Alzi la mano chi non ha mai pensato di fare un favore al Pianeta accartocciando a mo’ di palline le bottiglie di plastica prima di riciclarle: peccato che la procedura corretta sia quella di assottigliarle, come un foglio di carta.
Non c’è, però, da preoccuparsi troppo se anche noi abbiamo questa abitudine. Sono errori che commettono anche quelli che potrebbero insegnare a tutti la sostenibilità ambientale: le ragazze e i ragazzi appartenenti alla Generazione Zeta, che vantano una spiccata sensibilità ecologica, sicuramente maggiore rispetto agli adulti. Lo dicono i numeri.
Secondo una recente indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con COREPLA - Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero proprio degli Imballaggi in Plastica - ben 9 giovani su 10 affermano di fare regolarmente la raccolta differenziata.
Ma non sempre le migliori intenzioni si traducono in ottima esecuzione: 1 su 5 ammette di non avere le informazioni sufficienti per differenziare in modo corretto e solo il 25% si sente davvero competente in materia.
Ecco quindi che Skuola.net ha interpellato proprio COREPLA per realizzare una guida definitiva per svelare i 10 errori più comuni nel riciclo della plastica. Ma, soprattutto, come evitarli.
Indice
- "Tutto fa brodo": se è plastica, va nella plastica
- Il lavaggio accurato dei contenitori: pulire è bene, sprecare acqua no
- L'effetto "fungo": schiacciare le bottiglie dall'alto verso il basso
- Tappo e bottiglia: saremo io e te, per sempre, legati per la vita
- No alla matrioska: stop agli imballaggi uno dentro l'altro
- Il polistirolo dove va? Non c’è nessuno che lo sa
- Il Codice 7 e le "altre plastiche": questo è il dilemma!
- Vietato “fare la linguetta” allo yogurt, a meno che…
- L’etichetta delle buone maniere… sull’etichetta
- Gli “inseparabili” poliaccoppiati: cosa fare?
- Oltre il bidone: la battaglia alle "fake news" e l'impegno sul territorio
1. "Tutto fa brodo": se è plastica, va nella plastica
È lo scivolone più frequente. In Italia, la raccolta differenziata della plastica riguarda esclusivamente gli imballaggi, ovvero i prodotti che contengono, proteggono e trasportano merci in ogni fase del processo di distribuzione.
Dunque, niente giocattoli, pennarelli, utensili da cucina o bacinelle nel bidone giallo. Se non è un imballaggio, non va nella plastica.
2. Il lavaggio accurato dei contenitori: pulire è bene, sprecare acqua no
Molti pensano che flaconi e vaschette vadano sciacquati con cura prima di essere buttati. Falso: lavare gli imballaggi a casa è un inutile spreco di acqua ed energia.
Piuttosto, andrebbe applicata la regola del “vuoto”: l'imballaggio non deve essere perfettamente pulito, basta svuotarlo il più possibile dai residui di prodotto. Al lavaggio completo ci penseranno le operazioni fatte negli impianti di riciclo.
3. L'effetto "fungo": schiacciare le bottiglie dall'alto verso il basso
Accartocciare le bottiglie d'acqua spingendo dal tappo verso il fondo è un classico. Ma questo complica il lavoro dei macchinari che smistano i rifiuti.
Meglio - anzi, quasi obbligatorio - sarebbe appiattire le bottiglie e, se possibile, i flaconi nel senso della lunghezza (longitudinalmente). In questo modo si riduce il loro volume, facilitando il riconoscimento del materiale sul nastro trasportatore quando si tratta di selezionare e avviare al riciclo.
4. Tappo e bottiglia: saremo io e te, per sempre, legati per la vita
C'è sempre il dubbio se i tappi debbano essere svitati e gettati a parte. In realtà, separarli è controproducente oltre che ormai complicato, visto che ora sono attaccati alle bottiglie. Perché, essendo molto piccoli, rischiano di creare problemi al processo di selezione.
Dopo aver schiacciato la bottiglia o il flacone, dunque, basterà richiuderli con il loro tappo. Le tecnologie degli impianti di selezione sanno benissimo come separare le plastiche diverse che compongono i due elementi, riuscendo così a valorizzarli entrambi.
5. No alla matrioska: stop agli imballaggi uno dentro l'altro
Per risparmiare spazio, si tende a riempire una vaschetta o una bottiglia tagliata con altri rifiuti di plastica, creando un unico blocco. Questo, però, manda in tilt i lettori degli impianti di riciclo.
Invece, parafrasando il proverbio, bisogna pensare che gli imballi in plastica stanno “meglio soli che male accompagnati”. Quindi, vanno conferiti sempre singolarmente, ben separati tra loro ed evitando di inserirli l'uno dentro l'altro.
