disinformazione minaccia globale

Pensa alla cosa che ti spaventa di più quando pensi al futuro. Le guerre? Il clima che cambia? L'economia che non gira? Probabilmente non hai pensato alla disinformazione.

Eppure, secondo chi studia i rischi globali di professione, è esattamente questa una delle minacce con cui l'umanità dovrà fare i conti nei prossimi anni.

È scritto nero su bianco nel Global Risks Report 2026 del World Economic Forum - il documento che ogni anno, prima del vertice di Davos, fotografa lo stato di salute del pianeta intervistando oltre 900 tra esperti, decisori politici e leader di settore.

Indice

  1. La classifica dei rischi globali nei prossimi 2 anni
  2. Perché la disinformazione è così pericolosa
  3. Cosa possiamo fare noi

La classifica dei rischi globali nei prossimi 2 anni

Il report distingue tre orizzonti temporali: quello immediato (2026), quello a breve termine (due anni) e quello a lungo periodo (dieci anni). E i risultati sono più sfumati di quanto sembri.

Nel breve termine - quindi due anni -, il rischio più urgente è rappresentato dai conflitti armati tra Stati, e dalla “Geoeconomic confrontation” indicata da quasi un quarto degli intervistati.

Subito dopo, però, c’è la disinformazione, mentre i rischi ambientali dominano l'orizzonte a dieci anni, con eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e collasso degli ecosistemi in testa alla classifica.

Per il terzo anno consecutivo, quindi, misinformazione e disinformazione restano in cima ai rischi di breve periodo, sottolineandone la persistente minaccia alla coesione sociale e ai sistemi di governance.

wef report

Perché la disinformazione è così pericolosa

Forse ti stai chiedendo: ma come può una notizia falsa essere più pericolosa di una bomba? La risposta è che la disinformazione non è solo il problema delle bufale su WhatsApp della nonna. È qualcosa di molto più profondo e sistemico.

La diffusione di notizie false e la manipolazione dell'informazione, amplificata dai progressi tecnologici come l'intelligenza artificiale generativa, minano la fiducia pubblica e accentuano le divisioni sociali.

In altre parole: quando non sai più cosa è vero e cosa è falso, smetti di fidarti delle istituzioni, dei media, degli esperti. E una società che non si fida di nessuno è una società che non riesce a cooperare per affrontare nessuna crisi - né climatica, né geopolitica.

L'avvento di tecnologie come l'intelligenza artificiale generativa sta abbassando le barriere per la produzione e la distribuzione di contenuti falsi o fuorvianti, rendendo sempre più difficile per i cittadini, le aziende e i governi distinguere le informazioni vere da quelle false.

E qui sta il punto: non è solo un problema di adulti poco digitali. Riguarda tutti. Anche chi è cresciuto con lo smartphone in mano.

Cosa possiamo fare noi

Il report del WEF non è solo una lista di cose che fanno paura. È anche un invito ad agire. E l'azione più concreta che ognuno di noi può fare ogni giorno è una: imparare a leggere le informazioni in modo critico.

Verificare le fonti prima di condividere. Chiedersi chi ha interesse a diffondere quella notizia. Non fermarsi al titolo. Sembreranno cose banali, ma in un mondo in cui l'IA può generare video, articoli e immagini false in pochi secondi, sono diventate competenze essenziali - non opzionali.

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