
"Diversi i giovani che mi hanno scritto per chiedermi di fare qualcosa per non dover più convivere con la violenza delle baby gang”. Così Giorgia Meloni si rivolge ai più giovani in una intervista esclusiva rilasciata a Skuola.net per spiegare il senso dei provvedimenti varati dall’Esecutivo per contrastare la violenza minorile.
Il punto di partenza sono i dati che il portale ha collezionato nel corso di questi mesi: ogni volta che veniva emanato uno di essi - dai metal detector a scuola passando per il DDL sicurezza - ha chiesto agli studenti e ai giovani adulti che lo seguono un punto di vista a riguardo.
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Una richiesta di sicurezza partita direttamente dai giovani
Il risultato? Quasi sempre una maggioranza netta - dal 68% all’86% a seconda dei casi - ha espresso un parere favorevole: "I ragazzi sono i primi a voler vivere in città sicure, uscire la sera senza paura, prendere un treno o un autobus in tranquillità e frequentare una piazza senza dover convivere con la violenza delle baby gang", ha spiegato la Premier, sottolineando come l'intervento normativo dell'Esecutivo sia nato anche a seguito delle sollecitazioni ricevute direttamente dalle nuove generazioni.
"Credo sia per questo che hanno capito il senso della norma: non si dice che un ragazzo va in carcere perché è giovane, ma che chi delinque risponde delle proprie azioni".
La premier a Skuola.net: "Stiamo lavorando per costruire un'Italia più sicura"
La Presidente del Consiglio ha inoltre replicato alle critiche dell'opposizione: "Mi ha molto colpito la campagna dei parlamentari del Partito Democratico che diceva 'con lei anche i vostri figli possono andare in carcere'. La risposta è molto semplice: i vostri figli possono andare in carcere se delinquono; per tutti gli altri stiamo lavorando per costruire un'Italia più sicura, con più opportunità e più futuro".
Meloni ha infine respinto la contrapposizione tra prevenzione e fermezza: "Si fa un errore quando si prova a mettere in contrapposizione prevenzione e sicurezza. Questo governo lavora ogni giorno sulle cause del disagio: scuola, sport, sostegno alle famiglie, lotta alla dispersione scolastica, opportunità di lavoro e salario dignitoso, percorsi di formazione all'estero. Questo però non significa che lo Stato possa voltarsi dall'altra parte quando un minorenne accoltella un coetaneo, rapina una persona o terrorizza un quartiere. Prevenire è fondamentale, ma lo è anche far rispettare le regole: i ragazzi per bene hanno diritto di vivere in sicurezza e chi sceglie di delinquere deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni".