
Il mercato del lavoro italiano vive, oggi, una delle sue contraddizioni più stridenti. Da un lato, il Paese fa i conti con le grandi crisi industriali e il rischio di migliaia di esuberi; dall'altro, una moltitudine di aziende, specialmente di piccole dimensioni, si scontra con l'impossibilità di trovare personale.
Il problema non risiede solo nella carenza di competenze, ma in un fenomeno sociologico e occupazionale molto più radicale: i candidati, letteralmente, non si presentano. Nel 2025, quasi 1 colloquio di lavoro su 3 è andato a vuoto a causa dell'assenza fisica dei candidati. A riportare questo preoccupante trend è l'Ufficio studi della CGIA - che evidenzia proprio come la "fuga" dalle selezioni sia diventata un'emergenza strutturale per il tessuto produttivo italiano.
Indice
La crisi delle selezioni: una crescita esponenziale
La difficoltà di reperire personale per mera mancanza di candidati non è un fenomeno del tutto nuovo, ma la sua accelerazione recente ha proporzioni inedite. Analizzando le statistiche messe a disposizione dal Sistema Informativo Excelsior, emerge infatti che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000, rappresentando appena il 9,7% del totale previsto.
Una prima, decisa accelerazione si è registrata nel 2021, quando il dato medio è salito al 16,2%, superando quota 753.000 casi. Ma è nel 2025 che il quadro è radicalmente mutato e il fenomeno è esploso: lo scenario delle "sedie vuote" si è verificato in 1.754.000 casi, arrivando a pesare per il 30,2%.
Si tratta di un vero e proprio boom, che ha trasformato un'anomalia statistica in una regola con cui le risorse umane devono fare i conti quotidianamente.

Oltre le sedie vuote: il contesto della difficoltà di reperimento
L'esplosione dei colloqui andati deserti si inserisce, peraltro, in un quadro ancora più ampio e preoccupante di difficoltà generale nell’incontro (matching) tra domanda e offerta lavorativa.
Allargando il campo di osservazione, sempre nel 2025, a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia, ben 2,7 milioni (ovvero il 47% del totale) sono state classificate come di "difficile reperimento".
E se la diserzione fisica rappresenta di gran lunga la fetta principale del problema (come detto “pesa” per circa un terzo), esistono anche altre ragioni che bloccano le assunzioni: in oltre 756.000 casi (13%) le aziende lamentano una preparazione inadeguata o una scarsa formazione dei candidati presentatisi, mentre circa 216.000 posizioni (3,7%) restano scoperte per cause di vario genere.
I settori più in difficoltà
L'emergenza, ovviamente, non colpisce tutti i settori allo stesso modo. Attualmente - usando come parametro sempre il 2025 - i picchi di non reperimento per via dei colloqui mancati si registrano soprattutto nei comparti più esposti alla fatica fisica o in quelli che richiedono competenze tecniche molto specifiche.
A guidare la Top 10 in negativo c'è il settore delle Costruzioni, dove i colloqui vanno a vuoto nel 39% dei casi. Seguono a ruota l'industria del Legno e del Mobile (35,3%) e il comparto delle Utilities, come acqua, energia e gas (34,9%).
In forte sofferenza è anche l'industria Metalmeccanica ed elettronica (33,6%) e quella dei servizi Turistici, di alloggio e ristorazione (33,4%).
La seconda metà della classifica dei comparti più "evitati" vede protagonisti, invece, i Servizi informatici e telecomunicazioni (32%), l'industria Tessile, abbigliamento e calzature (31,7%), i Servizi alle persone (31,5%), i Servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (31,2%) e, a chiudere le prime dieci posizioni, l'Agricoltura, silvicoltura e pesca (30,4%).
La mappa della diserzione: Nordest in affanno
Geograficamente, la "fuga" dai colloqui ha un epicentro ben preciso: il Nordest. Tra le prime cinque regioni d'Italia con la più alta percentuale di fallimento delle selezioni, ben quattro appartengono a quest'area.
La Valle d'Aosta guida la classifica nazionale (39,5%), seguita da Trentino Alto Adige (39%), Friuli Venezia Giulia (37,4%), Veneto (33,5%) e, subito dopo, dall'Emilia Romagna (33%).
Scendendo a livello provinciale, i territori più colpiti sono quelli caratterizzati da una forte vocazione turistico-alberghiera ed edilizia: Trento vede fallire il 40% delle selezioni, seguita da Aosta (39,5%), Udine (39,1%), Bolzano (38,1%) e Belluno (37,7%).
Al contrario, il fenomeno è molto più contenuto al Sud: la Puglia è la regione meno esposta (24,9%), con province come Avellino (24,4%), Taranto (24%) e Bari (23,9%) che registrano le percentuali più basse d'Italia.
I motivi della "fuga" dal lavoro
Ma perché così tante persone, specialmente giovani, snobbano le selezioni? Il report evidenzia come i fattori in gioco siano molteplici. In primo luogo, c'è un mutamento profondo nella scala delle priorità: le nuove generazioni non cercano più solo uno stipendio, ma pretendono un equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità e reali possibilità di crescita. Così, davanti a offerte con salari bassi o orari gravosi, si rinuncia ancor prima di presentarsi.
A questo cambio di mentalità si somma, poi, il dramma dell'inverno demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato, diventando di fatto una risorsa scarsa.
Parallelamente, c'è un persistente disallineamento tra scuola e impresa, con le aziende che ricercano figure tecniche specializzate che però il sistema scolastico non riesce a formare, almeno nei numeri richiesti.
Infine, una chiara responsabilità ricade anche sulle stesse procedure aziendali. Spesso le risorse umane impongono percorsi di selezione lunghi, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti e annunci poco chiari che finiscono per scoraggiare i candidati; non è raro che questi ultimi, inviando decine di curriculum simultaneamente, semplicemente "spariscano" non appena individuano un'opportunità percepita come migliore. E questo fatto rientra nella statistica dei colloqui andati a monte.