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(Si) copi chi può… questa è la tentazione che si fa strada nelle menti di 1 maturando su 4, sommando coloro che si stanno preparando a farlo introducendo in sede d’esame gli appositi strumenti - analogici o digitali - oppure sperando nell’aiuto di un compagno di banco. 

Un vero e proprio esercito di “furbetti” che non si vedeva da tempo e che testimonia come la tensione per la Maturità 2026 stia spingendo moltissimi studenti a preparare degli aiutini per non affondare.

A segnalarlo è l'Osservatorio sulla Maturità di Skuola.net - condotto su un campione di 1.000 diplomandi - che evidenzia come il "piano B" faccia sempre più gola, sebbene i metodi per metterlo in atto restino sorprendentemente ancorati alla tradizione.

Indice

  1. Il balzo in avanti dei "furbetti"
  2. I vecchi bigliettini battono ancora l'IA
  3. Il trucco del telefono “civetta” e il crollo della solidarietà

Il balzo in avanti dei "furbetti"

Una quota, quella di chi valuta la via illegale, in fortissima espansione rispetto al recente passato. Oggi il 27% dei maturandi (poco più di 1 su 4, appunto) ammette di aver imbastito, o di volerlo fare, una strategia per copiare.

Un balzo in avanti notevole se si considera che, appena un anno fa, alla vigilia dell'esame del 2025, la quota di chi valutava le scorciatoie si fermava al 19% (circa 1 su 5).

Nello specifico, per questo 2026, poco più di 1 candidato su 10 è praticamente già sicuro che ricorrerà al copiaggio, mentre il restante 15% è un po' più cauto e si dice "forse" pronto a tirare fuori i trucchi del mestiere solo in caso di emergenza.

Ad accendere questa disperata corsa al suggerimento è soprattutto la paura per la seconda prova, lo scritto d'indirizzo, che continua a terrorizzare gli studenti.

Ben il 60% di chi intende barare si sta attrezzando in modo mirato proprio per questo passaggio, segnando un netto incremento dell'ansia rispetto al 50% registrato nell'edizione precedente.

Solo 1 su 10 cercherà di "hackerare" la prima prova di Italiano, mentre circa un terzo (31%) non fa distinzioni e sta preparando un piano valido per entrambi gli scritti.

I vecchi bigliettini battono ancora l'IA

Ma come proveranno a sfuggire agli sguardi delle commissioni? È qui che si consuma il grande paradosso della Generazione Z: nell'era dei dispositivi iper-connessi, l'analogico continua inesorabilmente a battere la tecnologia. Forse per ragioni di praticità e di “invisibilità” in aula.

I vecchi e cari bigliettini di carta, nascosti nell'astuccio o addosso, restano il metodo in assoluto più amato, scelto dal 29% dei ragazzi intenzionati a copiare.

Al contrario, crolla clamorosamente il fascino degli appunti nel vocabolario: se nel 2025 annotare delle nozioni tra le pagine del dizionario era l'idea di ben 1 studente su 4 (25%), oggi questa tecnica scende al 14%.

Resistono, però, altri i grandi classici come gli appunti nascosti in bagno o nello zaino (12%) e i fogli protocollo già scritti da casa (7%).

Tuttavia, il mondo tech non sta a guardare e l'Intelligenza Artificiale si fa strada tra i banchi: il 22% degli aspiranti "copioni" ripone tutte le sue speranze nelle ricerche internet tramite smartphone o smartwatch e nelle risposte dei chatbot. 

Un ulteriore 10% proverà, nel caso, a comunicare all'esterno con "suggeritori" tramite App di messaggistica o documenti condivisi, l'8% tenterà di ricorrere a calcolatrici modificate e un audace 5% pensa di sfidare la sorte piazzandosi dei micro-auricolari nelle orecchie per ascoltare le risposte da casa.

Il trucco del telefono “civetta” e il crollo della solidarietà

Per far funzionare l'Intelligenza Artificiale, però, c'è un ulteriore ostacolo da superare: la consegna dei dispositivi all'ingresso.

Se la stragrande maggioranza dei ragazzi (l'84%) farà il proprio dovere svuotando le tasche, c'è un 8% che ricorrerà all'antico inganno del "telefono civetta", consegnando alla commissione uno smartphone di riserva per poterne tenere un altro ben nascosto con sé.

E se i piani dovessero saltare? Chiedere aiuto al vicino di banco potrebbe rivelarsi inutile.

L'ansia da esame sembra aver spazzato via la tradizionale solidarietà studentesca: ben il 45% dei maturandi intervistati si rifiuterà categoricamente di passare il compito, per il terrore di essere scoperto dai docenti, a cui si aggiunge un 12% che ammette senza filtri di non aver proprio voglia di aiutare gli altri.

Solo un lodevole 21% ritiene "da egoisti" non tendere una mano a chi è in difficoltà, mentre un 22% deciderà se fare la spia in base alla simpatia di chi lo chiede.

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