Studentessa con lo smartphone

Minori e piattaforme digitali: il tempo delle raccomandazioni sembra essere finito, ora è giunto il momento di passare ai divieti ma soprattutto alla loro applicazione. Questo è l’orientamento che stanno seguendo molti stati nazionali, a partire dall’Australia, e che sembra essere prossimo a concretizzarsi anche in Italia. 

Dopo la stretta sugli smartphone a scuola, banditi fino alle superiori, sembra arrivato il turno delle piattaforme digitali (social e video sharing su tutte). Ma cosa ne pensano i diretti interessati? Sorprendentemente, non ci sarebbe una ribellione di massa. 

Indice

  1. Lo scenario estremo: smartphone vietati fino ai 14 anni e social fino ai 16
  2. Il patentino digitale come quello di auto e moto 
  3. Il provvedimento allo studio del Governo: un blocco che parte dalle SIM 
  4. Il Parental Control dell’AGCOM: in pochi mesi 1,2 milioni di utenti “limitati” 
  5. Il malessere nascosto: "Se i social sparissero, starei meglio"
  6. Alla ricerca di un equilibrio

Lo scenario estremo: smartphone vietati fino ai 14 anni e social fino ai 16

A evidenziarlo è una recente indagine condotta da Skuola.net insieme agli psicologi e psicoterapeuti dell’Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo).

È, infatti, ormai acclarato che il problema non sono solo i social, anzi: più in generale è l’esposizione precoce a device digitali potenti come gli smartphone e allo sterminato catalogo di video, giochi e app pensati per (o comunque capaci di) ammaliare e catturare anche i più piccoli. 

Così, alla domanda “saresti favorevole ad un divieto di uso degli smartphone fino a 14 anni e dei social fino a 16 anni”, ben il 47% degli intervistati - circa 2.500 ragazze e ragazzi under 25 - hanno risposto affermativamente

Meno di quattro su dieci (34%) i contrari a qualsivoglia forma di limitazione. Mentre il 19% si è rifugiato nel classico "non saprei". In sostanza, però, quasi la metà dei giovanissimi tende a invocare un confine netto per l’accesso al mondo digitale.

Chiaramente il fattore anagrafico conta: i favorevoli scendono intorno al 30% nella fascia d’età direttamente coinvolta da un ipotetico divieto di tale portata, ma salgono tra i più grandi (i totalmente contrari tra gli ultra maggiorenni sono appena il 18%). 

Il patentino digitale come quello di auto e moto 

Ma non c'è solo il proibizionismo puro e semplice tra le soluzioni ben viste dai ragazzi. Per dire, da anni pedagogisti ed esperti propongono l'introduzione di un "patentino digitale", ovvero un percorso di formazione obbligatorio che certifichi il possesso di competenze tecnologiche di base e la consapevolezza dei ragazzi, prima di consegnare loro un device connesso a Internet.

E, anche su questo fronte, la risposta della GenZ è abbastanza sorprendente: il 49% degli intervistati si è dichiarato favorevole all'introduzione di una formazione specifica prima di poter avere il primo smartphone, a cui fanno da contraltare un 31% di contrari e un 20% di ragazzi che non hanno specifica opinione a riguardo.

Un segnale evidente di come i giovani avvertano anche il bisogno di "istruzioni per l'uso" per poter essere gettati nel mare magnum del web: una mancanza sentita soprattutto da quelli più grandi, tra i quali la percentuale di favorevoli schizza al 66%

Il provvedimento allo studio del Governo: un blocco che parte dalle SIM 

Intanto, le indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi parlano di una vera e propria accelerazione. Con i recenti e drammatici casi di cronaca legati a un uso distorto della tecnologia - come l'aggressione alla professoressa accoltellata da un suo studente nella Bergamasca - che pare abbiano spinto l'Esecutivo a optare per lo strumento del Decreto legge, in modo tale che le norme diventino immediatamente operative.

Una mossa che, di fatto, scavalcherebbe tutte le altre proposte di legge (anche bipartisan) messe sul tavolo ma da mesi impantanate nell'ordinario iter parlamentare.

Secondo voci di corridoio, proprio in queste ore starebbe serrando le fila per varare quanto prima un provvedimento che introduca severi limiti per l'accesso al mondo digitale. Su tutti, lo stop alle piattaforme social per i minori di 15 anni (se non addirittura 14), garantito da una soluzione tecnica basata sulle SIM intestate ai minori, con il conseguente impiego di parental control, un sistema già presente da inizio 2025 su tutte le nuove utenze mobili intestate agli under 18 e attivabile (su richiesta) sulle altre utenze mobili già esistenti.

Il Parental Control dell’AGCOM: in pochi mesi 1,2 milioni di utenti “limitati” 

Secondo dei dati condivisi sempre con Skuola.net dal commissario AGCOM Massimiliano Capitanio, a maggio 2025 si contavano oltre 1,2 milioni di SIM a cui era interdetta la navigazione di quei siti considerati non adatti ai minori e, perciò, inseriti in una “black list” redatta dall’Autorità stessa. 

Secondo quanto riferito da Capitanio, all’epoca erano oltre 780 mila le SIM intestate a maggiorenni – presumibilmente utilizzate da minori – su cui era stato attivato il servizio. A queste vanno, poi, aggiunte poco più di 500 mila SIM intestate direttamente a minorenni, con il Parental Control operativo di default.

Il malessere nascosto: "Se i social sparissero, starei meglio"

Ma, tornando ai diretti interessati, un’altra indagine Skuola.net-Di.Te. - che ha interpellato a novembre 2025 poco più di 950 adolescenti - testimonia non solo la tendenziale approvazione per l’eventuale stretta. Al centro del dibattito, infatti, c’è anche un disagio crescente, legato al digitale, che pervade le nuove generazioni.

Lontano dalle narrazioni patinate dei feed, i social sembrano generare ansia e inadeguatezza costante tra coloro che vi accedono a una età non adeguata e senza alcun tipo di limitazione. 

Circa 1 giovane su 7 confessa di avere la sensazione continua che gli altri siano più felici o amati di loro proprio a causa dell’eccessiva esposizione ai contenuti online, mentre oltre 1 su 10 è ossessionato dal controllo di visualizzazioni e like.

Ma è un’altra, soprattutto, la statistica che risuona come un vero e proprio grido d'aiuto: più di 1 giovane su 10 (il 10,9%) ammette che "se i social sparissero domani, mi sentirei decisamente meglio".

Un numero enorme che ci dice come, in pratica, in ogni classe italiana ci siano almeno due o tre studenti che vivono la vita digitale come una condanna, un palcoscenico obbligatorio e stressante da cui non riescono a scendere da soli, per paura di essere tagliati fuori dalla socialità.

Alla ricerca di un equilibrio

Ci troviamo quindi nella necessità di riequilibrare il rapporto con piattaforme che oggi non rappresentano solo una “passatempo” o una possibile fonte di dipendenza, ma che invece sono fondamentali per la partecipazione alla vita democratica del nostro paese da parte delle nuove generazioni. 

Un recente studio comparato di Reuters sui 18-24enni in nove Paesi - Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Danimarca, Italia, Spagna, Giappone e Brasile - dimostra che il 39% dei giovani si informa sui social (nel 2015 era il 21%), il 24% sui siti di news (era il 36%), il 21% dalla tv (contro il 28%), il 4% via radio (6%) e un altro 4% dalla carta stampata (6%).

E dunque, non si può gettare il bambino insieme all’acqua sporca, ma bisogna trovare soluzioni tutelanti (sotto tutti i punti di vista) per le nuove generazioni. 

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