Insegnanti

Bastano titoli e concorsi essenzialmente basati sulla teoria per essere pronti in pratica ad insegnare? E soprattutto è possibile pensare che l’idoneità, valutata attraverso la selezione in ingresso, sia valida fino alla fine dei tempi? 

Secondo i diretti interessati, ovvero gli studenti, la risposta è chiaramente “no”. Un instant poll realizzato da noi di Skuola.net tramite i nostri canali social, su un campione di 780 alunni scuole e università, mostra infatti che il 90% di loro è favorevole all’introduzione di test psicoattitudinali per chi deve salire in cattedra. Un dato netto, che riflette una percezione diffusa: insegnare non è solo trasmettere nozioni, ma gestire relazioni, pressioni e dinamiche complesse.

Il sondaggio nasce a seguito di una notizia di cronaca che ha destato scalpore negli scorsi giorni: il caso della docente di scuola media che, di fronte alle insistenti richieste di chiarimento di alcune studentesse sulle modalità di svolgimento di un compito, ha reagito tagliando i capelli a una di loro. 

Indice

  1. “Non basta sapere, bisogna saper stare in classe”
  2. L’umiliazione è all’ordine del giorno
  3. Cosa conta davvero per essere un “buon docente”
  4. Valutiamo anche i prof
  5. Test psicoattitudinali: una proposta che torna attuale
  6. Lo screening psicologico è una tutela sia per gli studenti che per i docenti 

“Non basta sapere, bisogna saper stare in classe”

Il tema, peraltro, non resta confinato ai numeri. Perché in tanti hanno voluto argomentare la loro risposta. Facendo emergere un sentimento diffuso tra gli studenti: la preparazione non basta, se manca equilibrio nella gestione della classe.

C’è chi sottolinea come “prima ancora di insegnare, un docente dovrebbe essere in grado di gestire lo stress e il rapporto con gli studenti”, e chi evidenzia che “alcuni professori non sono pronti a stare in aula, soprattutto quando si trovano davanti a situazioni di pressione”.

Non mancano poi commenti più diretti, che parlano di esperienze personali: episodi di nervosismo, scatti improvvisi o atteggiamenti percepiti come eccessivi rispetto al contesto scolastico.

L’umiliazione è all’ordine del giorno

Un clima, questo, che trova conferma anche in dati più strutturati. Secondo una recente indagine condotta sempre da Skuola.net insieme all’Associazione Nazionale Presidi (ANP), che ha coinvolto oltre 5.000 studenti, il rapporto con i docenti presenta storicamente grandi criticità.

Un elemento, su tutti, dovrebbe far pensare: ben l’87% degli studenti dichiara di essersi sentito almeno una volta sottovalutato o, addirittura, umiliato dal comportamento di un insegnante. Per il 30% ciò avviene in modo frequente, a un altro 57% accade occasionalmente.

Ecco spiegato, dunque, perché la richiesta di strumenti di valutazione più ampi – inclusi quelli psicologici – sia così sentita tra i ragazzi.

Cosa conta davvero per essere un “buon docente”

La stessa indagine, inoltre, mostra anche come gli studenti ridefiniscano il concetto di “bravura” di un insegnante. Non è solo una questione di conoscenze. Per 8 su 10, quindi la stragrande maggioranza, sono fondamentali soprattutto la capacità di motivare e valorizzare gli studenti, assieme a quella di comunicare e coinvolgere.

La competenza nella materia, pur centrale, si ferma invece al 70% dei voti. Tallonata, però, dall’esigenza di ascolto e attenzione verso chi è in difficoltà (fondamentali per il 69% degli intervistati). In altre parole, la dimensione relazionale pesa almeno quanto quella puramente didattica, se non di più.

Valutiamo anche i prof

In questo contesto, prende forza anche l’idea di valutare in modo sistematico l’operato dei docenti. Più in generale, oltre 3 studenti su 4 - il 76% - ritengono giusto che i professori vengano valutati sul loro operato, non solo didattico.

E circa 2 su 3 - il 67% - si dicono favorevoli alla compilazione di questionari anonimi a fine anno, in modo simile a quanto avviene nelle università. Si tratterebbe, secondo i più, non di avere in mano uno strumento punitivo bensì un feedback concreto per chi insegna, un’opportunità di miglioramento.

Test psicoattitudinali: una proposta che torna attuale

L’ipotesi di introdurre test psicoattitudinali per i docenti, ad ogni modo, non è nuova. Negli ultimi anni sono emerse delle proposte che prevedono verifiche di questo tipo sia nei concorsi sia durante la carriera, con controlli periodici.

L’obiettivo sarebbe quello di affiancare alla valutazione delle competenze disciplinari un’analisi della capacità di gestire stress, relazioni e responsabilità educative. Un terreno comunque complesso, che richiede equilibrio tra tutela dei docenti e garanzie per studenti e famiglie.

Lo screening psicologico è una tutela sia per gli studenti che per i docenti 

“L’episodio di Mestre è solo la punta dell’iceberg di un malessere che i ragazzi vivono quotidianamente tra i banchi - sottolinea Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net - e per questo, il fatto che il 90% degli studenti chieda test psicoattitudinali, non è una provocazione ma una richiesta di sicurezza. Serve un monitoraggio costante dell’equilibrio e delle doti umane delle persone a cui è in parte delegata la crescita dei nostri figli, perché l’empatia e il rispetto sono ingredienti didattici fondamentali tanto quanto la conoscenza della materia. Al tempo stesso sarebbe anche una tutela per i diretti interessati: lavorare nella scuola di oggi non è semplice e, come testimoniano alcuni studi scientifici, tra i docenti italiani ben 1 su 2 presenta dei livelli critici su almeno uno degli indicatori di un possibile burnout. Intercettare precocemente queste forme di patologie correlate al lavoro consentirebbe, dunque, di tutelare sia gli studenti che i docenti”.

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