
L'inizio del nuovo anno scolastico si è aperto nel vivo di uno scontro politico e sociale mai così acceso sul tema dell’educazione sessuale in classe, segnato dall'entrata in vigore della normativa sul consenso informato per le attività extracurriculari su affettività e sessualità (e dal recente raggiungimento del quorum per il referendum abrogativo).
È esattamente in questa cornice di forte dibattito pubblico che si inseriscono i risultati della nona edizione dell'Osservatorio "Giovani e Sessualità" di Durex e Skuola.net, condotto su un campione di oltre 15.000 ragazzi tra gli 11 e i 24 anni.
L'indagine, infatti, fa emergere un messaggio netto, che dovrebbe superare le polarizzazioni: ben 9 studenti su 10 (il 90,3%) chiedono a gran voce l'introduzione di una vera educazione affettiva e sessuale a scuola, con ben il 64,6% che ritiene debba essere obbligatoria.
Una richiesta, peraltro, pienamente sostenuta dagli adulti, con l'88,7% dei genitori e il 90,7% degli insegnanti che si dicono favorevoli all'ingresso della materia in classe.
La "prima volta" arriva sempre prima, e senza preservativo
Ma non c’è solo la teoria, c’è la realtà dei fatti a spiegare questa posizione così netta. La necessità di un intervento educativo strutturato, infatti, affonda le radici in un contesto comportamentale in rapida trasformazione: la prima volta arriva sempre prima, ma con scarse tutele per la salute.
Quasi 1 su 2 (49,6%) dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 16 anni, e ben l'11,1% ha esordito prima dei 13 anni, un dato quasi quadruplicato rispetto al 3,1% registrato nel 2019.
A questa spiccata precocità si unisce, però, un drammatico calo delle precauzioni: il 32,1% dei giovani non ha utilizzato il preservativo al primo rapporto, percentuale che schizza al 69,8% nella fascia 11-13 anni.
Inoltre, solo il 45,6% degli intervistati afferma di usare sempre il profilattico (in netto calo rispetto al 56,7% del 2019), mentre il 66,1% fa abitualmente ricorso alla pratica rischiosa del coito interrotto.
Internet al posto dei genitori: il muro dell'imbarazzo
Alla base dei comportamenti a rischio vi è soprattutto proprio una profonda carenza di riferimenti educativi autorevoli. Oltre la metà dei giovani (55,1%) indica Internet come canale primario per cercare informazioni su sesso e contraccezione, e nel 37% dei casi lo fa per evitare l'imbarazzo di un confronto con gli adulti.
Appena il 7,8% si rivolge ai propri genitori, mentre il 9,3% ammette di non chiedere consigli a nessuno.
Tra le mura domestiche, poi, la sessualità rimane un grande tabù: il 45,9% dei ragazzi non ne ha mai parlato in famiglia, identificando nel disagio e nell'imbarazzo la barriera principale (42,7%).
Spazi di ascolto e professionisti esterni: ecco cosa chiedono gli studenti
Anche il bilancio delle attività scolastiche finora svolte mostra, però, ampi margini di miglioramento: il 44,3% degli studenti non ha mai affrontato questi temi in classe e, tra chi ha partecipato a incontri dedicati (non semplici accenni nel corso delle normali lezioni) e solo il 21% li ha giudicati davvero utili.
Per questo motivo la richiesta degli studenti non è generica, ma delinea un modello preciso: il 72,4% vuole che ad argomentare siano medici, psicologi ed esperti qualificati anziché i propri docenti, prediligendo modalità interattive come gruppi di discussione e confronti guidati (30,2%).
Una visione condivisa, di nuovo, dagli stessi adulti, con il 57% dei genitori e il 47,2% degli insegnanti che chiede di avviare questi percorsi già dalle scuole medie.
I benefici concreti: quando l'educazione affettiva fa la differenza
Agendo in questo, le cose potrebbero davvero cambiare. Perché i dati dell'Osservatorio dimostrano chiaramente che la formazione in classe produce risultati misurabili sui comportamenti dei ragazzi.
Gli studenti che hanno seguito percorsi di educazione sessuale registrano una minore incidenza di rapporti non protetti (14,5% contro il 18,5% di chi non ne ha usufruito), si sentono più sicuri nel pretendere il preservativo dal partner (82,5% vs 73,2%) e ammettono in misura decisamente inferiore di non saperlo indossare correttamente (7,2% vs 12,6%).
In tal senso, iniziative come il progetto "A Luci Accese" promosso da Durex - che in tre anni ha coinvolto 60 scuole superiori, 623 classi e 18.825 studenti - attivo nell’area di Milano dal 2023 e che nel 2025 si è esteso anche alle scuole medie - provano che dotare i giovani di strumenti di consapevolezza affettiva è l'unica strada valida per tutelarne il benessere e la salute.