del nostro Paese.
Avvalorato ulteriormente, oltre che dalla forza dei numeri, dai risultati di un sondaggio - "Orientarsi dopo la scuola" - diffusi dallo stesso CISIA in concomitanza con l’uscita del report sui Test d’ingresso, al quale hanno risposto oltre 3.500 persone tra universitari, studenti delle superiori e diplomati.
Un passaggio, su tutti, spiega almeno in parte lo scarso rendimento nelle prove d’accesso. Quale? La circostanza che vede tantissimi studenti presentarsi alle soglie del sistema accademico senza la giusta consapevolezza.
Perché la stragrande maggioranza delle aspiranti matricole (71%) decide a quale corso iscriversi solamente durante l’ultimo anno di scuola. E quasi la metà di queste aspetta addirittura il momento post-Maturità per fare la scelta finale. Solo il 17,8% si porta avanti col lavoro già durante il penultimo anno delle superiori.
Il nodo orientamento
E poi c’è il tema dell’orientamento, che viene dominato più dalla passione che da una reale conoscenza di “come gira il mondo”. Al primo posto assoluto tra i motivi che fanno optare per il corso di laurea in cui provare a entrare si piazza "l’amore per ciò che si studia", che va a braccetto con il desiderio di "poter fare il lavoro dei sogni".
Inoltre, in questa fase così delicata, le figure più influenti restano la famiglia e le amicizie, mentre il peso dei docenti scolastici risulta meno rilevante.
Ecco perché, una volta immatricolati, spesso la realtà accademica presenta il conto. Se gli aspetti relazionali e il rapporto con i professori si rivelano gli scogli più facili da superare, le vere criticità per i neoiscritti diventano il passaggio a un nuovo metodo di studio, la comprensione della burocrazia universitaria e la gestione degli appelli d'esame.
Orientamento che, in oltre il 90% dei casi avviene durante l’anno scolastico, ed è la scuola (in particolar modo per il tramite dei docenti delle materie scientifiche) il primo veicolo per far conoscere queste attività.
Peccato che gli studenti mandino un messaggio di senso contrario: gradiscono le iniziative, ma ritengono "scarsamente efficaci" le classiche lezioni in aula, preferendo di gran lunga gli open-day e le simulazioni attive di vita accademica, passando ad esempio delle giornate in università.
In ogni caso, l'orientamento sembra funzionare e la soddisfazione di chi si è iscritto è alta, in particolar modo per chi ha considerato lo stesso test TOLC come uno strumento per misurare in anticipo le proprie attitudini.
Ecco perché ripartire da qui potrebbe invertire la rotta e far tornare gli studenti performanti nelle prove d’accesso.