
Sebbene sia passata da poco la metà dell’anno, per il nostro Pianeta è già tempo di preoccupanti bilanci. Il 28 luglio è, infatti, l’Overshoot Day 2022: il giorno, variabile ogni anno a seconda del comportamento dell’uomo, in cui si calcola si esauriscano le risorse naturali che la Terra è in grado di generare autonomamente. Solo nel 2018 questo momento si era raggiunto così presto. E le previsioni per il futuro non lasciano intravedere nulla di buono. In pratica, da questa data in poi, per poter sopravvivere, l’uomo è in un certo senso costretto a prendere in prestito risorse dalle generazioni che verranno o che sono appena arrivate.
E proprio i più giovani, il popolo dei Fridays For Future, forse consapevoli di ciò, stanno già “lavorando” per tentare di evitare la deriva. E lo fanno nel “campo” in cui riescono meglio a esprimersi: l’uso delle nuove tecnologie.
Anche la tecnologia inquina
Anche il “digitale”, infatti, in modo quasi invisibile inquina: i server che “reggono” siti, app e servizi hanno un notevole impatto sull’ambiente. Così, avendo le mani legate per poter affrontare le grandi questioni (pur avendo mostrato una spiccata sensibilità), la Generazione Z sta provando a fare la sua parte con un corretto approccio alla tecnologia. Secondo una ricerca condotta da Skuola.net - su un campione di 3.000 giovani tra gli 11 e i 30 anni - in occasione degli ultimi “Electric Days” 2022, il più grande evento italiano di divulgazione sul tema mobilità sostenibile e transizione ecologica, ben 6 ragazzi su 10, ad esempio, già cercano di non esagerare con l’utilizzo dei social network. Mentre è circa 1 su 2 che prova a limitare il “consumo” dello streaming audio e video.
Dei social si può fare a meno
“I social network inquinano troppo. Quando mandate inutili fotografie pensate al costo ambientale che hanno”: questo il monito del ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, lanciato qualche mese fa e che non sembra essere caduto nel vuoto. Infatti, tra gli iscritti ai social, in tantissimi già si pongono il problema di non esagerare con l’uso delle varie piattaforme, per limitare il proprio impatto sull’ambiente (61%). A cui si aggiungono coloro che ancora non agiscono, pur essendo consapevoli del problema ma che, seppur con qualche difficoltà, sono pronti a cimentarsi con l’austerity social (23%). Solamente 1 utilizzatore su 6 non sembra pronto a scendere a compromessi riducendo il tempo speso sui social per l’ambiente.
Dallo streaming ci si separa con più difficoltà
Questione decisamente più complessa, come si è potuto già intravedere, se si tratta di limitare il consumo di servizi di streaming. Godere di musica, film e serie tv sfruttando la Rete è un’abitudine sicuramente energivora, con le emissioni di anidride carbonica che ne derivano. Ma il riscontro non è comunque da buttare: sommando quanti, tra gli utenti di questi servizi, già adottano una strategia eco-sostenibile (49%) e quanti lo farebbero di fronte alla “certificazione” del loro potere inquinante (22%), si arriva un coinvolgimento di oltre 7 ragazzi su 10; il restante 29% si divide, invece, tra chi pur conscio del loro potere inquinante continua come se nulla fosse (16%) e chi anche di fronte all’evidenza non cambierebbe abitudini (12%).
Con i giusti incentivi si può rinunciare a un po' di Internet
Ma è Internet nella sua interezza a contribuire all’emissione di gas serra nell’atmosfera: tra server, apparati telefonici, device con i quali ci si connette, ogni essere umano contribuisce a incrementare la temperatura del Pianeta, almeno nello scenario attuale nel quale l’energia elettrica viene prodotta usando ancora combustibili fossili. Qualcosa che potrebbe indurre un nativo digitale a rinunciare a un’ora di Internet al giorno, però, c’è: in generale, oltre la metà (52%) lo farebbe in cambio in cambio di maggiori opportunità di svago; il 12% si lascerebbe convincere da un incentivo di tipo economico, l’11% da servizi analoghi ma più “sostenibili”; al 16% basterebbe sapere di contribuire davvero al benessere dell’ecosistema. Appena 1 su 10 si dichiara irremovibile dalle proprie posizioni.
L'e-commerce non è indispensabile
Non servono invece particolari “spinte” per sensibilizzare i giovani a mitigare il ricorso compulsivo all’e-commerce, che alle emissioni “tecnologiche” dirette aggiunge quelle per trasporti e logistica. Ebbene, tra quanti utilizzano tali servizi - ovvero quasi il 90% dei giovani intervistati - grossomodo la metà (49%) si dice disponibile a orientarsi in primo luogo verso l’acquisto nei negozi fisici; mentre il 30%, non potendone fare a meno, proverebbe a comprare online soprattutto quei prodotti che non si trovano facilmente “su strada”. A conti fatti, solo per 1 su 5 lo shopping digitale rimarrebbe il canale privilegiato: il 12% perché lo ritiene oggi indispensabile, il 9% non crede che inquini così tanto.
Cloud e newsletter non sono da sottovalutare
Un contributo importante alla causa, però, può darlo anche l’attenzione a servizi meno chiacchierati ma che, sottotraccia, sono usati praticamente da tutti. Come gli spazi di archiviazione online (cloud), ormai quasi obbligatori se si possiede uno smartphone o un tablet. Anche qui, comunque, la base di partenza è buona: il 50% del campione selezionato dice che già li adopera solo per le cose essenziali e il 20%, reso consapevole del loro impatto ambientale, si dice pronto a farlo. Stessa cosa per le newsletter, che invadono le nostre caselle di posta elettronica: quasi 3 su 10 già tendono a non chiedere l’invio di mail automatiche quando si iscrivono a un servizio e 1 su 5 si iscrive solo a quelle che potrebbero tornargli utili. E, sapendo che inquinano, ben 9 su 10 promettono che procederanno a una “pulizia” di quelle inutili.
Solo sullo smartphone la GenZ "cade"
Un percorso quasi netto, quello della GenZ, che purtroppo viene rovinato da un dettaglio di non poco conto: sul contenuto si è pronti a fare qualche rinuncia ma sul “contenitore” non si transige, smartphone in primis. Per i ragazzi è talmente importante esibire il meglio che la tecnologia può offrire che in molti cambiano volontariamente (quindi non per guasti o inconvenienti) il proprio dispositivo di continuo, alimentando una produzione frenetica e inquinante: oltre un terzo (38%), in media, sostituisce il telefono ogni anno; uno su 6 al massimo ogni due anni. Ignorando quasi del tutto il mondo dell’usato e del ricondizionato, che invece aiuterebbe a limitare l’accumulo di rifiuti elettronici, dannosissimi per l’ambiente: oltre 2 su 3 non hanno mai comprato uno smartphone di “seconda mano”. Ma non tutto è perduto: appena 1 su 7 non acquisterebbe mai un “ricondizionato”, il 21% ci sta pensando per il futuro, il 32% l’ha valutato in passato ma poi è andato sul “nuovo”. Con qualche incentivo in più gli si potrebbe far cambiare idea.