Studentessa in DaD

L'ombra della Didattica a Distanza torna ad allungarsi sulle classi italiane, ma questa volta il virus non c'entra. A far tremare le scuole è la delicata situazione geopolitica in Medio Oriente, in particolare in Iran, che potrebbe innescare una nuova, severa crisi energetica globale. Nelle ultime ore si è fatta strada l'ipotesi di ricorrere massicciamente allo smart working per i lavoratori, con l'obiettivo di abbattere i consumi di carburante legati agli spostamenti.

Una misura che finirebbe inevitabilmente per coinvolgere anche docenti e personale scolastico: a lanciare il sasso nello stagno è stato il sindacato Anief (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori) che per voce del suo presidente, Marcello Pacifico, ha paventato il rischio concreto di un ritorno in DaD già a partire dal mese di maggio.

Un allarme (per ora) rientrato a seguito dell'intervento diretto del Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha rispedito al mittente un’ipotesi del genere, chiarendo che "la Dad non è contemplata in alcun modo".

Ma come reagirebbero i diretti interessati se la situazione degenerasse e si facesse strada tale prospettiva? Il portale Skuola.net è andato a chiederglielo, tramite un instant poll svolto attraverso le sue pagine social, che ha visto il coinvolgimento di oltre 1.500 studenti.

Indice

  1. Il 65% degli studenti dice no
  2. Tra stanchezza e frustrazione: “Abbiamo già perso anni preziosi di socialità, non chiudeteci di nuovo in casa”
  3. Dall’altra parte della barricata: il fronte “Pro-DaD”

Il 65% degli studenti dice no

E i numeri parlano chiaro: la maggioranza dei ragazzi rigetta categoricamente l'idea di tornare a fare lezione dietro uno schermo.

Ben il 65% degli intervistati, infatti, si è detto assolutamente contrario a un ritorno della Didattica a Distanza per colpa del caro-benzina. Un dato che conferma come gran parte della Generazione Z viva ancora con insofferenza, e come un trauma non del tutto superato, il ricordo dei lunghi mesi di isolamento a casa.

Una sensazione confermata anche dalla lettura delle centinaia di reazioni a caldo lasciate dai ragazzi sui social del portale studentesco. Da cui emerge un netto rifiuto verso un modello d’istruzione che, durante la pandemia, ha già mostrato tutti i suoi limiti didattici ed emotivi.

Tra stanchezza e frustrazione: “Abbiamo già perso anni preziosi di socialità, non chiudeteci di nuovo in casa”

Il sentimento prevalente è un mix di stanchezza e frustrazione: in molti si domandano perché debba essere sempre l'istruzione a pagare il prezzo delle grandi crisi internazionali. "Non possiamo rimetterci noi studenti per i problemi del mondo, la DaD non è vera scuola", sentenzia un utente, riassumendo il pensiero di chi teme di perdere nuovamente il contatto umano.

C'è anche chi fa notare come l'apprendimento a distanza sia semplicemente inefficace, ricordando che "davanti a un PC l'attenzione cala e non si impara nulla", e chi sottolinea il pesante danno relazionale scrivendo: "Abbiamo già perso anni preziosi di socialità, non chiudeteci di nuovo in casa". 

Dall’altra parte della barricata: il fronte “Pro-DaD”

In ogni caso, esiste una fetta minoritaria ma tutt'altro che trascurabile – il 35% dei votanti – che accoglierebbe con favore la serrata delle aule. Le motivazioni di questo fronte "Pro-DaD" sono estremamente pragmatiche e legate proprio all'emergenza economica in corso che ha innescato il dibattito.

Per molti studenti pendolari, ad esempio, il caro-carburante e i rincari sui mezzi di trasporto rappresentano già oggi un salasso insostenibile per i bilanci familiari: "Con quello che costa la benzina o l'abbonamento del treno per arrivare in istituto, stare a casa aiuterebbe non poco l'economia della mia famiglia", fa notare realisticamente un ragazzo.

Altri, meno preoccupati dal budget, evidenziano invece i piccoli vantaggi quotidiani della vita casalinga: "Almeno si dorme un'ora in più, non si gela alle fermate dell'autobus e non si inquina inutilmente". Per loro l'emergenza energetica potrebbe rappresentare l'occasione per sdoganare una scuola più ibrida e comoda.

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