Le città devastate dalla violenza dei minori
Immagine realizzata con AI

Quel che è certo è che la maggior parte dei giovani sta subendo le violenze di piazza ad opera dei loro stessi coetanei: lo dicono i numeri della Questura, visto che i fermati dopo i fatti di Milano e Bologna sono di gran lunga inferiori ai manifestanti pacifici.

E lo conferma anche un instant poll realizzato da noi di Skuola.net a corredo dei provvedimenti varati ieri d’urgenza dal Governo: su un campione di 1.183 under 35 interpellati su Instagram, il 58% ha mostrato pieno accordo sulle decisioni.

Indice

  1. Tutti i numeri del sondaggio: più favorevoli che contrari
  2. La voce degli studenti, tra legalità e paura della repressione
  3. La nuova stretta: genitori “alla cassa” e per i violenti si può arrivare al carcere

Tutti i numeri del sondaggio: più favorevoli che contrari

La GenZ non si oppone solo a chi vuole distogliere l’attenzione dai reali motivi della protesta (pacifica) che stanno mettendo in campo gli studenti, ma rispedisce al mittente anche il clima di terrore che qualcuno vorrebbe instaurare: ad esempio, in diverse province del lombardo-veneto in questi giorni sono rimbalzati di chat in chat messaggi allarmistici di possibili stupri di massa nei confronti delle ragazze o di attacchi alle università private.

Fortunatamente, in quest’ultimo caso, si è trattato di fake news. Ma la paura, soprattutto dei giovani che li hanno letti, è stata reale, come testimoniano anche i diversi messaggi privati arrivati alla nostra redazione per chiedere come uscirne.

Tornando al sondaggio, ai favorevoli fa da contraltare un 30% di contrari alla stretta, convinti che “non serva a niente”. A questi, si aggiunge un ulteriore 12% che condivide il provvedimento a metà, dichiarandosi "in parte d'accordo: giusto reagire ma così è troppo".

La voce degli studenti, tra legalità e paura della repressione

Una spaccatura che si riflette nei commenti accesi che animano i social network, dove le diverse anime della protesta e della legalità si scontrano.

La fazione maggioritaria, stanca di vedere le vere mobilitazioni studentesche inquinate dai violenti, applaude la stretta. "Era ora", commenta un utente, "I genitori devono capire che l'educazione parte da casa. Se tuo figlio spacca la vetrina di un lavoratore, è giusto che paghi tu". Sulla stessa lunghezza d'onda molti altri: "Manifestare per i propri diritti è sacro, ma andare in giro incappucciati a sfasciare pensiline per fare visualizzazioni su TikTok è da criminali".

Sul fronte opposto, chi boccia il decreto teme che la scusa dell'ordine pubblico venga usata per silenziare le piazze e i cortei pacifici. "Misure del genere servono solo a intimorire chi vuole manifestare pacificamente", ribatte un ragazzo, sottolineando come "minacciare le famiglie di pignoramenti e abbassare l'età per il fermo preventivo è pura repressione del dissenso".

Infine, c'è chi si concentra sull'efficacia reale della norma: "Pensate davvero che un ragazzino che va a fare a botte in piazza si fermi pensando al conto corrente della madre? È un problema sociale, non si risolve solo con il carcere".

La nuova stretta: genitori “alla cassa” e per i violenti si può arrivare al carcere

Il provvedimento governativo nasce proprio come risposta diretta ai disordini che hanno messo a ferro e fuoco diverse piazze italiane, con Milano come epicentro. Un fenomeno per certi versi nuovo, che ha visto protagonisti gruppi di giovanissimi - a volte persino bambini di 11 anni, come sottolineato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - scesi in strada non per rivendicare diritti, cosa che invece hanno fatto tanti altri manifestanti, ma per spaccare vetrine, rubare e filmarsi.

Per arginare questo "trend tossico", il Decreto introduce misure draconiane, a partire da un conto salatissimo, che ricadrà anche sulle famiglie dei violenti. Infatti, in caso di danni ad arredi urbani o alle vetrine dei negozi, lo Stato invierà un'ingiunzione di pagamento esecutiva direttamente a casa dei genitori.

Nasce, inoltre, il nuovo reato di “partecipazione violenta a manifestazione”: chi passa dalla modalità pacifica all'uso di armi improprie (come bastoni o petardi) rischia fino a 5 anni di carcere e 20.000 euro di multa, con l'aggravante se ci si nasconde dietro un cappuccio.

Infine, le regole si rinnovano anche per quel che riguarda l'età dell’imputabilità: per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, lo Stato presumerà la piena capacità di intendere e di volere, aprendo di fatto le porte al fermo preventivo anche per i minorenni.

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