
Nate per ridurre il consumo di tabacco combusto, le sigarette elettroniche e a tabacco riscaldato si stanno facendo largo tra i giovani consumatori vanificando di fatto l’efficacia delle politiche anti-fumo.
Ben lontano da non avere alcun effetto collaterale, il consumo di questi prodotti è una delle nuove minacce legalizzate alla pubblica salute che viene evidenziata dall’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze.
A queste chiaramente si aggiungono fenomeni già noti, come l’abuso di alcol e di psicofarmaci senza prescrizione medica - come fa notare l’analisi del report effettuata dal portale Skuola.net - e una certa prevalenza femminile in quasi tutti i fenomeni.
Un deciso cambiamento culturale - visto che l’immaginario collettivo associa maggiormente alla componente maschile della popolazione queste abitudini non salutari- accompagnato da una debole percezione del rischio anche da parte di chi ne è coinvolto.
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Il boom del vapore e la tenuta della "bionda"
Il mondo del fumo sta vivendo una rapida e profonda trasformazione. Se la sigaretta tradizionale sembrava destinata a un lento declino, i dati dimostrano che il fumo da combustione resiste tenacemente: il 37% degli studenti ha fumato nell'ultimo anno e ben un ragazzo su cinque (il 20%) lo fa quotidianamente, con una preoccupante quota del 36% che ha acceso la prima sigaretta a 14 anni o anche prima.
Sorprende poi il fatto che il consumo sia a leggera prevalenza femminile, segno di un cambiamento di costumi quasi epocale.
Tuttavia, la vera esplosione riguarda le sigarette elettroniche. Le "e-cig" hanno toccato nel 2025 i livelli più elevati mai registrati: ben il 41% degli studenti le ha utilizzate nell'ultimo anno (un milione di ragazzi). A “svapare” sono soprattutto le ragazze (44% contro il 38% dei coetanei maschi) e la metà dei consumatori ha iniziato prima di aver compiuto 15 anni.
Più contenuto, ma comunque significativo, è l'uso dei dispositivi a tabacco riscaldato (senza combustione), utilizzati dal 16% degli studenti, mentre emerge prepotentemente la tendenza al policonsumo: quasi 6 adolescenti su 10 utilizzano contemporaneamente e in modo interscambiabile diversi prodotti a base di nicotina.
Così se il consumo della sigaretta tradizionale è decisamente crollato, l’uso combinato di altri prodotti a base di nicotina fa sì che la percentuale totale di soggetti fumatori almeno una volta nella vita non sia scesa in maniera così significativa nel tempo.
L'alcol tra normalizzazione, ubriacature e binge drinking
Sul fronte delle bevande alcoliche, invece, il consumo tra i giovanissimi appare totalmente trasversale: il 75% degli studenti, senza distinzioni marcate tra maschi e femmine, ha bevuto alcolici nell'ultimo anno.
Ma a preoccupare le istituzioni sanitarie non è solo il consumo in sé, quanto la ricerca dell'eccesso. Il 30% della popolazione scolastica tra i 15 e i 19 anni (circa 750 mila ragazzi) si è ubriacato almeno una volta nel corso dell'anno; un fenomeno in cui le studentesse superano i colleghi maschi (31% contro 30%).
Ben un terzo di questi ragazzi, inoltre, riferisce di essersi ubriacato per la prima volta al di sotto dei 15 anni.
Altrettanto grave è l'incidenza del binge drinking, ovvero l'assunzione compulsiva di cinque o più bevande alcoliche in un'unica occasione, con il chiaro intento di perdere il controllo: nell'ultimo mese vi ha fatto ricorso ben il 28% degli studenti (700 mila giovani), in questo caso con una prevalenza maschile (31% contro il 26% femminile), con picchi massimi registrati tra i neomaggiorenni (19enni).
L'emergenza silenziosa degli psicofarmaci "fai-da-te"
Un capitolo particolarmente allarmante del rapporto riguarda l'uso di psicofarmaci senza prescrizione medica (SPM). Lontano dagli sguardi degli adulti, ben l’11% degli studenti (circa 280 mila minorenni) ha assunto queste sostanze nell'ultimo anno.
Si tratta di un'emergenza silenziosa che si declina prepotentemente al femminile: le ragazze che ricorrono ai farmaci senza controllo medico sono quasi il doppio rispetto ai ragazzi (14% contro 8,6%). E per quasi 65 mila studenti si tratta di un consumo frequente, ovvero ripetuto almeno dieci volte in un solo mese.
Cosa cercano gli adolescenti negli armadietti dei medicinali? La quota più consistente (8,2%) assume farmaci per riuscire a dormire o rilassarsi, a testimonianza di un diffuso disagio e di un’ansia latente.
Seguono i medicinali per migliorare l'attenzione o l'iperattività (3,1%), quelli per controllare il peso e fare diete (2,9%, un ambito in cui la presenza femminile è schiacciante) e i farmaci per regolare l'umore (2,5%).
La percezione del rischio: un nemico sottovalutato
Alla radice di questi comportamenti, probabilmente, vi è una generalizzata e pericolosa sottovalutazione del pericolo. La percezione dei danni alla salute si annulla quasi completamente quando le abitudini, seppur nocive, sono ritenute "sporadiche".
Solo il 17% degli studenti considera ad alto rischio fumare sigarette occasionalmente, e appena il 14% ritiene pericoloso bere uno o due bicchieri di alcolici più volte a settimana.
Addirittura, ubriacarsi una volta alla settimana è considerato rischioso solo dal 36% dei giovani.
Un’accettazione culturale delle dipendenze legali, quella che emerge dall’analisi generale del report, che dimostra come la battaglia per la tutela della salute dei più giovani debba passare, in primo luogo, da una profonda opera di decostruzione della "normalità" dell'abuso.