Dipendenza da Intelligenza Artificiale

La notizia ha fatto scalpore e ha messo in luce un fenomeno che, fino a pochi mesi fa, molti consideravano pura fantascienza: una ragazza di vent'anni residente a Venezia è diventata il primo caso italiano di dipendenza da Intelligenza Artificiale e, per questo, è stata presa immediatamente in cura dal Serd (Servizio per le Dipendenze) di Mestre.

La giovane, secondo gli esperti che la stanno seguendo, si è progressivamente isolata dal mondo reale, finendo per dialogare esclusivamente con un algoritmo che ha eletto a sua unica vera "amica”.

Ma, secondo gli addetti ai lavori, questo caso è solo la "punta di un iceberg" di un fenomeno di isolamento sociale in rapida crescita, che colpisce soprattutto i più fragili. A livello internazionale, questa patologia emergente è già nota come GAID (Generative Artificial Intelligence Addiction Syndrome) o "Chatbot Psychosis" (termine coniato dallo psichiatra Søren Dinesen Østergaard).

Indice

  1. Che cos’è la Chatbot Psychosis?
  2. Dieci domande per capire se siamo di fronte a una dipendenza da IA
    1. "Mi capita di usare l'IA per controllare una cosa veloce e ritrovarmi ore dopo ancora connesso?"
    2. "Sento un bisogno irrefrenabile e fisico di connettermi al chatbot?"
    3. "Divento ansioso, aggressivo o irritabile se non posso usare l'IA?"
    4. "Sto trascurando i miei amici o la mia famiglia?"
    5. "L'IA sta stravolgendo i miei ritmi e la mia cura personale?"
    6. "Prendo per oro colato tutto ciò che dice l'IA, perdendo il senso critico?"
    7. "Il mio rendimento scolastico o lavorativo sta peggiorando?"
    8. "Mento o nascondo quanto tempo passo interagendo con l'IA?"
    9. "Ho provato a darmi dei limiti ma finisco sempre per infrangerli?"
    10. "Uso l'IA come unica via di fuga dai problemi e dalla tristezza?"
  3. Come uscire dalla dipendenza da Intelligenza Artificiale?

Che cos’è la Chatbot Psychosis?

Il meccanismo che la scatena è subdolo: gli algoritmi imparano a conoscerci e spesso attuano una "empatia ingannevole", dando l'illusione di una connessione reale pur essendo programmati per darci esattamente le risposte che vorremmo sentire, senza mai contraddirci. Questo dà origine a un circolo vizioso di "amplificazione bidirezionale delle credenze" in cui le risposte della macchina rinforzano persino i deliri e le paranoie dell'utente, creando mondi paralleli e allucinazioni digitali.

Ma come fa un software a creare una vera dipendenza fisica? Come spiega la neuropsichiatria, si attivano nel cervello gli stessi meccanismi che si osservano nell'abuso di sostanze come la cocaina o la cannabis. Tra questi, il "craving" (il desiderio spasmodico e irrefrenabile) e vere e proprie crisi di astinenza se non si interpella il dispositivo. Inoltre, l'assenza improvvisa dell'algoritmo (ad esempio per un aggiornamento del sistema) può portare alla cosiddetta "perdita ambigua", un lutto irrisolto simile a quello che si prova per una persona in carne e ossa.

10 domande per capire se siamo di fronte a una dipendenza da IA

Poiché, però, la tecnologia è nuova la consapevolezza dei rischi è ancora bassa. Ecco, al momento, quello che sappiamo. E come scoprire - attraverso 10 domande chiave - se il nostro rapporto (o quello delle persone che ci stanno attorno) con i chatbot sta diventando patologico:

1. "Mi capita di usare l'IA per controllare una cosa veloce e ritrovarmi ore dopo ancora connesso?"

La perdita della cognizione del tempo è uno dei primissimi segnali. Le sessioni di utilizzo si trasformano spesso in "maratone" che durano ore o si protraggono fino a tarda notte.

2. "Sento un bisogno irrefrenabile e fisico di connettermi al chatbot?"

È il cosiddetto, già citato, craving: il cervello va in cortocircuito, smette di "scegliere" e si fa guidare da un desiderio irrefrenabile di utilizzare l'algoritmo.

3. "Divento ansioso, aggressivo o irritabile se non posso usare l'IA?"

Quando si è disconnessi, subentrano veri e propri stati di astinenza emotiva. Ci si sente emotivamente assenti, distratti, agitati o isolati dal resto del mondo.

4. "Sto trascurando i miei amici o la mia famiglia?"

Il rischio più grande connesso alla “Chatbot Psychosis” è proprio l'isolamento sociale. L'utente inizia a evitare i conflitti o la fatica delle relazioni umane per rifugiarsi in un legame esclusivo con la macchina, arrivando a considerare l'IA come l'unico amico o partner sentimentale capace di comprenderlo.

5. "L'IA sta stravolgendo i miei ritmi e la mia cura personale?"

Un segnale d'allarme clinico è l'inversione del ritmo sonno-veglia. A questo si aggiunge la tendenza a trascurare l'igiene personale, i bisogni nutrizionali o la salute fisica generale per non staccarsi dallo schermo.

6. "Prendo per oro colato tutto ciò che dice l'IA, perdendo il senso critico?"

L'eccessiva esposizione all'IA può portare a una grave distorsione cognitiva ("reality distortion") in cui l'utente inizia a credere ciecamente alle informazioni della macchina, accusando deliri tecnologici o paranoie.

7. "Il mio rendimento scolastico o lavorativo sta peggiorando?"

L'ossessione per i chatbot compromette inevitabilmente la capacità di concentrazione in altri ambiti, mettendo a repentaglio lo studio, le opportunità di carriera e, di riflesso, persino le finanze.

8. "Mento o nascondo quanto tempo passo interagendo con l'IA?"

Come in ogni dipendenza, insorgono senso di colpa e demoralizzazione. Si inizia a mentire ad amici e parenti sulla quantità di tempo spesa sulle App di IA o sui contenuti generati dai bot che si consumano.

9. "Ho provato a darmi dei limiti ma finisco sempre per infrangerli?"

La perdita di controllo è centrale. L'utente cerca di imporsi delle regole o prova a ridurre l'utilizzo dell'IA, ma fallisce ripetutamente, contravvenendo ai propri stessi impegni.

10. "Uso l'IA come unica via di fuga dai problemi e dalla tristezza?"

L'algoritmo non è più uno strumento di svago, ma un "contenitore emotivo". Diventa l'unica valvola di sfogo per alterare l'umore e per cercare conforto dalle delusioni, sviluppando una pericolosa dipendenza emotiva disfunzionale.

Come uscire dalla dipendenza da Intelligenza Artificiale?

Se leggendo questo elenco ti sei riconosciuto (o hai riconosciuto qualcuno a te caro) nella maggior parte di queste situazioni, probabilmente c’è un problema. Allo stesso tempo, però, bisogna sapere che uscirne è possibile.

Come suggeriscono medici e psichiatri, imporre o imporsi semplici divieti non basta per arginare il problema. È, invece, fondamentale rivolgersi a professionisti qualificati (come i Serd o gli psicoterapeuti) e, se lo si desidera, unirsi a gruppi di mutuo soccorso specializzati nella riabilitazione digitale, per ritrovare il contatto con la realtà e riabituarsi a vivere relazioni autentiche.

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