
Qualche tempo fa, sulle pagine di Skuola.net, vi abbiamo raccontato la storia di una studentessa ingiustamente etichettata come "scansafatiche", quando in realtà sta solo affrontando le complessità legate alla sua condizione di ragazza affetta dal diabete.
Quello sfogo e il riscontro che hanno avuto ci ha fatto capire quanto sia sentito il tema e quanto il Diabete di Tipo 1 (DT1) sia una realtà molto diffusa tra i banchi di scuola. Ma, al tempo stesso, di quante incomprensioni e falsi miti gravitino attorno all’argomento.
Perciò, per abbattere questi steccati, abbiamo voluto realizzare una sorta di tutorial per studenti con il diabete, per le loro famiglie e per il mondo della scuola in generale (docenti, compagni di classe, gli altri genitori).
Una guida per affrontare correttamente il Diabete di Tipo 1 a scuola
Per farlo abbiamo coinvolto una mamma che vive quotidianamente al fianco di una ragazza con DT1 e che, nel tempo, è diventata un vero e proprio punto di riferimento sul tema: Ilenia Pignatone, che attraverso il suo progetto web "Una finestra sul diabete" e una seguitissima pagina Instagram fa un prezioso lavoro di sensibilizzazione.
Ecco il vademecum che abbiamo ricostruito assieme a lei, con indicazioni preziose per tutti gli attori che vivono la scuola ogni giorno.
Agli studenti con DT1: il diabete non è un limite, non nascondetevi
Il messaggio per chi convive con questa condizione è diretto: potete fare tutto esattamente come gli altri, dallo studiare al fare sport, che anzi è fortemente consigliato.
L'unica differenza è che dovete prestare un'attenzione particolare alla glicemia, che può salire o scendere anche a causa del forte stress emotivo per un compito in classe, richiedendo un intervento con l'insulina o l'assunzione di zuccheri.
La regola d'oro è, però, non vergognarsi mai di ciò che si sta vivendo e non nascondere le proprie necessità, perché non c'è assolutamente nulla di male nel prendersi cura di sé.
Alle famiglie dei ragazzi con DT1: difendete la loro indipendenza
A volte le scuole si mostrano ostili, minimizzando il problema o pretendendo una presenza costante della famiglia. A molti genitori - Ilenia compresa - è capitato che la scuola offrisse loro un posto in classe per restare lì tutte le ore, al fine di gestire eventuali crisi.
È fondamentale rifiutare queste soluzioni assurde: i ragazzi hanno il sacrosanto diritto di vivere la scuola come i loro coetanei, senza avere costantemente "la mamma tra i piedi".
Puntate tutto sul dialogo con l'istituto: per le ore di lezione, le attività extra o le stesse gite non serve la vostra presenza fisica, basta comunicare eventuali esigenze e prendere accordi chiari.
Ai docenti: richiesta empatia, informazione e nessuno “pietismo”
L'insegnante informato vive più sereno e fa vivere sereni i propri alunni. Le famiglie non pretendono che i docenti diventino degli "infermieri" - non è il loro ruolo - ma chiedono solo che siano ben informati, per essere tranquilli che i ragazzi siano in mani sicure. Partendo da queste tre regole pratiche fondamentali:
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Bere e mangiare in classe è un’esigenza, non un capriccio: se un alunno diabetico ha bisogno di ingerire zuccheri o di uscire dalla classe per prendere una boccata d’aria, non sta interrompendo la lezione per una presa di posizione, ma sta rispondendo a una necessità clinica. La cosa migliore è assecondarlo con naturalezza, possibilmente senza farlo notare davanti a tutti, per non metterlo a disagio.
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Gestire le interrogazioni con saggezza: durante episodi di ipoglicemia o iperglicemia, il ragazzo sperimenta malessere e confusione. Sottoporlo a una verifica o interrogazione in quel momento comprometterebbe il risultato. Basterà aspettare qualche minuto affinché il momento critico passi, per poi valutarlo come gli altri.
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Normalità prima di tutto: un ragazzo diabetico è un alunno come gli altri. Indispensabile è non consideratelo diverso
Ai compagni di classe: capire per supportare
Se un compagno diabetico mangia uno spuntino fuori orario o beve un succo di frutta mentre il prof spiega, sappiate che non è un privilegio ma una vera necessità per far tornare i valori della glicemia alla normalità.
Capire come funziona la sua condizione permette di supportare il vicino di banco senza farlo sentire diverso: l'informazione rende la classe un ambiente più unito e sicuro, per tutti.
Agli altri genitori: aiutate a sfatare i falsi miti
La disinformazione spesso contagia anche le famiglie degli altri alunni, creando un clima di paura ingiustificata. È fondamentale che tutti gli adulti del “gruppo classe” sappiano cos'è realmente il DT1: si tratta di una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca le cellule del pancreas bloccando la produzione di insulina.
Non fatevi ingannare dai falsi miti: non è una condizione causata da uno stile di vita sedentario e non viene per aver mangiato troppi dolci o caramelle. Parlarne a casa in modo corretto aiuta a crescere figli più empatici e consapevoli.