6. Il polistirolo dove va? Non c’è nessuno che lo sa
Quasi 4 giovani su 10 non sanno dove buttare il polistirolo. Molti, infatti, pensano che non sia plastica riciclabile e lo gettano nel bidone generico.
Sbagliato: le vaschette in polistirolo - come quelle della carne, del gelato - o le protezioni per i piccoli elettrodomestici sono imballaggi a tutti gli effetti e, quindi, vanno anche loro nella raccolta della plastica. In questo modo, una volta svuotate e conferite, potranno essere riciclate e trovare una seconda vita.
7. Il Codice 7 e le "altre plastiche": questo è il dilemma!
Quando, nel momento del riciclo di un involucro in plastica, ci si imbatte nel famigerato “codice riciclo numero 7” - che spesso è accompagnato dalla lettera O o dalla scritta "altre plastiche" - in molti pensano che l'imballaggio non sia riciclabile e lo gettano nell'indifferenziata.
Quel codice, invece, serve a identificare il tipo di polimero - che sia composto da combinazioni di materiali o da plastiche miste - ma non la sua maggiore o minore riciclabilità.
Perché, come dice la “regola d’oro”: tutti gli imballaggi in plastica, a prescindere dal numero o dalla sigla, vanno conferiti sempre nella raccolta differenziata della plastica.
8. Vietato “fare la linguetta” allo yogurt, a meno che…
A differenza delle classiche bottiglie, gettare il vasetto dello yogurt con il suo “tappo” - ovvero la linguetta sigillante – può rappresentare un ostacolo per la fase di selezione e il corretto riciclo dei materiali.
La chiusura dei vasetti in plastica andrebbe, infatti, staccata dal corpo principale. Soprattutto se è in alluminio - si riconosce perché quando si accartoccia resta piegata - andrà nella raccolta dei metalli.
Se, invece, è in plastica - quando si appallottola tende a tornare alla forma originaria - andrà anch'essa nella plastica, ma meglio se staccata dal vasetto.
9. L’etichetta delle buone maniere… sull’etichetta
Qui è importante fare una distinzione: le normali etichette di carta o di plastica che coprono solo in parte i contenitori possono tranquillamente restare attaccate alla bottiglia (verranno eliminate durante il lavaggio industriale).
Quando, invece, la copertura dei flaconi è totale - si parla delle cosiddette sleeves, spesso riconoscibili da una linea tratteggiata lungo un lato e dal simboletto della forbice - bisogna rimuovere questo “vestito” per intero e buttarlo separatamente sempre nella plastica: se resta al suo posto può ingannare i lettori ottici negli impianti.
10. Gli “inseparabili” poliaccoppiati: cosa fare?
Ci sono, infine, casi in cui separare i materiali è impossibile: stiamo parlando di imballaggi come i pacchetti di patatine, le buste del caffè sottovuoto o le bustine di cibo per animali, che spesso rientrano nella categoria dei cosiddetti poliaccoppiati, ovvero fatti in plastica ma con un’anima in alluminio.
Anche in questo caso, il 40% dei giovani si confonde e non sa quale sia la scelta giusta. La risposta è, ancora una volta, nell’etichetta ambientale, presente su ogni prodotto per obbligo di legge dal 2023: se si vedono sigle come C/LDPE 90, C/PP 90 o C/PET 90, significa che la plastica prevale e l'intero pacchetto va conferito nell’apposito bidone.
Oltre il bidone: la battaglia alle "fake news" e l'impegno sul territorio
L’Italia, ad ogni modo, nonostante qualche errore diffuso da parte della cittadinanza, resta una delle eccellenze mondiali per quanto riguarda il riciclo, grazie a un sistema capace di valorizzare lo sforzo collettivo e di coordinare in modo mirato la gestione degli imballaggi in plastica, mettendo in rete cittadini, Comuni, imprese e impianti di recupero.
Questa eccellenza, infatti, non passa solo da bidoni di raccolta e impianti di riciclo, ma anche dalla corretta informazione e formazione delle persone, a partire dalle nuove generazioni, che devono essere accompagnate verso le scelte giuste.
È proprio qui che entra in gioco il lavoro sul campo di COREPLA, che affianca alla gestione della seconda vita degli imballaggi una vera e propria missione educativa, pensata per raggiungere anche i giovani, esattamente dove si trovano: sui social media, nelle scuole (grazie a materiali didattici e progetti formativi ad hoc) e nei grandi luoghi di aggregazione.
L'obiettivo è arginare la confusione e fornire certezze. Come spiegano dal Consorzio, “sulla rete spopolano tantissime notizie false. Per questo abbiamo creato campagne dedicate per contrastare i falsi miti legati al riciclo degli imballaggi in plastica.
Fornire strumenti di informazione ed educazione ai cittadini è, infatti, essenziale per migliorare la qualità della raccolta differenziata, massimizzando così le possibilità di riciclo”.